L’incidente di Lorenzo Bandini – Getty images
in foto: L’incidente di Lorenzo Bandini – Getty images

Amore o odio, il Gran Premio di Monaco non conosce mezze misure. C'è chi farebbe carte false pur di essere presente all'evento più glamour di tutta la Formula 1 e che, invece, la trova una gara noiosa, su un cittadino antico in cui i sorpassi sono ridotti al limite; entrambe le tesi non si discostano troppo dalla verità, ma a rendere unica la tappa di Monte Carlo è la sua storia, l'impossibilità di concedersi una sbavatura senza finire contro il muro e la possibilità di assistere a imprese uniche e irripetibili.

La morte di Bandini

Il fascino del GP di Monte Carlo inizia con la Formula 1 e purtroppo, nel corso della sua storia, si sono dovuti fare i conti con la morte. Una delle pagine più tristi della Gran Premio che si corre nel Principato è certamente la morte di Lorenzo Bandini, avvenuta il 7 maggio 1967. Il pilota della Ferrari, uno dei più amati nella storia del Cavallino, era scattato dalla seconda piazza, subito dietro Jack Brabham, e le speranze di vittoria appaiono quantomai realistiche quando riesce anche a superarlo grazie alla rottura del motore. Una macchia d'olio, però, gli fa perdere posizioni costringendolo a una disperata rimonta; dopo 82 giri all'inseguimento giunge alla chicane del porto a una velocità troppo elevata tanto che la sua Ferrari sbanda e colpisce una bitta di ormeggio delle navi, sollevandosi e ricadendo a terra ormai avvolta dalle fiamme. I soccorsi non riescono a spegnere le fiamme tempestivamente, si pensa Bandini sia finito in acqua, ma quando, tre minuti e mezzo dopo l'impatto, le fiamme sono domate, il corpo del pilota, ormai privo di sensi, è chiaramente visibile all'interno della Ferrari. Bandini viene trasportato all'Ospedale di Monte Carlo in condizioni critiche, con una profonda ferita alla milza e ustioni su oltre il 60% del corpo, dove, dopo settanta ore di agonia, perde la vita il 10 maggio 1967.

La pezza rossa tra Prost e Senna

A scrivere la storia della gara monegasca ci hanno pensato senza dubbio Prost e Senna, nominatori negli anni '80 e '90 sul tracciato del Principato: 4 successi per il francese, 6 per il brasiliano che dal 1984 al 199 hanno monopolizzato il podio. Proprio la prima vittoria del transalpino, però, è la più discussa e quella che, probabilmente, innescò la scintilla della rivalità tra i due piloti. La grande protagonista è la pioggia, ma a prendersi la scena è Ayrton Senna che, con la sua Toleman, sembra imbattibile sul bagnato recuperando posizione fino a mettersi negli scarichi della McLaren guidata da Prost: Davide contro Golia, il giovane esordiente contro uno dei più forti piloti dell'epoca. Una lotta apparentemente impari, ma che Senna porta dalla sua parte grazie a un sorpasso sul rettilineo di partenza; il brasiliano, però, non sia accorge dell'uomo sulla destra con in mano la bandiera rossa che significa gara sospesa. Una beffa tremenda per il brasiliano, privato della sua prima vittoria a Monaco; si rifarà negli anni successivi diventando il più vincente nella storia del GP.

Il miracolo sul bagnato di Panis

Bagnato e curve strettissime, una combinazione che può dar vinta a imprese leggendarie. Come quella di Olivier Panis, francese in grado di scrivere la storia della Formula 1. E' il 1996 quando il mondiale sbarca a Monaco per la sesta tappa della stagione: nelle prime cinque gare la Williams – guidata da Damon Hill e Jacques Villeneuve – ha dominato aggiudicandosi tutte le corse in programma mentre la Ferrari è molto distante. Gli sguardi si concentrano sulla posizioni di testa con Schumacher che ottiene la pole position ignorando la Ligier di Panis che conquista la quattordicesima posizione. Partito con un assetto differente rispetto agli altri piloti, il francese comincia a guadagnare posizioni grazie al ritiro degli altri piloti e a una guida aggressiva: al giro 29 è in zona punti, alla tornata seguente è addirittura 4° dopo un pit stop ritardato da parte di Coulthard. Panis si esalta e supera Irvine mandandolo a sbattere mettendosi all'inseguimento di Alesi. La rottura della sospensione del pilota francese gli regala la testa della classifica che terrà fino alla fine: un GP folle, caratterizzato dall'arrivo al traguardo di sole 4 vetture e sospeso tre giri in anticipo per il superamento delle due ore di tempo.

La pole fantasma di Schumacher

Ogni appassionato di Formula 1 sa che la vita sportiva di Michael Schumacher si divide in due fasi: una vincente e splendida vissuta con Benetton e Ferrari, l'altra costellata da delusioni e piazzamenti mancati, ma utile alla Mercedes per diventare la super potenza che è attualmente. E' il 2012 quando il tedesco, con la neonata scuderia di Brackley, torna sul circuito monegasco per le qualifiche; la vettura non è certo la migliore del lotto, ma la classe è sempre la stessa. Alla conclusione di una sessione tiratissima davanti a tutti c'è proprio lui, Sua Maestà Schumacher; 80 millesimi di vantaggio sulla Red Bull di Webber, 147 sulla Mercedes gemella di Rosberg, 282 su Lewis Hamilton su McLaren, distacchi minimi ma inflitti a vetture nettamente superiori. La favola, però, non ha il suo lieto fine; un tamponamento a Bruno Senna in Spagna, gli fece rimediare 5 posizioni di penalità, da scontare proprio sulla griglia del Principato. Nonostante la retrocessione quello rimane l'ultimo ruggito del campione, proprio nella corsa più importante di tutto il mondiale.

Michael Schumacher – Getty images
in foto: Michael Schumacher – Getty images