Maverick Vinales / Getty
in foto: Maverick Vinales / Getty

Non sta più nella pelle Maverick Vinales ma non potrà ancora dire nulla, almeno fino alla vigilia del Gp d’Italia al Mugello, fino a quando il team Suzuki non deciderà di annunciare che dalla prossima stagione il talento catalano non sarà più in sella alla GSX-RR con cui al Gp di Francia di Le Mans ha trovato il miglior piazzamento in carriera MotoGp, cogliendo un podio che alla factory di Hamamatsu mancava dal 2008, quando era Loris Capirossi a chiudere terzo al traguardo. Il talento 21enne è il nuovo compagno di squadra di Valentino Rossi in Yamaha, erede della sella lasciata libera da Jorge Lorenzo che dalla prossima stagione raggiungerà uno dei due Andrea, Iannone o Dovizioso, in Ducati. Ma chi è Maverick, che già per il nome, scelto da papà Angel, ispirato dal film cult, è già quotato ad essere il Top Gun della MotoGp?

Il debutto nel Motomondiale

Nato a Figueres il 12 gennaio del 1995, Vinales esordiva nel motociclismo agonistico nel 2009, al debutto nel Cev, il campionato spagnolo di velocità, in classe 125. La prima vittoria era arrivata in quella stessa stagione, sul circuito di Jerez de La Frontera, che Maverick chiuse da vice campione della classe cadetta. Il titolo spagnolo arrivava l’anno successivo, nel 2010, chiudendo l’anno anche con il titolo europeo, nel campionato disputato in gara unica ad Albacete. Nel 2011, l’esordio nel Motomondiale, in classe 125cc, con il team Pev Blusens-SMX Paris Hilton in sella all’Aprilia. Al quarto round stagionale, la prima vittoria nel mondiale, a Le Mans, guadagnata con un sorpasso all’ultima curva ai danni di Nicolas Teros, poi ancora in Olanda, sullo storico circuito di Assen, quindi a Sepang e a Valencia, ultimi due round stagionali, con cui agguantava la terza piazza nel mondiale. Nel 2012, sempre con lo stesso team nella nuova classe Moto3, in sella a una FTR Honda M312, confermava il terzo posto nel mondiale, amareggiato dalla poca competitività della moto schierata dal team.

Il titolo in Moto3

La prima grande svolta in carriera arrivava nel 2013, con il passaggio al team Calvo al fianco di Ana Carrasco, in sella alla KTM RC 250GP. Sempre sul podio nei primi otto round del mondiale, durante la stagione Maverick coglieva tre vittorie (Jerez, Le Mans e Valencia) otto secondi posti e quattro terzi posti, vincendo il titolo della classe Moto3 all’ultimo round, con un bottino di 323 punti iridati, complici la caduta del leader del mondiale Luis Salom e il terzo posto di Alex Rins, sverniciato sul rettilineo del traguardo. Nel 2014 il passaggio in Moto2, in sella alla Kalex del team di Sito Pons, al fianco dello stesso Salom battuto l’anno precedente. Durante la stagione ottiene quattro vittorie, altrettante piazze d’onore e un terzo posto, terminando il mondiale al terzo posto in classifica, alle spalle di Tito Rabat e Mika Kallio.

L’approdo in top class

Passato in MotoGP nel 2015 con il team Suzuki Ecstar, ritornato in classe regina dopo due anni di assenza, sotto la gestione di Davide Brivio, il manager brianzolo che dodici anni prima era riuscito a strappare Valentino Rossi alla Honda per portarlo in Yamaha, Vinales mostrava di avere una grande dote, quella della calma, della voglia di non strafare, di non esagerare. A metà stagione le sue prestazioni erano già migliori di quelle del più esperto compagno di squadra, Aleix Espargaro, che chiudeva il mondiale con appena 8 punti di margine sul teammate. Per la seconda volta in carriera Rookie of the Year, dopo il riconoscimento già arrivato nel 2011, Vinales sta ora affrontando la sua seconda stagione in Suzuki, quinto in classifica piloti dopo i primi cinque round stagionali, ad appena 4 lunghezze di ritardo dal veterano della Honda, Dani Pedrosa, che lo precede in classifica piloti. A Le Mans, il miglior piazzamento in carriera MotoGp, terzo sul podio alle spalle di Lorenzo e Rossi, sullo stesso circuito dove aveva colto il primo successo nel Motomondiale.

Un futuro da top rider

Negli anni, Vinales è riuscito a mettere insieme delle innati doti di velocità e sensibilità oltre a una grande capacità di analisi che lo rende ingegnere al box. Lo spagnolo non teme il confronto diretto con Valentino Rossi che affiancherà dalla prossima stagione, pronto a giocarsi il campionato MotoGp con la stessa arma nelle mani del Dottore, senza temere che il confronto diretto con il nove volte iridato possa sminuire il suo talento. “Umile e lavoratore” come si definisce, ama essere al cento per cento, in pista e fuori. La sua storia con Kiara Fontanesi, la quattro volte campionessa del mondo di motocross femminile, procede infatti a tutto gas, lontano dalla confusione di Barcellona, nel paesino di Ponte Taro, vicino Parma, dove i due vivono lontano dai riflettori. Quanto al futuro, il suo obiettivo è ovviamente quello di laurearsi campione del mondo della MotoGp, senza finzioni, dicendo sempre quello che pensa. E se proprio dovesse rubare qualcosa ai top rider…

Da Rossi mi piacerebbe prendere la facilità che ha con la gente, il suo rapporto con la stampa. Sarebbe bello avere il suo carisma. Ma non lo copierei mai, voglio essere me stesso per sempre

Da Lorenzo ruberei la freddezza, dei suoi rapporti con i media e della personalità, invece, non prenderei niente

Da Marquez invece l’aggressività – confessava in una recente intervista a Gds alla vigilia del Gp delle Americhe di Austin, prima che il sogno Yamaha diventasse realtà.