Dallo scoppio del Dieselgate, lo scandalo legato alle emissioni, il mondo dell'auto è cambiato in maniera radicale. L'Europa, infatti, ha rivisto la propria politica riguardo le norme inquinamento, ma a riportare l'attenzione sul problema legato all'ambiente sono stati soprattutto i divieti in varie città europee, Italia compresa, che mirano al blocco delle categorie più inquinanti. La UE ha già predisposto il taglio del 35% delle riduzione CO2 entro il 2030, ma già da ora è iniziato un vero e proprio giro di vite.

Euro 6, ma attenzione alle sottocategorie

La classe più evoluta, in merito di auto inquinanti, ossia quelle che emettono meno sostanze nocive nell'ambiente, è quella denominata Euro 6; anche in questa fascia, però, esistono delle divisioni. Se le auto a benzina, però, sono toccate solo in parte dal problema, ben più intricata è la situazione legata a quelle alimentate a diesel. Le prime tre classi, vale a dire Euro 6 a, b e c, infatti, sono in sostanza quelle più "vecchie". La prima riguarda tutti i veicoli immatricolati a partire da gennaio 2016 le cui emissioni di CO2 equivalgono a 0,5 g/km per i diesel e 1 g/km per i benzina, quelle di Nox allo 0,080 g/km per i diesel e 0,060 per i benzina, quelle di particolato allo 0,005 g/km per entrambe. La differenza con la classe b, in sostanza, risiede nelle emissioni di particolato più basse. L'ultima, indicata dalla lettera "C", è quella meno inquinante, ma dal 2025 tutte e tre le classi potrebbero vedersi negare la possibilità di circolare liberamente.

D-temp e D, le classi che potranno circolare più a lungo

A rendere più complicate le cose, poi, sono arrivate le classi D-temp – dove temp sta ad indicare la temporaneità e che prevede test su strada e tolleranza 110% – che diventerà obbligatoria da settembre 2019 e infine la D che sarà definitiva e che riguarderà obbligatoriamente i nuovi veicoli con immatricolazione dal 1 gennaio 2021. I divieti, per queste due classi, sempre per quanto riguarda le vetture diesel, però, non dovrebbero arrivare prima del 2030. Una rete nella quale è complicato districarsi per gli automobilisti, con il perenne rischio di vedere limitata la circolazione delle proprie auto dai sindaci, a loro volta alle prese con l’obbligo di limitare il traffico non solo per le pressioni ecologiste ma anche per il fatto che la Ue a causa dell’inquinamento ha aperto varie procedure d’infrazione contro vari Stati.