Nuova svolta nel dieselgate Volkswagen: dopo le maxi sanzioni inflitte al gruppo tedesco per più di 24 miliardi di dollari e il fermo di Olivier Schmith e i mandati di arresto nei confronti di altri cinque manager, un ex manager Audi di nazionalità italiana, Giovanni Pamio, è accusato dal Dipartimento di Giustizia Usa di aver “collaborato allo sviluppo di software per manipolare i test sulle emissioni”. Pamio, 60 anni, lavorava per il dipartimento di sviluppo dei motori diesel di Audi a Neckarsulm, in Germania. Secondo l’accusa, dopo aver capito che sarebbe stato impossibile raggiungere gli standard di emissione con i limiti di design imposti dall’azienda, l’ingegnere avrebbe guidato un team dedicato all’implementazione di software per soddisfare i vincoli imposti dalle leggi Usa.

Pamio è l’ottavo dipendente del gruppo Volkswagen accusato nell’ambito dello scandalo emissioni. Secondo quanto riporta Bloomberg, Pamio ha lasciato l’Audi pochi mesi fa. Oltre a Schmith e gli altri dirigenti, a finire nella rete del dieselgate anche James Liang, altro ingegnere Vw coinvolto nello sviluppo dei cosiddetti defeat device. Dichiaratosi colpevole, Liang sta collaborando con le autorità statunitensi. Quanto alle auto coinvolte nello scandalo, il colosso di Wolfsburg ha già concordato un piano di richiami e di indennizzi per i proprietari di Audi A3 con motore 2.0 Tdi e diversi modelli equipaggiati con il V6 3.0 Tdi, tra cui Audi A6, A7 quattro, A8 e Q5 prodotte dal 2014 al 2016, cui si sommano i Q7 prodotti dal 2009 al 2016.