in foto: Il team Ferrari ad Abu Dhabi – Getty images

Archiviata la gara di Abu Dhabi, l'ultima del 2017, la Formula 1 è già concentrata sulla prossima stagione. Un primo assaggio del 2018 saranno i test che si disputeranno sulla pista di Yas Marina dove le scuderie proveranno gli pneumatici che saranno forniti dal costruttore milanese: sarà solo un antipasto perché, prima di tornare in pista a fine marzo per il Gran Premio d'Australia, ci sarà un lungo inverno passato tra fabbrica e simulatore per studiare le nuove monoposto per il prossimo anno. Tra i team più attesi ci sarà sicuramente la Ferrari, condannata a vincere dopo il grande recupero messo in mostra in questo anno e chiuso al secondo posto. Ecco da cosa ripartire in vista della prossima stagione e quali sono gli errori da non ripetere.

Cosa salvare del 2017.

Ridotto il gap dalla Mercedes.

Erano in pochi a scommettere su una Ferrari vincente e invece già dai test si era capito che la SF70H aveva del potenziale. A confermare la bontà del progetto ci ha pensato l'Australia, prima gara dell'anno, con Sebastian Vettel a mettersi davanti a tutti replicando poi in Bahrein e a Montecarlo: 6 podi nelle prime 6 gare per la Rossa di Maranello che è riuscita a colmare la distanza dalla Mercedes, dominatrice assoluta nell'era dell'ibrido. Non è arrivato il titolo mondiale, ma il gap dalle Frecce d'argento si è notevolmente ridotto portando il Cavallino a competere nuovamente per il mondiale dopo anni di buio.

La Ferrari di Vettel e la Mercedes di Hamilton – Getty Imagesin foto: La Ferrari di Vettel e la Mercedes di Hamilton – Getty Images

Lo sviluppo.

Tra le note dolenti delle ultime stagione Ferrari c'era sicuramente la mancanza di sviluppo sulla monoposto che portavano la vettura ad essere competitiva nelle prime gare ma perdendosi poi lungo tutto l'arco del campionato. Nel 2017, invece, la strategia della Rossa è cambiata: nessun aggiornamento massiccio, ma piccoli accorgimenti ad ogni gara che hanno permesso a Vettel e Raikkonen di essere, tranne in rare occasioni, sempre competitivi. Anche grazie a questo diverso modo di operare i due piloti sono riusciti a conquistare ben 20 podi totali, risultato che non si verificava da ben 10 anni.

Sebastian Vettel e Maurizio Arrivabene – Getty Imagesin foto: Sebastian Vettel e Maurizio Arrivabene – Getty Images

Le vittorie ritrovate.

Già in inverno si respirava un'aria nuova a Maranello; nessun proclama da parte del presidente Marchionne e bocche cucite sul progetto, ma la consapevolezza di avere tra le mani una vettura in grado di battagliare ad armi pari con i rivali. Durante tutto l'arco della stagione la Ferrari ha preferito mantenere un profilo basso, pensando soprattutto a lavorare senza esaltarsi nelle vittorie o deprimersi nelle sconfitte. A fine stagione sono state ben 5 le vittorie conquistate, tutte da Sebastian Vettel: era dal 2010 che la Rossa non riusciva a vincere così tanto. Un'ottima base di partenza per puntare al bersaglio grosso nella prossima stagione.

Sebastian Vettel – Getty imagesin foto: Sebastian Vettel – Getty images

Cosa cambiare per il 2018.

Affidabilità da ritrovare.

A pesare sul risultato finale sono stati soprattutto i problemi accusati dalla SF70H nel momento più importante della stagione: in Malesia prima, dove Vettel è stato chiamato alla rimonta partendo dal fondo, e in Giappone poi, con una candela a costringere al ritiro il tedesco dopo pochi chilometri, la Rossa ha raccolto meno di quanto avrebbe potuto per problemi di affidabilità che ne hanno compromesso la corsa in maniera determinante. E' qui che si è deciso il mondiale: la Mercedes, dal canto suo, ha chiuso senza neanche un ritiro, portando al traguardo Lewis Hamilton in tutte e 20 le gare presenti in calendario. Una scelta precisa quella del team di Brackley che ha preferito sacrificare un decimo di velocità pura pur di mantenere l'affidabilità ai massimi livelli, un esempio che la Ferrari dovrà seguire se vorrà portare a casa il titolo nel 2018.

La SF70H ai box dopo il ritiro in Giappone – Getty imagesin foto: La SF70H ai box dopo il ritiro in Giappone – Getty images

Troppi errori per un campione del mondo.

A finire nel mirino della critica non è stata solo la vettura, ma soprattutto i piloti. In particolar modo Sebastian Vettel che ci ha messo del suo per perdere un titolo che, a metà stagione, pareva saldamente nelle sue mani. Il primo episodio è quello di Baku quando, in regime di safety car, ha prima tamponato e poi affiancato Hamilton, dandogli una ruotata. Un comportamento non certo da campione del mondo e per il quale è stato costretto a scusarsi davanti alla Fia per evitare sanzioni. A compromettere però la sua rincorsa al mondiale è stata senza dubbio la manovra di Singapore: partito dalla pole position il tedesco si è visto sfilare da Verstappen e, invece di lasciarlo andare pensando al suo rivale Hamilton in difficoltà e dietro di lui, ha deciso di chiudergli la porta innescando una carambola che ha portato al ritiro dell'olandese e dei due piloti Ferrari. Ingenuità forse, ma che un quattro volte campione del mondo in lotta per il titolo non può non calcolare.