Un distributore di carburante
in foto: Un distributore di carburante

La voce relativa all'acquisto del carburante è quasi sempre la più importante: lo sano bene gli automobilisti che, ogni volta che si recano al distributore, devono fare i conti con gli aumenti che rendono la spesa per l'acquisto di benzina o gasolio una delle più alte, a volte anche maggiore rispetto all'acquisto dell'auto stessa. Il Centro Studi Promotor, infatti, ha calcolato che nei primi 5 mesi del 2019 gli italiani hanno speso circa 23,6 miliardi di euro nell'acquisto del carburante per i proprio mezzi, l'1,4% in più rispetto all'anno precedente.Un risultato che è frutto di diverse combinazioni come una lieve contrazione dei consumi pari al -0,3%, un lieve calo del prezzo medio ponderato della benzina, quantificabile in un -0,8%, al quale però corrisponde un aumento del prezzo medio ponderato del gasolio del +2,6%.

Il prelievo fiscale incide per il 61% della spesa

A pesare sul risultato quindi c'è il forte aumento del diesel, solo parzialmente bilanciato dalla diminuzione di benzina e consumi: un vero e proprio paradosso per il quale ad un minore consumo corrisponde comunque un aumento del prezzo. Uno dei fattori che influenza di più il costo dei carburanti, però, è il forte prelievo fiscale che ha portato nelle casse dello Stato ben 14,4 miliardi, ovvero il 61% della spesa complessiva per l'acquisto di benzina e gasolio auto: "La principale ragione del caro-carburanti in Italia è da ricercarsi nel forte prelievo fiscale che nei primi cinque mesi del 2019 ha portato nelle casse dello Stato ben 14,4 miliardi corrispondenti al 61% della spesa complessiva alla pompa per l'acquisto di benzina e gasolio auto. L'incidenza del fisco sulla spesa della benzina in Italia è tra le più alte del mondo e penalizza fortemente sia gli automobilisti che tutte le imprese e l'economia, gravando sul costo dei trasporti su gomma" ha sottolineato il presidente del Centro Studi Promotr, Gian Primi Quagliano.