Il Gran Premio del Canada, nonostante la bandiera a scacchi sventolata sul traguardo, non è ancora finito: la decisione dei commissari di penalizzare Sebastian Vettel per la manovra con la quale, dopo aver perso il controllo dell'auto è uscito di pista per poi rientrare, ha chiuso la porta in faccia a Lewis Hamilton rimediando così 5 secondi di penalità sul tempo finale non è andata giù alla Ferrari che sta valutando l'ipotesi di appellarsi contro la decisione.

Sebastian Vettel – Getty images
in foto: Sebastian Vettel – Getty images

Poche speranze per il team di Maranello

La reazione di Vettel prima via radio, poi in maniera molto più palese spostando il cartello del numero 1 davanti alla Mercedes parcheggiata nel parco chiuso per sostituirlo con il numero 2, aveva già fatto capire quale fosse il clima all'interno della Rossa che sta decidendo se andare fino in fondo alla questione. Dalla fine del GP la scuderia italiana aveva 96 ore per presentare appello formale, ma le speranze che questo venga accolto sono scarse: difficile, infatti, che la Corte d'Appello della FIA posso ribaltare completamente il risultato della gara, già omologato, creando di fatto un precedente di difficile gestione anche per i casi futuri. L'unica possibilità, per la Ferrari, sarebbe quella di presentare nuove prove in favore di Vettel tali da ribaltare completamente la prospettiva del caso, ma anche così appare complicato veder assegnati i 25 punti che spettano al vincitore al tedesco.

Cosa dice il regolamento

Il regolamento, in questo caso, parla chiaro: l'articolo 17.1.2 sancisce, infatti, che le penalità temporali non sono appellabili. Il fatto che nel comunicato di notifica della penalità fosse specificato che la Ferrari potesse ricorrere in appello sembra più per tutelare i commissari da eventuali vizi di forma che una reale possibilità per gli uomini del Cavallino. La Rossa, quindi, si oppone principalmente alla procedura con la quale è stata notificata la penalità: per gli uomini della scuderia italiana, infatti, sarebbe stato più giusto far finire la gara, ascoltare i diretti interessati e confrontarli con i dati della telemetria per poi prendere una decisione. Si valuteranno i precedenti: c'è quello del 2016 con Hamilton protagonista, ma anche la penalità inflitta a Verstappen nel 2018 quando uscì di pista a Suzuka per poi rientrare ostacolando Raikkonen, anche se in quel caso la macchina del finlandese era già ampiamente affiancata a quella del pilota olandese. Per il GP del Canada serviranno quindi i tempi supplementari, ma pare difficile che la Ferrari possa ottenere in tribunale quanto ampiamente meritato in pista.