Lo stabilimento Opel – LaPresse
in foto: Lo stabilimento Opel – LaPresse

Lo scandalo Dieselgate sembrava ormai dimenticato, ma a farlo tornare alla ribalta ci ha pensato la motorizzazione civile tedesca che obbligherà la casa automobilistica Opel al richiamo di 100.000 auto conmotore diesel. A renderlo noto è stato il Ministero dei trasporti a Berlino che ha specificato come siano in atto controlli e indagini per appurare il presunto reato di frode attraverso un software in grado di manipolare le emissioni.

Sospetta frode sulle emissioni su 3 modelli del marchio

Un salto indietro nel tempo per il mondo automobilistico alle prese con una nuova ondata di richiami che stavolta coinvolge il marchio tedesco: già in luglio era stato aperto un procedimento contro Opel mentre oggi, come ha ammesso il procuratore Nadja Niesen, a Handelsblatt, si indaga "per il reato di frode nell'immissione sul mercato di auto diesel con software che manipola i valori sull'emissione dei gas di scarico". Ad essere interessati dalla misura sono 100mila veicoli di tre modelli in particolare come Zafira, Cascada e Insignia, tutti con alimentazione diesel e tutti Euro 6 realizzati tra il 2012 e il 2017.

Oltre alla misura decisa della motorizzazione civile tedesca, sono stati perquisiti dalle forze dell'ordine anche i locali commerciali della casa automobilistica, come riferisce l’ufficio di polizia dell'Assia, nell'ambito delle indagini sul cosiddetto Dieselgate; l'accusa è di aver manipolato, in maniera dolosa, il software che regola l'emissione dei gas di scarico in tutta Europa. Un nuovo scandalo che, se venisse confermato, coinvolgerebbe uno dei grandi gruppi dell'auto come Opel; una decisione che si annuncia piuttosto celere visto che anche il ministro dei Trasporti tedesco, ha annunciato come "imminente" la misura.