E' passato più di un anno dall'incidente stradale in cui perse la vita Nicky Hayden, pilota e campione del mondo MotoGP; il dolore, però, è ancora vivo e adesso la famiglia chiede un risarcimento all'automobilista che ha spezzato la vita dell'americano di 6 milioni di euro, ossia il massimo previsto dalle soglie minime di legge per i danni a persone provocati da incidenti stradali. A riportarlo è il Resto del Carlino che spiega come la richiesta di risarcimento dei familiari del campione di motociclismo sia pervenuta ai legali Pierluigi Autunno e Francesco Pisciotti, avvocati del 31enne di Morciano che guidava l'auto contro la quale si scontrò il pilota a un incrocio di Misano.

Il processo al via il prossimo 10 ottobre

Il processo, che per la scelta del rito vedrà il 30enne beneficiare subito dello sconto di un terzo della pena, si aprirà il prossimo 10 ottobre, ma la famiglia del campione non sarà presente in aula. Secondo la ricostruzione dell'incidente, Hayden era in sella alla sua bici quando, non fermandosi allo stop, venne colpito da una Renault all'incrocio tra via Ca' Fabbri e la via Tavoleto. Un impatto tremendo per il 36enne che, in condizioni disperate, venne trasportato al "Bufalini" di Cesena e, dopo un'agonia durata 5 giorni, morì in seguito alle ferite riportate. Un episodio, quello della morte del centauro americano, che ha sconvolto il mondo delle due ruote e non solo: tantissime le manifestazioni d'affetto verso Hayden e la sua famiglia tanto che il prossimo 9 settembre, in occasione del GP di Misano, sarà inaugurata una stele in sua memoria nel luogo dell'impatto tra via Tovoleto e Cà Raffaeli.

Per l'investitore l'accusa è di omicidio stradale

Già l'anno scorso era arrivata, ai legali del giovane investitore, una lettera in cui si preannunciava la richiesta di danni senza però quantificare la richiesta che ora è stata resa nota. Una somma milionaria quella richiesta dalla famiglia dello sfortunato pilota americano che dovrà essere valutata dai giudici nel processo; le tre perizie, quella della Procura, quella dei difensori e quella della parte civile, sono già state depositate anche se non combaciano: quella della parte civile, infatti, è diversa da quella del perito della difesa. Stando a quella della difesa Hayden, non avendo rispettato lo stop, sarebbe finito contro l'auto anche se questa avesse viaggiato entro i limiti stabiliti dal Codice della strada mentre secondo la ricostruzione fatta dal perito della Procura, se l'auto avesse rispettato i limiti di 50km/h "sia reagendo e frenando, sia continuando a velocità costante, l'incidente sarebbe stato interamente evitato".