John Surtees – Photo by Victor Blackman/Express/Getty Images
in foto: John Surtees – Photo by Victor Blackman/Express/Getty Images

Quelli delle due e delle quattro ruote sembrano essere due universi paralleli ma distinti: due pianeti dello stesso sistema solare destinati a non incontrarsi mai, due mondi separati dal destino. C'è stato qualche campione delle moto che ha provato a cimentarsi con la vetture di Formula 1 – Rossi e Lorenzo sono solo gli ultimi due esempi -, più difficile che qualcuno abbia azzardato il percorso inverso. C'è stato, però, nel passato, un pilota in grado di unire questi due universi paralleli, riuscendo a conquistare entrambi.

I trionfi in 500

John Surtees nasce a Tatsfield nel 1934. Il primo amore è quello per le due ruote e nel 1960, quando ha 26 anni, ha già conquistato 3 titoli nella classe 350. Il passaggio in 500, la classe regina all'epoca, non è dei più semplici: nel 1954 corre il Tourist Trphy collezionando il primo ritiro, l'anno dopo non va meglio con il 29° posto sempre al Tourist Trophy . L'approdo alla Mv Agusta, avvenuto nel 1956, segna la svolta: campione del mondo al primo tentativo, poi un terzo posto la stagione seguente prima del dominio assoluto. Alla fine saranno 4 i titoli mondiali con l'azienda italiana in 5 anni.

La nuova vita a quattro ruote

E' il 1960, però, a segnare lo spartiacque tra l'uomo e il mito: la Lotus gli offre il sedile, il britannico accetta la sfida. Surtees dimostra subito di avere talento: in Inghilterra è secondo, solo Brabham riesce a mettersi davanti a lui. La stagione successiva passa alla Yeoman Racing con cui corre per due anni, l'ultimo dei quali lo vede concludere al 4° posto nella classifica mondiale. Il piazzamento ottenuto gli schiude le porte di Maranello, nel 1963 il britannico, alla guida della Rossa, riesce a vincere il Gp di Germania che, insieme ai podi conquistati in Olanda e Inghilterra, gli valgono il bis: a fine stagione è ancora una volta 4° dietro a piloti del calibro di Jim Clark, Graham Hill e Richie Ginther.

John Surtees insieme a Enzo Ferrari – Photo by Reg Lancaster/Daily Express/Hulton Archive/Getty Images
in foto: John Surtees insieme a Enzo Ferrari – Photo by Reg Lancaster/Daily Express/Hulton Archive/Getty Images

Il 1964, l'anno della svolta

L'anno che lo consegna alla storia è il 1964. Surtees si presenta al via con la Ferrari 158, una vettura spinta da un propulsore da 1.5 litri con architettura a 8 cilindri a V. Si tratta di una nuova unità ad iniezione diretta, capace di garantire un buon tiro ai medi regimi ed un'elevata potenza ai regimi superiori. L'esordio a Montecarlo è da dimenticare, poi in Olanda arriva il secondo posto, seguito da altri due ritiri in Belgio e Francia. Non sembra essere l'annata giusta per il Cavallino, il terzo posto a Brands Hatch sembra utile solo per aumentare i rimpianti. La Ferrari 158 soffre di un problema di un problema cronico, non è guidabile a bassi regimi. Gli uomini in rosso si mettono al lavoro e i risultati si vedono subito: primo al Nurburgring, così come in occasione del Gp d'Italia: in mezzo il ritiro in Austria. Le ultime due gare diventano decisive. Negli Stati Uniti arriva un altro secondo posto, la classifica ora recita: Hill 39 punti, Surtees 34, Clark 30.

Il miracolo in Rosso

Il 25 ottobre del 1964, a Città del Messico, la storia è pronta per essere riscritta. Alla fine del primo giro la Ferrari di Surtees si trova in quattordicesima posizione, il mondiale sembra sfumare. Quasi all'improvviso, però, il pilota britannico comincia a recuperare posizioni. Hill era in lotta con Lorenzo Bandini, sempre su Ferrari: l'inglese, nel tentativo di sorpasso, toccò l'italiano, Surtees ne approfittò per superare entrambi. Tuttavia il risultato non era ancora sufficiente per vincere il titolo: l'aiuto, stavolta, arrivò dalla sorte che decise di mettere fuori gioco Clark. La sua Lotus lo abbandonò a due giri dal termine e Surtees, diventato secondo dietro a Dan Gurney, riuscì a diventare il primo pilota a vincere un mondiale sia sulle due che sulle quattro ruote. Un carattere umile, modesto, una personalità semplice ma incapace di accontentarsi, di porsi limiti: anche dopo aver raggiunto un primato storico che resiste ancora oggi, Surtees non ha mai cambiato il suo modo di essere: "In Messico e durante la gara non mi resi conto. Fu solo quando vidi i volti raggianti degli uomini della mia squadra che capii realmente ciò che avevo fatto" dichiarò in una intervista rilasciata a F1.com.

L'uomo che fece la storia

Una carriera costellata di successi, ma a rimanere impresso sono le sconfitte: "Le gare che ricordo sono soprattutto quelle che non ho vinto, mi infastidiscono. Fui molto dispiaciuto, ad esempio, di non aver conquistato la 24 Ore di Le Mans dopo essere stato in testa per oltre 20 ore, ma alla fine sono stato fortunato ad aver condotto una vita che mi ha consentito di fare ciò che amavo" sono le sue parole ricordando la sua incredibile carriera. Surtees, dopo il trionfo mondiale, corse per altre 8 stagioni in Formula 1 senza riuscire più a ripetere le gesta del 1964. Ci andò vicino nel '66 quando fu 2° nel mondiale dietro a Jack Brabham, ma un bis mondiale forse sarebbe stato troppo anche per lui. Poco importa al pilota britannico, lui la storia l'aveva già scritta.