"Vedo regolarmente Michael, abbiamo un rapporto molto stretto; insieme abbiamo scritto la storia e siamo stati sempre uniti nei momenti difficili". Il presidente della FIA, Jean Todt, dopo aver ammesso di aver visto insieme a Schumacher il GP del Brasile, torna a parlare del campione tedesco, ancora alle prese – nonostante gli ultimi piccoli miglioramenti – con la complicata riabilitazione dopo il terribile incidente sulle nevi di Meribel di 5 anni fa.

Il primo incontro tra i due

Una storia, quella tra il francese e il tedesco, nata grazie ai successi in pista e cementata poi lontano dai circuiti: i due, nel loro periodo vissuto alla Ferrari, sono riusciti a portare a casa ben 6 titoli costruttori e 5 piloti, risultati che hanno permesso alla scuderia di Maranello di vivere la sua epoca d'ora ad inizio anni duemila rendendo immortali le loro gesta. "Nel 1994 eravamo a Spa nello stesso hotel e abbiamo scambiato qualche parola, niente di più. Ero in contatto con il suo manager. Tutto è iniziato alla fine di luglio, nella mia camera d'albergo all'Hotel de Paris con l'avvocato della Ferrari Henry Peter; Michael è venuto con Willi Weber, volevamo negoziare in un'altra stanza, ma era già prenotato. Così siamo finiti nell'appartamento di Michael a Fontvieille. Per me era l'unico pilota in grado di riportare la Ferrari ad essere campione del mondo" ha ricordato in una intervista concessa a Sport Bild.

Jean Todt e Michael Schumacher – Getty images
in foto: Jean Todt e Michael Schumacher – Getty images

Un rapporto più stretto che mai

Un'intuizione, quella del manager francese, che ha dato  suoi frutti consegnando alla storia entrambi. Poi, dopo l'abbandono della Formula 1 da parte di Schumacher e l'uscita di scena di Todt con la Ferrari, i due hanno continuato a frequentarsi lontano dalle piste fino al giorno del terribile incidente occorso al tedesco: "Il fatto che il destino abbia lasciato che la testa di Michael sbattesse così gravemente contro una pietra è ancora difficile da capire per me. Il nostro rapporto ora è più stretto che mai. Sono stato molto vicino a Michael prima e ho ancora molti contatti. Non posso parlare per lui, ma direi che so tutto di lui. Ho profondo legame di amicizia e fiducia con tutta la famiglia. Ricordo che Michael era solito portare suo figlio in Italia in passato, per lo più dormiva a casa mia" ha concluso. Un rapporto sincero e leale quello che lega i due che neanche le difficili condizioni del sette volte campione del mondo di Formula 1 ha intaccato.