Andrea Dovizioso dopo la vittoria in Qatar / Getty
in foto: Andrea Dovizioso dopo la vittoria in Qatar / Getty

Compleanno diverso per Andrea Dovizioso che compie 33 anni, un’età alla quale si fa spesso riferimento ricordando in qualche modo gli anni di Cristo, un numero particolare dietro cui in tanti ritengono ci sia qualcosa di speciale. Addirittura uno studio condotto da un sito inglese afferma come quello dei 33 sia per molti l’anno più felice della propria vita o quello che ricordano con maggiore nostalgia. Ciò che è certo è che quello che festeggerà oggi, insieme alla compagna Alessandra, alla figlia Sara e al suo gruppo di amici, per Dovizioso sarà un compleanno di passione perché una parte dei suoi pensieri andrà inevitabilmente ai tre giudici della Corte di Appello della FIM che ieri, a Mies, nel quartier generale della Federazione sul lago di Ginevra, hanno raccolto le memorie tecniche e le deposizioni della Ducati e degli altri quattro costruttori (Aprilia, Honda, Suzuki e KTM) firmatari del ricorso contro la Casa di Borgo Panigale per l’utilizzo dell’appendice al forcellone durante il Gp di apertura del campionato in Qatar. La sentenza, ha assicurato la FIM, arriverà prima della gara in Argentina, con molta probabilità tra lunedì e martedì della prossima settimana, con il rischio che la soluzione venga dichiarata irregolare e il risultato di Losail rivisto con la squalifica dei piloti Ducati che cancellerebbe la vittoria di Dovizioso assegnandola a tavolino a Marc Marquez e alla Honda.

Una bella bega per il forlivese che, varcata la soglia dei 33, secondo gli esperti, si appresterebbe però vivere quelli che Renato Zero chiamava “I migliori anni della nostra vita”, un’età alla quale gli psicologi ritengono che l’entusiasmo e l’energia si mescolino con la sana convinzione di talento e capacità. Una consapevolezza che, a guardare bene, Dovizioso sembra abbia fatto sua già da un paio d’anni o forse dalla sua prima vittoria con la Ducati, nel 2016 a Sepang, la sua seconda in MotoGP con cui ha spezzato un digiuno che durava da Donington Park 2009, quando era portacolori Honda e divideva il box con Dani Pedrosa. Da quella gara in Malesia in poi DesmoDovi è salito sugli scudi, lottando contro Marquez per il titolo iridato nelle due stagioni successive e conquistando altre undici vittorie, compresa l’ultima in Qatar su cui pende appunto la sentenza della FIM. Una situazione assolutamente inedita per la MotoGP che, qualunque sarà la decisione, siamo certi non scalfirà la grande professionalità e soprattutto la velocità di Dovizioso, ai nastri di partenza di quella che, suggerisce la scienza, sarà l’annata più felice della sua vita. Altro che auguri, in bocca al lupo al grande Dovi!