Morbido con le soft, durissimo nelle staccate su un Marquez che scommette sulla hard al posteriore con la speranza di sfiancare le Ducati nella prima metà di gara. Temeva Dovizioso, lo spagnolo, invece il duello vero, con almeno due incroci destinati a restare fra i momenti migliori per definire lo spirito di scintillante bellezza della stagione, è con Lorenzo. Sperava, Marquez, di agganciare le sue 67 vittorie nel motomondiale, e di dare alla Honda il primo successo in Austria nell'era della MotoGP. Invece, nel duello finale, nel corpo a corpo emerge Lorenzo, per la terza vittoria su tre qui in MotoGP per la Ducati. Emerge il suo prossimo compagno di squadra, che al GP d'Italia del 2016 aveva chiuso l'arrivo più ravvicinato con Marquez, dietro allora per soli 19 millesimi.

Capolavoro Lorenzo

Al primo incrocio del gruppone in seconda curva, Lorenzo fa valere le gomme soft (avanti e dietro, come aveva tentato in qualifica), si piazza davanti. Già terzo in Austria nel 2016, come a Brno non fa il vuoto subito, non martella da uomo solo al comando, per non ritrovarsi con troppo degrado alla fine. "In questa pista si soffre il degrado delle gomme, ma anche il consumo di benzina è un'incognita e dobbiamo studiare come poter arrivare alla fine della gara nel miglior modo possibile" diceva ieri.

Marquez, che in mattinata nel warm up ha provato la media dietro e ha capito di poter tenere un ritmo alto e costante, lo passa presto e la musica della gara cambia. Il Cabroncito sembra sicuro di avere la moto e la gomma per sfiancare le Ducati nella prima metà di gara e garantirgli vantaggio competitivo e di prestazione quando il gioco si farà duro. Una sicurezza smentita alla prova dei fatti e da quel Lorenzo che si troverà come compagno di squadra, e primo avversario, l'anno prossimo.

Marquez, non pagano le Hard

Lo spagnolo entra in curva ancora con il freno in mano, con un avantreno ballerino e un angolo di piega più estremo dei rivali, ma la frustrata al terzo giro è chiara: il primo giro sull'1.24.3 è una dichiarazione, lo sbandieramento di intenzioni guerresche. Anche perché, diceva ieri, "Dovizioso va forte, su questa pista è certamente molto forte. Gli sono stato dietro e ho visto che è competitivo. In rettilineo, quando innesta le ultime tre marce, va forte, ma anche lui è proprio bravo a interpretare la pista".

Il migliore, però, rimane Lorenzo evidentemente diventato molto più scafato nel corpo a corpo. A tre giri dalla fine, Lorenzo va largo alla curva 3 ma si inventa un sorpasso alla 8 in cui fa più strada ma stacca come e dove nessuno si sarebbe aspettato. La Ducati con la nuova carena evidentemente restituisce un Lorenzo diverso, non più a suo agio soltanto da uomo solo al comando.

Dovi fa fatica

Fa più fatica invece Dovizioso, dietro anche al compagno di squadra, a quel Lorenzo che nel 2017 andava forte sul giro secco ma non aveva passo. Stavolta lo scenario è diverso, in avvio le Ducati perdono due decimi al giro da Marquez, che si mette da subito nelle condizioni di decidere quanto rischiare.

Lo spagnolo tira per mezza gara, si fa riprendere anche se per Taramasso, responsabile Michelin, non si tratterebbe di un problema di degrado della gomma dura, ma rischia. A dieci giri dal termine inizia davvero la gara. Lorenzo attacca Marquez alla prima curva, il pilota Honda risponde alla 3 e riprende la testa. Ne fa le spese Dovizioso che per evitare il Cabroncito alla prima curva va lungo.

Salverà il 46mo podio in carriera in top class, a due dal quindicesimo posto all time di Hailwood, ma resta spettatore del duello più spettacolare della gara, tutto orgoglio, pensiero veloce e desiderio di precisione.

Rotondo in curva, deciso in frenata: ecco il nuovo Lorenzo

Su uno dei tracciati più impegnativi della stagione per i freni, Dovizioso si trova davanti un Lorenzo rotondo nelle traiettorie e durissimo in staccata. Così, con una guida perfetta, Lorenzo va a firmare la prima vittoria spagnola in Austria dal primo posto di Crivillé in 500 nel 1996. Qui dove dal punto più alto al più basso c’è infatti un dislivello di 65 metri e la discesa più ripida ha un’inclinazione del 9,3 per cento, i piloti utilizzano i freni 7 volte per un totale di 25 secondi per ogni giro, che vuol dire poco meno di 12 minuti complessivi lungo i 28 giri di gara, con una decelerazione media sul giro di 1,3 g in MotoGP, record del campionato come sottolineano i dati Brembo.

Ma con le Ducati che si rifanno sotto e chiudono il gap con un Marquez che intorno ai 15 giri inizia a scendere sull'1.24.5, nello stesso range di prestazioni delle Desmosedici, Dovizioso in un certo senso si lascia trainare dallo spagnolo, si mette in scia e fa sì che sia Lorenzo a fare il lavoro sporco.

Il posteriore dell'italiano, però, va in crisi in un finale che smentisce tutte le preoccupazioni per la tenuta delle soft di Lorenzo. La Ducati qui ha lavorato semplicemente alla grande.

Rossi, delusione attesa

Rossi, sesto con la media dietro, continua a correre in difesa dopo le qualifiche disastrose e le scuse del team. Il problema, ha detto il Dottore ieri, non è tanto di telaio quanto di elettronica. Il passaggio dalla centralina giapponese  a quella unica Magneti Marelli ha bloccato lo sviluppo, perché il software Yamaha sembra far fatica a dialogare con la centralina. "Ci vorrebbero risultati presto, perché da quel punto di vista siamo molto in ritardo" ammetteva uno sconsolato Rossi, che si augura un significativo step prima della fine dell'anno.

Unico pilota ad aver corso a Zeltweg nella vecchia configurazione, Rossi conquistò il primo podio qui nel 1996, sull'allora A1-Ring, in 125. Come pare ormai abituale, Vinales galleggia nelle retrovie nella prima metà di gara. Ma stavolta non c'è risalita nella seconda. A Rossi e a Top Gun, dodicesimo alla fine, il solo pilota sempre a punti quest'anno fino alla caduta di Brno (19 gare di fila da Assen 2017), manca almeno mezzo secondo per stare con i primi. Troppo, su un tracciato stretto come l'Osterreichring, caratterizzato dall'imbuto in discesa di curva 10, per ambizioni diverse dal contenimento dei danni. Sono 21 le gare di fila senza vittoria della Yamaha, che resta a guardare mentre Honda e Ducati accendono la stagione.