"All'Alfa sanno fare i guanti alle mosche". E' racchiusa in una frase di Enzo Ferrari la storia della casa del Biscione, vera e propria icona italiana che compie 108 anni; un traguardo importante per l'azienda di Arese, entrata nell'immaginario collettivo per la sua storia, fatta di grandi imprese nel mondo delle corse e di vetture capaci di conquistare il cuore degli automobilisti di mezzo mondo. Tanti i personaggi che hanno fatto grande l'Alfa Romeo, da Farina a Fangio passando per Ascari e Tazio Nuvolari; figure mitiche che, con le loro gesta, hanno contribuito a creare un mito capace di arrivare fino ai giorni nostri.

La nascita e i primi successi in Formula 1

Era il 24 giugno 1910 quando la sigla A.L.F.A. – che stava ad indicare l'Anonima Lombarda Fabbrica Automobili – fece la sua prima uscita, incisa su quella 24 HP che rappresenta il primo modello costruito dal Biscione. Venduta nel 1915  alla Banca Italiana di Sconto, che individuò in Nicola Romeo l'acquirente prima si dedicò alla fabbricazione di munizioni e motori aeronautici tornando poi a produrre autovetture. Alle crisi finanziaria, dovuta al fallimento della Banca Italiana di Sconto e al successivo rilevamento da parte della Banca d'Italia, si affiancarono però i successi sportivi; nel 1925 arriva il trionfo al primo campionato del mondo automobilistico, quello che è considerato come l'antenato del moderno mondiale di Formula 1. Una storia ricca di successi quella dell'Alfa Romeo che però dovette aspettare gli anni '50 per avere la sua definitiva consacrazione sportiva: nel 1950 arriva la vittoria nel mondiale di Formula 1 grazie a Nino Farina che conquistò 6 gare sulle 7 in calendario, l'anno dopo tocca a Fangio portare il Biscione sul tetto del mondo. Il mito Alfa era ormai nato, ma arrivò l'abbandono alle corse anche a causa della crescente concorrenza delle altre squadre, in particolar modo della Ferrari.

Giulietta e Duetto, le prime vetture mitiche

Due anime, quella sportiva e quella stradale, che convivono nella stessa azienda; la seconda riuscì a svilupparsi grazie al lancio del modello 1900, l'auto che segnò il passaggio da casa automobilistica quasi artigianale a produttore industriale. Una crescita costante quella dell'Alfa Romeo che diede vita a modelli leggendari come la Giulietta, che si meritò il soprannome di "fidanzata d'Italia", la Giulia e il mitico Duetto che varcò i confini nazionali sbarcando Oltreoceano tanto da fare la sua comparsa anche in diversi film, il più famoso dei quali fu "Il laureato" con Dustin Hoffman. Se dal lato sportivo la parentesi come fornitore di motore non ebbe un grandissimo successo, dall'altro il successo dei modelli stradali non sembrava conoscere fine: è negli anni '70, infatti, che nascono vetture come l'Alfasud, affiancata poco dopo dall'Alfetta con le quali la casa italiana entra nel settore delle berline.

La crisi e la rinascita

Un periodo poco fortunato vissuto a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80 rischiò di far naufragare il progetto Alfa che però riuscì a tirarsi fuori dalle sabbie mobili: i conti in rosso per gli alti costi di produzione spinsero il presidente dell'IRI, Romano Prodi, a vendere la casa automobilistica a un gruppo privato. A spuntarla, dopo un braccio di ferro con Ford, fu il gruppo Fiat. Nel 1987 venne prodotta la 164, sviluppata sulla Lancia Thema, mentre qualche anno dopo arrivarono i modelli 33, 145 e 146. La vera svolta, però, si ebbe grazie al lancio della 156 che, grazie alla sua linea sportiva e innovativa, conquistò il favore del pubblico e della critica tanto che vinse anche il prestigioso premio come Auto dell'anno nel 1998. Era ormai iniziata una nuova era per la casa del Biscione, lanciata nel nuovo millennio grazie alla compatta 147, vettura che contribuì a creare il mito Alfa Romeo ottenendo il Volante d'oro nel 2000 e il premio come Auto dell'anno nel 2001.

Alfa Romeo 147
in foto: Alfa Romeo 147

Giulia, Stelvio e il ritorno alle corse automobilistiche

Il resto è storia contemporanea che vede la casa italiana coltivare ancora la sua doppia anima: su strada fu prima la MiTo e poi Giulia – capace di conquistare il Compasso d'Oro ADI – e Stelvio a trascinare le vendite facendo aumentare, anno dopo anno, la popolarità del Biscione in Italia e nel mondo. In Formula 1, invece, è il 2018 l'anno della svolta con il ritorno, seppur in partenership con la Sauber, alle grandi corse automobilistiche: al volante della C37 Marcus Ericsson, ma soprattutto Charles Leclerc, baby talento della Ferrari Driver Academy e promesso sposo della Rossa. Proprio in occasione dei 108 anni, ad Arese, dove sono esposte stabilmente la "Alfetta" 158 con cui Nino Farina ha conquistato nel 1950 il primo Campionato di Formula 1 della storia, e la 159 che l'anno successivo ha visto Juan Manuel Fangio replicare l’impresa, i tifosi hanno deciso di radunarsi per assistere al GP di Francia che vedrà il monegasco partire in ottava posizione. "Quando vedo un'Alfa Romeo mi tolgo il cappello" diceva Henry Ford, il miglior gesto di rispetto che, nel giorno dei 108 della casa del Biscione, si possa fare davanti alla storia dell'automobilismo mondiale.