Per un punto, Hamilton perse la testa del Mondiale. Ma dietro quel punto c'è un fallimento che nasce dallo spingere le linee di sviluppo un passo più in là, oltre il confine della sicurezza, verso l'ignoto e oltre. Il britannico si ritira dopo 37 gran premi, Bottas aveva già ceduto prima, tradito da una perdita idraulica e dalla trasmissione. Così, nell'estate dello scontento in argento, emergono Verstappen e le due Ferrari, con Raikkonen secondo davanti a Vettel. Si riscattano Grosjean, quarto e primo dei doppiati, Alonso, che va a punti e maschera i troppi problemi del telaio McLaren, e Leclerc, decimo dopo la penalizzazione in griglia, che corre anche per prendersi una tuta rossa con lo stemma che dà i brividi in un futuro non molto lontano.

Mercedes, primo doppio ritiro dal 1955

Una scena così non si vedeva dal 1955. Due Mercedes fuori insieme, nella stessa gara. Il cambio, finora unico vero vulnus delle Frecce d'Argento, tradisce Bottas. Ma è il motore, la power unit che ha spinto il team a un dominio di quelli su cui sembra non poter mai calare il sole nell'era dell'ibrido, a fermare Lewis Hamilton. Le colline della Stiria sottopongono le power unit a temperature più alte e i turbocompressori a girare a regimi più elevati, a parità di velocità. Il calo improvviso di potenza trasforma in illusione la prova muscolare di potenza delle due Mercedes in prima fila.

Proprio la maggiore potenza della nuova specifica del motore, scriveva ieri l'ingegnere Cristiano Sponton per Sky Sport, permette alla Mercedes "degli assetti più carichi che gli garantiscono velocità similare a Ferrari sul dritto ma gli permette una maggior velocità nelle curve veloci". Non sorprende che la W09 continui a fare la differenza soprattutto nell'ultimo settore, anche per la maggiore stabilità al posteriore. Ma i rischi non pagano, e Vettel si riprende la testa del Mondiale.

Hamilton: ma davvero sono quarto?

Bottas, che stampa un gran sorpasso a Raikkonen, parcheggia però alla curva 2 con il cambio piantato dopo il tornantino. L'ennesimo guasto dall'arrivo della nuova power unit fa scattare la virtual safety car e altera le strategie. Hamilton, e questo gli costerà, non si ferma in regime di safety car. I box non lo richiamano, il britannico allunga ancora il primo stint mentre dai box gli chiedono di allungare sugli inseguitori. “Non posso guadagnare otto secondi con queste gomme” dice. “Lo sappiamo Lewis, abbiamo commesso un errore”. Non lo è ragionar di campionato e montare le soft. Raikkonen non ha ritmo per attaccare e le Red Bull, nel circuito di casa, dopo un venerdì tra i peggiori del Mondiale per il team, si scoprono davanti a tutti.

Si sorprende, Hamilton, di ritrovarsi quarto. Si sorprende di una strategia che di fatto lo costringe da primo che era a una corsa in salita su un circuito stretto, dove nonostante la terza zona di DRS, sorpassare è operazione complessa anche perché i distacchi sono contenuti e chi è davanti nella rimonta può a sua volta attivare l'ala mobile e neutralizzare il vantaggio artificiale di chi segue.

Hamilton e le gomme, questione di feeling

Lo stile di guida Hamilton, spiegava Pedro De La Rosa in una dettagliata intervista a Autosport, racconta perché la Mercedes tende a soffrire di più con le mescole più morbide. Il campione del mondo arriva alla frenata più veloce degli altri, stacca al limite e riesce comunque a mettere bene la macchina in curva, anche in quelle più lente dove devi prima frenare e poi impostare la traiettoria. "E' rapidissimo nei circuiti dove non hai troppo carico come Monza o Montreal. Come ci riesce? Pura sensibilità sul comportamento delle gomme anteriori e posteriori". Le difficoltà che incontra, ha aggiunto De La Rosa, "riguardano solo la temperatura delle gomme. Il suo tipo di guido, quel suo frenare così tardi, arrivando in curva con una elevata velocità, alza la temperatura sulla superficie degli pneumatici più di ogni altro pilota. Essendo il più veloce in ingresso di curva, soffre più degrado". Ma il colpo di scena non arriverà dalla temperatura delle gomme.

Verstappen, vittoria da campione

Verstappen, che regola i conti con Ricciardo dopo il gioco delle scie in qualifica, vince da campione vero nel giardino di casa del patron Dietrich Mateschitz. Anche  qui, come nelle tappe mittleuropee del Mondiale, le tribune si vestono di nuovi colori. O meglio di un colore solo, l'orange di chi comunque dimostra di orientare le passioni. Divide avversari e tifosi, certo. Ma è questa la legge del marketing, la lezione che il migliore di tutti in questo campo, Muhammad Ali, non dimenticherà mai: se vuoi vendere biglietti, allora metà della gente dovrà venire per vederti vincere e l'altra metà per vederti perdere.

Allo Spielberg sono in tanti quelli che vogliono vederlo vincere. E Max li ripaga. Gestisce il blistering senza doversi fermare una seconda volta, come invece farà Ricciardo prima del cedimento del motore Renault nel giorno del suo compleanno. E il palleggio delle responsabilità, all'avvio del nuovo rapporto con Honda, è di sicuro destinato a continuare.

Ferrari, fortuna e costanza valgono il podio

Ma il colpo è della Ferrari. Raikkonen e Vettel, unici a pieni giri sotto la bandiera a scacchi dietro Verstappen, rincorrono e giacciono sorridenti sul podio. Il tedesco raddrizza un weekend iniziato sotto presagi ben diversi e si riprende la testa del Mondiale.

Raikkonen, da urlo lo scatto fra le due Mercedes, ruota a ruota senza toccarsi in un sottile equilibrio, non riesce nei primi giri ad avere ritmo sufficiente per impensierire le Red Bull. Le Ultrasoft si dimostrano, come al venerdì, meno performanti anche delle Supersoft. Raikkonen, poi, si lamenta per un contatto percepito nel sorpasso subito da Verstappen, che continua a migliorarsi. L’olandese, in effetti, tocca la posteriore sinistra di Iceman con la ruota anteriore destra in ingresso di curva 6, costringendo di fatto il ferrarista a cedere la posizione.

Raikkonen però riscatta un inizio timido con un attacco accolto dall'applauso di tutto il box su Ricciardo che l'aveva superato con troppa facilità alla seconda curva al giro 20. E il meglio deve ancora venire. Perché nei giri finali mantiene una costanza di ritmo ignota ai rivali, e finisce a un secondo e mezzo dall'olandese.

Vettel, che non arriva abbastanza vicino da attaccare in regime di DRS, non riceve aiutini e ordini di scuderia. Al massimo rimpiange una penalità ineccepibile per quanto banale per un'ostruzione evidente e involontaria, e parte per Silverstone con una consapevolezza.  La Ferrari SF71H, anche in versione standard, ha tenuto il passo. La nuova Mercedes con le pance arretrate, ha mostrato la fragilità che sempre cova dietro ogni scelta estrema.