Benzina e gasolio, calano i consumi ma aumenta la spesa: a maggio è +6,7%

A cura di Matteo Vana
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L’aumento dei prezzi ai distributori ha fatto crescere la spesa per gli automobilisti a fronte di una diminuzione dei consumi: nei primi 5 mesi del 2017 la spesa è stata di 22,677 miliardi di euro con un incremento del 3,1%. A guadagnarci è soprattutto il Fisco al quale, fino ad ora, sono andati ben 13,995 miliardi di euro.

Complici gli ultimi rincari al distributore la spesa per l'acquisto di carburante da parte degli automobilisti italiani continua a crescere: in maggio gli italiani hanno speso per l'acquisto di benzina e gasolio auto 5,088 miliardi di euro. Un dato che dimostra come la spesa sia cresciuta del 6,7% rispetto allo stesso mese del 2017 nonostante un calo dei consumi dello 0,3%.

L'unico a guadagnarci è il Fisco

A far lievitare la spesa, infatti, è proprio l'aumento dei prezzi alla pompa che non sembra conoscere fine. A guadagnarci, in questa situazione, è soprattutto il Fisco; il prezzo medio della benzina, che in maggio aveva toccato quota 1,616 euro al litro, la settimana scorsa è arrivato a 1,645 euro di cui ben 1,025 euro vanno al Fisco per le accise e per l'Iva. Non si discosta molo la situazione riguardate il gasolio che a maggio costava mediamente 1,494 euro, mentre il prezzo medio della settimana scorsa registrato è stato di 1,525 euro con 0,892 euro che vanno al Fisco. A pesare sulle tasche degli automobilisti italiani è soprattutto la tassazione imposta tanto che il nostro Paese ha il triste primato di essere quello con il diesel più caro d'Europa mentre per quanto riguarda la benzina solo olandesi e greci devono pagare di più.

Dati, quelli diffusi dal Centro Promotor, che mettono in luce come l'anno fin qui sia fortemente negativo per le famiglie e le imprese italiane. A fronte di consumi sostanzialmente stabili la spesa ha toccato quota 22,677 miliardi con un incremento del 3,1% sullo stesso periodo del 2017; di questa spesa ben 13,995 miliardi sono andati al Fisco, mentre 8,682 miliardi sono andati all'industria petrolifera e alle sue reti di distribuzione. Una situazione non certo ottimale non solo per gli automobilisti, ma anche per imprese e aziende che vedono crescere i prezzi del trasporto su gomma.

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