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Dieselgate, bloccata la produzione di Audi A6 per sospetto nuovo dispositivo emissioni

La casa tedesca convocata dal Kba per il sospetto che l’attuale generazione di A6 e la precedente A7 con motore V6 Tdi siano equipaggiate con un sistema in grado di annullare l’uso dell’additivo AdBlue.
A cura di Valeria Aiello
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Lo scandalo dieselgate continua a colpire il gruppo Volkswagen. Secondo quanto riportato dal settimanale tedesco Der Spiegel, Audi avrebbe equipaggiato l’attuale generazione di A6 e la precedente A7 con motore diesel V6 Tdi con un sistema in grado di intervenire sul controllo delle emissioni degli ossidi di azoto (NOx).

Bloccata la produzione di A6

Il dispositivo sarebbe presente su circa 60mila auto, di cui circa 30.000 vendute in Germania, equipaggiate con motore V6 Tdi, e permetterebbe di diluire l’iniezione di AdBlue 2.400 km prima della fine della riserva del liquido. L’AdBlue è l’additivo necessario nel processo di riduzione dei NOx e il defeat device utilizzato da Audi consentirebbe di annullare quasi completamente l’uso dell’additivo. La notizia è stata confermata alla testata tedesca anche da un portavoce del Kba. “Il Kba ha disposto un’udienza sulla base del sospetto che i modelli Audi A6 e A7 con motore v6 Tdi siano dotati di un defeat device illegale”.  In risposta alle indagini, la produzione del modello A6 è stata interrotta.

Diess attacca Winterkorn negli Usa

Nel frattempo, sul fronte Usa, sempre la stampa tedesca e la bene informata Bild Zeitung riportano delle dichiarazioni che il nuovo ceo Herbert Diess nominato ad aprile avrebbe reso all’Fbi e al Dipartimento di Giustizia statunitense nei giorni scorsi. Dichiarazioni attraverso le quali avrebbe ottenuto garanzie per se stesso e, allo stesso tempo, aggravato la posizione dell’ex numero uno Martin Winterkorn, accusato insieme ad altri dirigenti del gruppo di aver “deliberatamente commesso frodi” per aggirare la normativa sui gas di scarico. Le accuse nei confronti di Winterkorn risalgono a marzo ma sono emerse sono nei giorni scorsi, in seguito al quale sono arrivati l’incriminazione e il mandato di cattura. Einterkorn rischia fino a 25 anni di carcere ma non dovrà temere l’estradizione negli Usa: “Lo Stato tedesco non consegna i suoi cittadini ad altri Stati all’estero, fatta eccezione per gli Stati europei e i tribunali internazionali” ha spiegato ieri il portavoce del ministero federale della Giustizia.

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