Due mogli, tre compagnie aeree, un film dedicato alla sua rivalità con il collega James Hunt, tre campionati del mondo di Formula 1 vinti e cinque bambini: non si è fatto mancare nulla nei suoi primi 70 anni di vita Niki Lauda, il pilota capace di cambiare le regole di un mondo che difficilmente muta in virtù dei sui personaggi, ma che spesso ha l'effetto opposto, ossia quello di mutare le persone che ne fanno parte. Lauda, invece, è rimasto sempre fedele a se stesso, rischiando il giusto e calcolando ogni cosa possibile tanto da essere soprannominato il computer umano.

La rottura con la famiglia per rincorrere il proprio sogno

Per molti l'austriaco è solo il pilota sopravvissuto all'incidente del Nurburgring, ma Niki Lauda è molto di più. Prima di tutto è un tre volte campione del mondo di Formula 1, traguardo che pochissimi piloti possono vantarsi di aver raggiunto in carriera. Basterebbe già questo per farlo entrare di diritto nell'Olimpo delle corse, ma l'ex ferrarista ha fatto molto di più: figlio di imprenditori e banchieri dell'alta società austriaca, Luda fu costretto a rompere presto i rapporti con la famiglia per seguire la sua passione, poiché la professione di pilota automobilistico – secondo i suoi genitori – non rendeva sufficientemente onore al nome della famiglia. I primi successi nelle serie minori, poi il debutto in F1 nel 1971, seguito nel 1973 dall'ingaggio in BRM. Nel 1974 l'arrivo in Ferrari con Clay Regazzoni e l'anno successivo il primo titolo, non senza farsi mancare qualche screzio con il boss, Enzo Ferrari, al quale disse senza mezzi termini che la vettura che portava il suo nome era completamente da rifare.

La stagione '76 e il rogo del Nurburgring

Divenuto campione del mondo, Lauda iniziò il 1976 rivaleggiando con James Hunt, ma anche quel campionato sembrava destinato ad essere suo. Il 1° agosto, però, durante il Gran Premio di Germania al Nürburgring, sotto la pioggia, perse il controllo della vettura. L’impatto fu talmente violento che il pilota perse anche il casco e svenne. La sua Ferrari, poi finita in mezzo alla pista, andò in fiamme. Lauda, riuscì a salvarsi grazie ai rapidi soccorsi di altri piloti – Guy Edwards, Brett Lunger, Harald Ertl e Arturo Merzario – che lo estrassero rapidamente dall'abitacolo. Il ricovero in ospedale, la lotta tra le vita e la morte, le ustioni su gran parte del corpo e poi il recupero lampo che, nonostante le ferite, lo fece tornare in pista ad appena 42 giorni dall'incidente fino all‘epilogo del Giappone quando il gran rifiuto di continuare a correre sotto il diluvio gli fece perdere il titolo mondiale incrinando irrimediabilmente i rapporti con la Ferrari.

 

Il ruolo da dirigente e il trapianto di polmone

Tornerà a vincere l'anno seguente, pur non dominando il mondiale e quello sarà il congedo perfetto dalla Rossa, chiuso senza disputare le ultime due gare come affronto ad Enzo Ferrari, con cui non scorreva più buon sangue soprattutto dopo le trattative del rinnovo del contratto. Nel 1978 il ritiro, poi il ritorno nel 1982 e il terzo mondiale nel 1984, con la McLaren. L'addio definitivo alle corse arriva nel 1985 e inizia così la sua seconda vita tra compagnie aeree e qualche malanno di troppo; nel 1997 il fratello Florian gli dona un rene mentre nel 2005 è la moglie Birgit a salvargli ancora la vita imitando il fratello. Le ultime vicende, poi, lo portano a ricoprire il ruolo di presidente non esecutivo della Mercedes in Formula 1 dando vita a uno dei team più vincenti della storia e dover ricorrere anche un trapianto di polmone dopo una polmonite mentre era nella sua casa di Ibiza; l'ennesima sfida vinta dall'austriaco che sta recuperando la forma migliore in una clinica privata. L'ennesimo capitolo dell'avventurosa vita di Niki Lauda che, all'arrivo dei 70 anni, sembra ancora lontana dallo scrivere la parole fine.

Niki Lauda – Getty Images
in foto: Niki Lauda – Getty Images