Non ce l'ha fatta, Sergio Marchionne si è spento all'età di 66 anni: l'ex amministratore del gruppo Fca, ricoverato presso l'Universitätsspital, la clinica universitaria sulla collina poco distante dal centro di Zurigo, ha esalato l'ultimo respiro nella giornata di oggi dopo che le sue condizioni si erano aggravate nei giorni scorsi facendolo entrare in coma irreversibile. L'ultima sua apparizione pubblica risale al 26 maggio, quando consegnò all'Arma dei Carabinieri un esemplare di Jeep Wrangler.

Il ricovero in Svizzera

Marchionne era entrato nella struttura ospedaliera per un semplice intervento alle spalla – questa la versione ufficiale – poi le complicazioni post-operatorie, come specificato dal comunicato del gruppo, aggravatesi ulteriormente fino a diventare drammatiche. Un primo tentativo infruttuoso di attenuare la sedazione senza che il paziente riuscisse però a respirare da solo, quindi l'aggravamento ancora più deciso che aveva portato i medici ad optare per il ricoverato in terapia intensiva in una condizione che veniva definita irreversibile. Tutto lo stupore per un epilogo tanto drammatico quando inaspettato nelle parole di John Elkann dopo la visita nella struttura nella quale era da circa un mese: "Si tratta di una situazione impensabile fino a poche ore fa, che lascia a tutti quanti un senso di ingiustizia. Il mio primo pensiero va a lui e alla sua famiglia".

Sergio Marchionne – Getty Images
in foto: Sergio Marchionne – Getty Images

Gli studi in Canada e il ritorno in Italia

Se ne va così uno degli uomini più rappresentativi del nostro Paese, un "manager illuminato" come disse proprio Elkann. Nato a Chieti 66 anni fa, figlio di un maresciallo dei Carabinieri, Marchionne era arrivato nell'allora Fiat nel 2004 quando decise di gettarsi in un'impresa che pareva impossibile, salvare l'azienda dal fallimento risanandola, lavorando fino all'ultimo per mettere a punto i piani del futuro. Un uomo capace di fare scelte impopolari, protagonista del duro scontro frontale con la Fiom, negli stabilimenti e nelle aule dei tribunali, sul nodo della governabilità delle fabbriche contro assenteismo e conflittualità diffuse. Gli studi in Canada, dove conseguì tre lauree in Filosofia, Economia, Giurisprudenza e un master in Business Administration, poi il ritorno in Italia alla guida del gruppo torinese, chiamato a guidarlo dopo la morte di Umberto Agnelli insieme a Luca Cordero di Montezemolo.

Dalla rinascita Fiat alla creazione del gruppo Fca

Sconosciuto ai più, Marchionne si dimostrò subito un manager eccellente riportando, per la prima volta dopo cinque anni, un utile di 1,4 miliardi, poi nel 2008, con il lancio della Fiat 500 appena festeggiato, la grande crisi che lo porta a modificare i piani richiedendo un massiccio ricorso alla cassa integrazione. L'anno successivo il blitz con cui acquisisce il 20% di Chrysler, la trattativa con il Tesoro Usa e i sindacati americani e la benedizione da parte del presidente Barack Obama fino ad arrivare, nel 2011, a detenere il 53,5% del capitale dell'azienda americana. L'operazione da cui è nata Fiat Chrysler Automobiles – conclusa nel 2014 con l'acquisizione del 100% dell'azienda americana – sesto produttore mondiale di auto, con domicilio fiscale a Londra e sede legale trasferita dopo 115 anni da Torino ad Amsterdam, quotata a Milano e a Wall Street, rappresenta uno dei suoi maggiori successi.

L’amministratore delegato di Fca Sergio Marchionne / Getty Imags
in foto: L’amministratore delegato di Fca Sergio Marchionne / Getty Imags

La rinascita Ferrari e il ritorno alle corse dell'Alfa Romeo

Non c'è solo il gruppo torinese nel suo destino: nel 2014 succede a Luca Cordero di Montezemolo alla guida della Ferrari. Sotto la sua gestione arriva la svolta ibrida della Formula 1 e Marchionne capisce l'importanza di riavere il Cavallino di nuovo ai vertici mettendo in piedi un ingente piano di investimenti e una riorganizzazione interna che nel 2017, e soprattutto quest'anno, riportano la vettura a competere per il titolo mondiale. A lui non si deve solo la ritrovata competitività della Ferrari, ma anche il ritorno alle corse dell'Alfa Romeo, seppur solo come main sponsor della scuderia Sauber. Ironico, diretto, per anni accanito fumatore, aveva un vezzo al quale non rinunciava mai, il suo maglioncino blu, segno di riconoscimento come e quanto l'orologio che l'Avvocato Gianni Agnelli portava rigorosamente sul polsino. In ciascuna delle sue case negli Stati Uniti, in Svizzera e a Torino ha oltre 30 maglioncini blu tutti uguali, che indossa in ogni occasione al posto della giacca e la cravatta, usate in tre soli casi eccezionali; la prima quando si presenta alla stampa, quando va in Senato a riferire – dove la giacca e la cravatta sono obbligatorie –  e alla presentazione dell'ultimo piano industriale dello scorso primo giugno, a Balocco, per celebrare la promessa mantenuta in caso di raggiungimento del debito zero, una delle tante sfide vinte.

Sergio Marchionne – Getty images
in foto: Sergio Marchionne – Getty images