in foto: Romano Fenati, 21 anni, al box con la Moto2 del team Snipers che guiderà dal 2018/ team Snipers

Archiviata la sua ultima stagione in Moto3, Romano Fenati prepara il suo debutto in Moto2. Nel 2018 il pilota ascolano continuerà a difendere i colori del team Snipers dopo una stagione che lo ha visto tornare tra i protagonisti della classe cadetta con tre vittorie, cinque secondi posti, una pole e il titolo di vicecampione della Moto3 dietro al rivale Joan Mir che ritroverà anche in Moto2. “No, è lui che ritroverà me. È diversa la storia” dice in un’intervista a Gazzetta dello Sport in cui ha fatto un bilancio di questi anni trascorsi in Moto3. “Ho perso tempo” ammette, quando gli si chiede di non essere politico nel parlare dei suoi sei anni in classe cadetta e di quanto accaduto dopo anche la rottura dell’agosto 2016 con lo Sky Racing team VR46.

Fenati: "Mai ispirato a Rossi"

Il licenziamento dalla struttura sportiva nata dalla fusione del colosso satellitare e la Vr46 di Valentino Rossi avrebbe potuto rappresentare il tracollo agonistico per Fenati che “come la fenice” è invece rinato dalle sue ceneri, racconta il 21enne ascolano, tra qualche rammarico e nuove speranze. “Si poteva vincere il Mondiale, ma abbiamo comunque fatto più delle attese. Un anno fa di questi tempi non sapevo neanche se avrei corso. All’inizio c’è stata qualche difficoltà, siamo partiti tardi, team nuovo, non conoscevo Mirko – Cecchini, il capotecnico, ndr – e lui non conosceva me…”. Al debutto in Moto3, Romano era andato subito fortissimo, chiudendo 2° in Qatar e vincendo a Jerez. Un boom che, a detta di Fenati, “è stato un problema” perché “una crescita più lenta sarebbe stata meglio”. In quel periodo si parlava di Fenati come di ‘Talentino’, evidente riferimento al campione di Tavullia. “Ma io non mi sono mai ispirato a lui, mai copiato. Certo, prima di parlare di Valentino uno dovrebbe lavarsi la bocca con l’acido, neanche col sapone per quanto ha vinto. Tanto di cappello come pilota, resterà nella storia anche se Marquez un giorno lo supererà” aggiunge, parlando di quell’attenzione improvvisa. Dal positivo siamo andati in negativo. E anche l’anno dopo avviamo fatto una stagione completamente in ombra. La verità è che qui non ci si inventa nulla. In questo mondo la gratitudine lascia il tempo che trova e l’ho imparato piano piano”.

"Ora mi sono creato la mia squadra"

23° nella seconda e ultima giornata di test di Jerez dominata da Miguel Oliveira davanti a Francesco Bagnaia e Alex Marquez, per Romano l’obiettivo resta la MotoGp: “Ma non mi do un tempo, prima vediamo i risultati. Ora mi sono creato la mia squadra, ho capito cosa mi fa stare bene e cosa no. Ma bisogna sbatterci il muso, si chiama esperienza. Anche Marquez ha fatto la gavetta due anni in 125 con KTM. Altri corrono 15 anni, danno un campionato bene e poi finisce tutto. Siamo tutti diversi. Io dopo le prime cinque stagioni non ho mai trovato un ambiente così. Qui nessuno si inventa niente e, soprattutto, io faccio gli interessi del team e il team fa i miei. Inutile fare il cretino”. Infine su Tony Arbolino che, lasciata la Sic58 squadra corse di Paolo Simoncelli, dal 2018 prenderà il suo posto nel team Snipers Moto3, ha concluso: “Per impaurirlo gli ho detto che proverò la sua Honda, così vede subito il limiti. Per alcuni aspetti in lui rivedo la mia storia. Anch’io non ho mai avuto una persona, una guida che mi consigliasse. Lì forse ho sbagliato. Non ce l’ho tuttora, ma ormai sono scafato e le cose le capisco da solo. Tony viene da una famiglia come tante, è uno tranquillo. Finalmente un ragazzo normale, gli altri sono tutti abbagliati dalla storia della MotoGP… Calma! Non siano nessuno ancora”.