16 Marzo 2011
19:31

Ferrari: il bolide rosso che attraversa l’Italia

La Ferrari non è un prodotto commerciale, né un medagliere. Il Cavallino è un modo tutto italiano di concepire la bellezza e la tecnica.
A cura di Danilo Massa

Fuor di banalità, la Ferrari non è solo una macchina. Non si tratta di un prodotto ingegneristico e nulla più, né di un bene rivolto semplicemente al mercato di lusso. Per il posto conquistato nell'immaginario collettivo, la Ferrari arriva ad essere un elemento che nella cultura italiana occupa un posto che va ben al di là del commercio e dello sport (e della loro fusione).

In primo luogo la Ferrari ha una storia che incrocia quella del paese e di altre storie d'Italia in maniera particolarmente significativa. Partiamo dal simbolo: l'emblema del Cavallino rampante fu donato ad Enzo Ferrari dalla moglie di Francesco Baracca, l'aviatore italiano che durante la Grande Guerra seminò il panico tra le fila fluttuanti dell'aeronautica austriaca. Anni dopo aver cominciato la propria avventura imprenditoriale, il pilota italiano Ferrari applicherà il famigerato Cavallino alle proprie auto.

Da una guerra – quella di Baracca – all'altra: l'azienda da cui nasce la Ferrari, infatti, viene fondata il 1 settembre 1939, giorno che convenzionalmente rappresenta, con l'invasione della Polonia da parte della Wehrmacht, l'inizio del secondo conflitto mondiale. E' l'Auto Avio Costruzioni, che, come da suggerimento del nome, ancora non si occupa in via esclusiva della costruzione di automobili. Sarà soltanto nel 1947 che l'azienda comincerà ad occuparsi prevalentemente di auto e, soprattutto, sarà a partire da quell'anno, con la Ferrari 125 S, che le vetture inizieranno a portare il nome del fondatore.

Ma si dovrà attendere il 1957 per vedere comparire "Ferrari" nel nome aziendale (Auto Costruzioni Ferrari), mentre nel 1967 la società acquista il nome e la veste giuridica oggi a noi note: Ferrari Spa. A parte i passaggi di proprietà – che hanno portato il Cavallino a confluire nella Fiat nel 1975 e Mubadala, una società finanziaria degli Emirati Arabi Uniti, aggiudicarsi il 5% delle quote azionarie – la Ferrari rappresenta ancora oggi, e a ragione, un simbolo prettamente italiano.

Per quanto riguarda l'aspetto agonistico, la Scuderia Ferrari nacque nel 1929 entrando a far parte della scuderia dell'Alfa Romeo (da cui si "affrancherà", erditandone le vetture, nel 1933). La casa di Maranello riesce a farsi valere ben presto in corse internazionali, uscendo vittoriosa in competizioni quali Targa Florio e la 24 Ore di Le Mans. Tra i primi pilori del Cavallino, del resto, già figuravano nomi illustri quali Tazio Nuvolari e Luigi Fagioli. Alla Formula 1, invece, la Ferrari inizierà a partecipare fin dalla sua prima edizione nel 1950, diventando oggi la scuderia più premiata di tutta la storia della competizione automobilistica oggi più famosa.

Ma proporre ai nostri lettori la Ferrari quale simbolo italiano con cui festeggiare i 150 anni dell'unità non vuol essere un modo per affiancare retoricamente l'idea di Italia a quella di Vittoria. Certo, questa può essere un indicatore importante di qualità, ma è rispetto a quest'ultima e al suo modo particolare di essere italiana che si rivolge la nostra attenzione. Una qualità che è estetica e tecnologia, contemplativa e dinamica. Quella qualità, informata da un temperamento emotivo (verrebbe da dire "latino"), che trova la fondazione nella volontà del singolo – come spesso è accaduto nell'imprenditoria italiana – e che ha un carattere di immutabilità nella misura in cui si cambia rispetto ai tempi, ma tenendo fermi il carattere e i valori della fondazione. Un simbolo di quello che viene oggi definito – con linguaggio commerciale e poco nostrano – il Made in Italy.

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