L'Italia torna a vincere a Brno dopo nove anni. Merito, dopo Valentino Rossi, oggi quarto e di meglio non avrebbe potuto fare, di Andrea Dovizioso alla centesima in Ducati. Una vittoria d'orgoglio e di intelligenza, un marcare il proprio ruolo anche nel box Ducati dopo frecciate reciproche a mezzo stampa con Lorenzo. Eppure, alla fine, è proprio il compagno di squadra l'alleato più inatteso e più prezioso. Perché lancia il primo vero attacco a tre giri dalla fine con un azzardo di doppio sorpasso ai confini della realtà, e soprattutto perché a due curve dalla fine infila Marquez che deve trattenere il suo desiderio di vittoria e accontentarsi del podio alla centesima in top class.

Terza vittoria Ducati a Brno

Gigi Dall'Igna continua con ostentata imperturbabilità a lisciarsi la barba sale e pepe mentre Dovizioso e Lorenzo duellano per firmare la terza vittoria Ducati a Brno dopo il back to back di Casey Stoner fra 2007 e 2008. Duellano per l'orgoglio interno, per prendersi il ruolo di primo attore da qui alla fine del Mondiale. Ne esce meglio Dovizioso, anche più pulito nelle curve pennellate per tutti gli ultimi due giri, che si prende la decima vittoria in top class, la diciannovesima nel Motomondiale.

Lorenzo difende il compagno e un po' anche se stesso, il suo quinto posto solitario nella classifica per maggior numero di vittorie in classe regina, 67, una in più proprio di Marquez. Stavolta, come non capitava dal 2009, non ci sono Honda nelle prime due posizioni a Brno.

Le 100 di Marquez

La 78 prima fila in 100 gran premi in top class avvia la gara speciale dello spagnolo, che tocca un traguardo straordinario, a 25 anni e 169 giorni.

Ha mascherato le sue intenzioni in pista, come ha nascosto piani e strategie prima della gara.  "Impossibile su questa pista fare un giro perfetto. E' molto difficile e penso che non sia riuscito a farlo nessuno. Il giro qui è molto lungo" diceva, e giocava di pretattica anche sulla tattica e la scelta delle gomme. "Quando tutti avranno la gomma nuova sarà difficile fare la differenza, ma dopo sarà una gara lunga" spiegava, e intanto metteva un avversario nel mirino, lo indicava come il favorito su cui fare la corsa: Andrea Dovizioso. Sarà ottimo, e forse facile, profeta.

Marquez lo marca, e a poco più di dieci giri dalla fine con Dovi e Rossi staccano gli altri, Lorenzo compreso, anche se non abbastanza da creare un cuscinetto di sicurezza su cui poggiare.

Non è il più giovane di sempre a toccare le 100 gare in classe regina, John Hopkins ci arrivò a 24 anni e 348 giorni. Delle 99 gare fin qui disputate in top class, lo spagnolo ne ha vinte 40 ed è salito sul podio 70 volte, oltre a essere partito dalla pole 48 volte. Marquez, che raggiungerebbe Lorenzo a 67 al quinto posto tra i più vincenti di sempre in top class, ha vinto 4 mondiali e conquistato 1715 punti. Dopo 100 gare Valentino Rossi aveva già vinto 5 Mondiali, con 54 successi e un totale di 1957 punti. La differenza, ha detto El Cabroncito, sta soprattutto nella prima parte di 2015, nelle due cadute al Mugello e al Montmelo che ha ricordato come il più grande rimpianto della carriera. Il passato non l'ha dimenticato, dal passato ha imparato a contenere il lato oscuro del Marc-attack.

Desmodovi accende il finale

Desmodovi tiene il gruppone compatto, aspetta ad accendere la miccia. Si mantiene sul piede dell'1.57.4-1.57.4, un secondo più lento di quanto ci si sarebbe potuti aspettare. Marquez sornione aspetta, Lorenzo frena forte ma non interpreta la sua solita gara da uomo solo al comando.

Lo scambio di posizioni con Rossi, solito animale da gara, nella parte centrale del gran premio, vive di entusiasmi e di attese. La Ducati, che nel weekend ha lavorato benissimo per aumentare la trazione in uscita di curva,

Andrea Dovizioso celebra la sua centesima prova da ducatista dalla pole. È la sua sesta in carriera nella classe regina, la prima da Sepang 2016 e la prima in condizioni asciutte da Losail 2015. Lo splendido giro di ieri, ben oltre le aspettative, però non conta la domenica. I valori delle libere non hanno chiarito la reale differenza sul passo gara, si va a sensazioni, con poche certezze, d'istinto più che di testa.

"Abbiamo fatto un grande passo avanti rispetto a venerdì" ha detto ieri Lorenzo. "Eravamo persi, mentre ora siamo tra i migliori. Credo che il 90% del miglioramento che ha fatto la moto sia merito dei cambiamenti che abbiamo fatto tra ieri e oggi, ma certamente la carena mi ha aiutato un po' per fare questo salto in avanti".

Carena che si trasforma nel vero valore aggiunto, anche per Petrucci. La doppia asola sotto il cupolino, e la presa tra le due fessure, una per lato, "non ha punti deboli" ha detto il ternano. "La nuova carena conferisce più agilità, poi non perdiamo in velocità e nemmeno in frenata. Stiamo parlando di una perdita di un kmh su 350, certo. Non ti fa guadagnare 30 chilometri orari in rettilineo o girare un secondo più forte, in MotoGP contano anche i millesimi".

Valentino, l'uomo della domenica

Rossi, con la media davanti, parte meglio e duella con Dovizioso per i primi giri. Si muove aggressivo mentre dietro Marquez maschera le intenzioni poi libera quella voglia di mettersi sempre e comunque davanti. Sapeva, il Dottore versione uomo della domenica, di dover correre in difesa su una Yamaha terza o addirittura quarta forza visti i valori del weekend.

Rossi ha piazzato un gran giro a sessione ma sul passo, diceva, la M1 va veramente piano. Gli resta anche il ruolo di unico portabandiera Yamaha da subito, quando Vinales che azzarda la soft dietro finisce stretto in una caduta a tre con Bradl, poco abituato alle gare ed effettivo innesco del tamponamento, e Smith. Non si fida della hard al posteriore, Rossi, che mantiene la media, scelta di sicurezza e con meno interrogativi. "Potremmo addirittura fare una gara in difesa perché il posteriore, dopo qualche giro, inizia a scivolare molto e il nostro passo non è il massimo" ha detto ieri.

Il tuning dalla fine delle qualifiche, la sistemazione dei dettagli, e il cielo nuvolo che abbassa la temperatura dell'asfalto aiuta Rossi ad andare un po' più veloce. Almeno finché davanti non cominciano a fare davvero sul serio. E a otto giri dalla fine, il Dottore si vede sfilato anche da Crutchlow e Lorenzo, con una moto più sicuro e dall'anteriore più stabile. Ha sperato di poter stare con i primi, di tirare al massimo, di staccare al limite, ma vede avanzare una riga nera sulla spalla della gomma anteriore. Un messaggio, un allarme, la rinuncia a un sogno ma non allo spirito del campione. All'ultimo soffio, passa Crutchlow e chiude quarto. Applausi, sipario.