Ha avuto in mano la vittoria dalla prima sessione di libere, Daniel Ricciardo. Ha corso da principe, ha vinto da re sul circuito in cui la Red Bull ha conquistato più punti. Ha rallentato e appianato le strategie di tutto il gruppo. Ha percorso due terzi di gara a velocità ridotta, ma la difesa conta più del ritmo e di spiragli non se ne vedono. Una gara di sicuro diversa, che sembra in regime di virtual safety car non solo dopo che Leclerc sperona Hartley alla ricerca di uno spazio che non c'è in uscita dal tunnel. Così, senza il pathos finale, si prende la prima vittoria in carriera partendo dalla prima fila. Arrivano così come sono partiti, in fila indiana, con Vettel davanti a Hamilton, Raikkonen, Bottas, Ocon.

Ricciardo lento e vincente

Basta un dettaglio a Montecarlo perché il circuito più corto del Mondiale diventi lunghissimo, infinito. Il problema di Ricciardo alla componente ibrida della power unit illumina come un'epifania le illogicità della Formula 1 moderna. Vettel, che ha davanti un pilota più lento, deve tenersi dietro, a distanza. Stanno girando otto secondi più lenti rispetto alla pole eppure Vettel sa che attaccarsi troppo peggiora lo stato delle gomme, allontana la prospettiva già poco concreta di evitare una seconda sosta.

Così diventa un duello di uomini, fra un Ricciardo che fa le spalle larghe, che torna a fare la differenza quando il limite si misura in centimetri e non nei chilometri dello speed trap, e guai a portarsi sulle spalle pensieri pesanti. Ricorda, sostiene Horner via radio, Michael Schumacher quando riuscì a chiudere secondo in Spagna nel 1994 col cambio bloccato in quinta marcia.

Vettel secondo e annoiato

Vettel grazie all'ibrido arriva a guadagnare anche mezzo secondo nel primo settore ha perso forse l'unico attimo fuggente per vincere. Con Ricciardo che gira quasi sugli stessi tempi degli ultimi, con Stroll che dopo 44 giri ha i due intertempi migliori nei primi due settori, Vettel non si prende quel rischio in più quando l'australiano inizia a manifestare il problema. Chissà se in Ferrari han davvero pensato che il problema fosse più grave, che potesse portare al ritiro. Oppure Vettel si è evidentemente preoccupato per lo stato dell'anteriore sinistra, così alla fine gli si mette dietro. Lo stuzzica ma non lo attacca, cerca di indurlo in tentazione. Ma si tiene un secondo posto che vale di più perché intanto gli permette di recuperare qualcosa su Hamilton. "E' stata una gara un po' noiosa" ammette via radio. Difficile dargli torto.

Riscatto Verstappen

I primi giri scandiscono il riscatto di Verstappen, nervoso come chi è bloccato in un ingorgo (notevole l'ironia via twitter di van der Garde), dimentica l'errore di ieri, la telefonata a Ricciardo presumibilmente di Mateschitz con rinnovo del contratto annesso, e brucia Grosjean al Mirabeau. Non è un punto facile o comune in cui sorpassare, certo non nella formula 1 più veloce di sempre che nell'era ibrida ha abbassato il tempo della pole di quasi quattro secondi.

Si scatena con le hypersoft nel finale, dopo la sosta al giro 47, calcolata per star davanti a Hartley e non farsi ingolfare in un trenino lento da cui sarebbe difficile uscire. Il nono posto da ventesimo in griglia è una mezza vittoria per l'olandese non tanto volante quest'anno. Ma a parte gli undici ritiri, da quando è arrivato in Red Bull, Verstappen è andato a punti 31 volte sui 32 GP completati (unica eccezione l'undicesimo posto a Spa-Francorschamps due anni fa). Per quanto le alte aspettative rischiano di aumentare il senso di deprivazione relativa, il gap tra il rendimento effettivo e quel che ci si attende, i numeri son dalla sua.

Tanto graining, Hamilton fatica con la "rossa"

L'australiano, 49mo pilota a raggiungere i 15 gran premi in testa, imposta all'inizio un ritmo non troppo elevato per non aumentare il graining. Splendido per tutto il weekend il suo stile naturale con cui scivola lungo la Massenet, amministra mentre dietro Hamilton e Vettel sono i primi a scendere sotto l'1.17.

La Mercedes, che nelle long run del venerdì aveva il terzo passo dietro Red Bull e Ferrari, è la monoposto che soffre più di tutte e prima di tutte il graining, che costringe a anticipare la frenata per evitare il bloccaggio delle ruote. Hamilton, unico che ha tenuto un set di hypersoft nuove perché la mescola più morbida della gamma ha sofferto con le macchine cariche di benzina ma può dare lo spunto decisivo negli ultimi giri, vira sulle ultrasoft al giro 12.

La "rossa" non gli piace, già durante le libere si chiedeva perché le stessero utilizzando in assenza di miglioramenti. L'impressione è che in Mercedes si siano preoccupati più di coprire Raikkonen, che infatti si mette a spingere nel giro successivo, e non tanto di tentare l'undercut su Vettel. Ma anche dopo la sosta del tedesco, il graining all'anteriore sinistra si ripresenta già intorno al trentesimo giro.

Ocon fa passare Hamilton: favore per un futuro Mercedes?

I 20 secondi che servono per la sosta pesano. Ma pesa di più la difesa fin troppo morbida di Ocon, pilota junior della scuderia Mercedes, che praticamente lascia passare Hamilton. Certo, la Force India non fa la corsa sul campione del mondo. Certo, sarebbe stata solo questione di tempo. Ma così comunque si può falsare almeno in parte lo sviluppo della corsa, quando le strategie si definiscono proprio sul filo delle frazioni di secondo.

La chiave della gara è la differenziazione in Mercedes. Vettel al giro 15 monta le ultrasoft e resta davanti a Bottas che gli rimane dietro ma due giri dopo opta per le supersoft. Il finlandese rispetta da manuale le indicazioni di Pirelli sulla combinazione che con più certezze può garantire di percorrere tutta la gara in due soli stint. I piccoli problemi di Hamilton, cui per qualche tempo si spengono le luci sul volante, aumentano il nervosismo del britannico. Le continue lamentele sul degrado delle gomme, che comunque preoccupano tutti, contrappuntano una gara a inseguire, in salita, in difesa.

Il cambio tradisce Alonso

Alonso, sottolineava l'ingegner Giorgio Piola su Motorsport, ha provato "una nuova ala anteriore che prosegue la fase di sviluppo dopo l'adozione del muso più stretto" già visto in Spagna, con un profilo ora separato dei flap superiori. Ma deve parcheggiare alla Sainte-Devote, tradito dal cambio.

Vedere Gasly che gli passa davanti col motore Honda diventa il manifesto di un team che l'anno scorso si era forse nascosto troppo dietro l'alibi degli errori dei motoristi giapponesi. Ma le prestazioni di quest'anno non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelle della Red Bull, con lo stesso motore. Il telaio, scrive Gary Anderson su Autosport, "è migliore dell'anno scorso ma la Mclaren non è veloce come dovrebbe essere in rettilineo". Non sono riusciti a bilanciare le esigenze del motore con lo stile di progettazione della vettura. E quando hai la power unit di una delle tre monoposto in lotta per il titolo mondiale, non puoi più nasconderti. Nemmeno a Montecarlo, la pista senza segreti e senza vie d'uscita.