Logo Suzuki – LaPresse
in foto: Logo Suzuki – LaPresse

Non sembra avere fine l'ondata di richiami che sta coinvolgendo le case automobilistiche negli ultimi tempi: l'ultima a finire sotto la lente d'ingrandimento è stata Suzuki che ha avviato il richiamo di 2 milioni di veicoli commercializzati in Giappone a causa di irregolarità nelle ispezioni finali sui propri mezzi. Per la casa nipponica si tratta del maggior richiamo nella sua storia e la misura si è resa necessaria in seguito a una investigazione condotta da avvocati esterni alla società che avevano scoperto difetti sul sistema frenante e altre revisioni fatte da personale non autorizzato.

Il più grande richiamo nella storia della casa giapponese

Suzuki, seguendo l'esempio di altre case giapponesi come Nissan e Subaru, ha preferito correre subito ai ripari aprendo un'indagine interna e richiamando due milioni di veicoli tra i quali sono compresi ben 29 modelli prodotti, inclusa la popolare minicar Spacia. La casa di Hamamatsu, infatti, ha messo in messo in luce una falla sui controlli riguardanti principalmente il sistema frenante e successivamente tutta la "filiera qualità" dei propri veicoli. Una volta conclusa l'indagine ha trasmesso tutti i dati raccolti al ministero dei Trasporti del Giappone rilevando le così ispezioni irregolari per colpa della mancanza di personale qualificato o della necessaria vigilanza, in particolare nell'attività di tre stabilimenti nella prefettura di Shizuoka.

Un duro colpo per la casa giapponese che ha già fatto sapere come nell'anno fiscale 2018 iscriverà a bilancio una perdita di 80 miliardi di yen, circa 630 milioni di euro, per il costo degli accertamenti. Oltre alla perdita economica e al danno d'immagine, però, ci sono da calcolare anche le normali ripercussioni in Borsa che, dopo il richiamo, vedranno sicuramente decrescere il proprio valore.