Oggi, mercoledì 10 luglio, la casa automobilistica Volkswagen interromperà la produzione del mitico Maggiolino Volkswagen – conosciuto anche come Beetle – il cui primo prototipo risale al 1938. L’ultima fabbrica in cui veniva prodotto si trova a Puebla, in Messico, dove questa mattina si terrà una cerimonia che sancirà definitivamente la fine della produzione.

Maggiolino addio, la fine di un'era

Il Maggiolino ha simboleggiato molte cose diverse in un periodo storico di otto decenni, scrive il New York Times . Ha fatto parte delle ore più buie della Germania nazista, di cui avrebbe dovuto rappresentare le ambizioni di prestigio ed egemonia, diventando invece simbolo della rinascita economica tedesca nel secondo dopoguerra. Ma soprattutto rimane il punto di riferimento industriale per le sue forme arrotondate, il parabrezza quasi verticale e il motore posteriore raffreddato ad aria. Un design che si deve all’ingegnere austriaco Ferdinand Porsche, che ebbe il compito di creare una vettura in grado di soddisfare l’ambizione hitleriana di una “macchina del popolo” che avrebbe dovuto “rompere l’egemonia motoristica delle classi sociali più elevate”, come scriveva Adolf Hitler nel suo Mein Kampf.  La produzione, però, venne frenata dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e solo dopo il conflitto, un ufficiale inglese, Ivan Hirst, ingegnere meccanico esperto di auto, riuscì a salvare lo stabilimento di Wolfsburg. Dopo una veloce sistemazione delle infrastrutture, la produzione riuscì a stabilizzarsi sul migliaio di unità al mese.

Un Maggiolino Volkswagen
in foto: Un Maggiolino Volkswagen

Agli inizi degli Anni ‘50 il Maggiolino, che dovette aspettare il 1967 per assumere il nome che lo ha reso famoso, sbarcò Oltreoceano, con l’apertura delle filiali Volkswagen in Brasile, Stati Uniti, Messico e Sudafrica: il successo fu tale che nel 1955 venne realizzato il milionesimo esemplare, oggi conservato nel Museo Volkswagen di Wolfsburg. Equipaggiato inizialmente con un 4 cilindri boxer con cilindrata di 985 cc e potenza di 23,5 CV per poi salire a 1.2, 1.3 e 1.5 litri nel 1968, il fenomeno Maggiolino assunse proporzioni inimmaginabili: ogni paese aveva un nome diverso per identificare la vettura: Coccinelle in Francia, Escarabajo in Spagna, Beetle o Bug in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, Fusca in Brasile e Vocho in Messico, ogni nazione aveva una parola per identificare l’auto che aveva conquistato, in breve tempo, ogni mercato del mondo. “A differenza della Germania occidentale, dove il prezzo basso, la qualità e la durata diventarono sinonimo della nuova, ritrovata, normalità del dopoguerra, negli Stati Uniti le caratteristiche del Maggiolino gli conferirono subito un'aria profondamente eccentrica in una cultura automobilistica dominata invece dalle grandi dimensioni e dall'appariscenza” scrive Bernhard Rieger nel 2013 nella sua storia “L’auto del popolo”.

La produzione del Maggiolino nello stabilimento di Wolfsburg terminò nel 1978, incalzata da modelli a trazione anteriore più innovativi, come la Golf, finendo per essere delocalizzata in Messico, dove è proseguita fino al 2003. Il modello era tutt’altro morto, con oltre 21 milioni di esemplari prodotti. La sua erede, la Volkswagen New Beetle, disegnata da Walter de Silva sulla base della Golf, ritornò in auge nel 1998, passando nel 2012 attraverso un restyling che la rese un po’ più elegante. L’ultima delle 5.961 vetture di questa final edition finirà in un museo dopo la cerimonia che oggi segnerà la fine della produzione.