Il team Repsol Honda schiererà quest’anno un autentico “dream team” con il campione in carica Marc Marquez e il suo connazionale Jorge Lorenzo: i due, insieme, vantano 12 titoli iridati, 8 dei quali in MotoGP, e non ci sono dubbi che siano l’accoppiata più attesa del 2019. Sulla carta, il duo spagnolo rappresenta una vera e propria corazzata ma sono in tanti a chiedersi se tra Lorenzo – sempre diretto nelle sue dichiarazioni – e Marquez – indiscusso padrone di casa – saranno scintille.

Ago: “Se Lorenzo parte forte, con Marquez saranno scintille”

A dire la sua sulla rivalità interna e la possibilità che Lorenzo possa spodestare il campione in carica, Giacomo Agostini. “Nessuno vuole essere sconfitto, men che meno dal compagno di squadra. Purtroppo vincerà uno solo, e mi aspetto duelli anche duri, se saranno alla pari sarà inevitabile una buona dose di astio ha detto il 15 volte iridato in un’intervista a Moto.it – . Se Lorenzo correrà come sa fare sarà una gran bella battaglia. Anche se Marquez naturalmente conosce bene la Honda, è fortissimo e sa guidare anche oltre il limite”.

Tutto dipenderà “da come parte Jorge – ha aggiunto Agostini – se replicherà quello che ha fatto con la Ducati, allora tutto filerà liscio e si vorranno bene; se invece partirà subito ad alto livello saranno duelli accesi e discussioni assicurate”. Quando poi gli è stato chiesto di dare un consiglio al team manager Honda, Alberto Puig, che si ritroverà a gestire il rapporto tra i due al box, Agostini non ha dubbi: “Solo un consiglio: che li tratti alla pari e non dia ascolto alle polemiche. In partenza non devono esserci numero uno e numero due: sono due campioni, li accontenti entrambi e poi saranno i primi risultati a dire chi è il numero uno. Bisogna solo aspettare le prime gare”.

Giacomo Agostini / Getty
in foto: Giacomo Agostini / Getty

Infine, una battuta anche su Valentino Rossi che a 40 anni – che compirà il prossimo 16 febbraio – sarà al via della sua 24 stagione in MotoGp. “Lui è sempre lì tra i migliori, però i ragazzini di 20 e 25 anni hanno la testa diversa.  Da ragazzo ero entusiasta di andare a correre il TT, poi ho visto il rischio e non ci sono più voluto tornare. Rossi corre da professionista, direi, ed è giusto così: cerca di ridurre il rischio”.