"Schumacher ci manca molto. Continua a lottare per riprendersi". Jean Todt, ex direttore generale della Ferrari oggi presidente della Fia, in un'intervista ad Autosport parla del pilota tedesco, amico e compagno di avventure, quelle più belle al volante della Rossa, e spera un giorno di poterlo riabbracciare come una volta. Lui, sette volte campione del mondo, lotta con se stesso, la malasorte e le conseguenze di quell'incidente che nel 2013 ne cambiò la vita sulle nevi di Meribel.

Michael poteva sembrare arrogante ma era molto timido – ha ammesso – E' una persona molto speciale, un vero amico.

Todt aziona il rewind, avvolge il nastro dei ricordi e va fino all'inverno del 2001. Risale ad allora uno degli aneddoti che l'ex del Cavallino usa per spiegare quanto fosse umile Schumacher. Dpo aver vinto il suo primo titolo in Formula 1 con la Ferrari nel 2000 chiese il permesso di svolgere un test privato sulla pista di Fiorano per testare la propria guida.

Era sempre pieno di dubbi, che fosse un buon pilota o meno – ha aggiunto -. Ciò dimostra la sua umiltà e una totale mancanza di arroganza. 

La cerimonia di apertura della Hall of Fame senza Schumi. Non vederlo lì tra i piloti è dura per tutti. Alla serata erano stati invitati il figlio Mick, pilota di Formula 3, e la moglie Corinne: nessuno dei due però ha partecipato all'evento per motivi strettamente personali. A rappresentare Schumi c'era la sua manager, Sabine Kehm, divenuta il collegamento tra il mondo reale e la famiglia del campione da quando è iniziato il calvario dell'incidente.

Sappiamo tutti che Michael dovrebbe essere qui, sono sicura che gli sarebbe piaciuto – ha ammesso – perché ciò che lo ha aiutato a diventare grande, famoso è stato anzitutto l'amore per questo sport. So anche quanto Jean sia un grande un amico di Michael e sono certa che sarebbe molto orgoglioso di lui per quanto fatto.