in foto: Valentino Rossi a colloquio con il capotecnico Silvano Galbusera / Getty Images

Durante il 2017 il team Yamaha MotoGP ha vissuto la sua peggiore stagione degli ultimi dieci anni. Dal 2008, anno dell’arrivo di Jorge Lorenzo in squadra, la casa di Iwata aveva sempre conquistato il titolo di campione o vice campione del mondo con i suoi piloti, cosa che non è accaduta nel 2017. Maverick Vinales ha chiuso il campionato con il terzo posto e Valentino Rossi non è andato oltre la quinta piazza in tabella punti. E se l’incredibile pre-stagione e le tre vittorie nelle prime quattro gare di Vinales sembravano predire un campionato completamente diverso, i problemi sofferti da Rossi già durante i test invernali erano evidente presagio delle difficoltà tecniche che sarebbero arrivate in seguito.

“Rossi non ha mai avuto le sensazioni del 2016″

Per cercare di capire come sono andate le cose in Yamaha, Mat Oxley ha intervistato per Motor Sport Magazine Silvano Galbusera, capo tecnico di Valentino Rossi, e quello che è emerso è che una serie completa di problemi relativi alla M1 2017, a partire dall’entrata in curva all’angolo raggiunto in piega, oltre alla mancanza di grip durante le fasi di accelerazione.

È stata una stagione terribile – ha ammesso Galbusera – Nel 2016 Valentino ha avuto un buon feeling con la moto, ma distruggevamo la gomma posteriore a 5-6 giri dalla fine. Per il 2017, Yamaha ha modificato la moto per risparmiare la gomma. In alcune piste è andata bene, ma Valentino ha perso le sensazioni di cui aveva bisogno, non riusciva a entrare nelle curve velocemente e a mantenere la traiettoria. La moto del 2016 era più facile da guidare, con un miglior feedback dalle gomme, quindi si poteva spingere di più, ma usavamo troppo la gomma posteriore. All’inizio del 2017 abbiamo capito che la nuova moto non era al canto per cento per Valentino. Allo stesso tempo, Maverick era molto, molto veloce. Le prime gare non sono state poi così male per noi, ma dopo non siamo riusciti a trovare l’impostazione giusta. La Yamaha ha cambiato un po’ il telaio, con geometria diversa e rigidità simile, ma Valentino non ha mai avuto la sensazione che aveva nel 2016. Se il pilota non riesce a fare una bella traiettoria in curva, poi è ‘in ritardo’. Questo gli fa perdere un po’ di tempo, quindi apre di più il gas per recuperare quel tempo, quindi usa troppo la gomma posteriore. Durante la stagione 2017 abbiamo dovuto spesso smettere di pensare a migliorare i tempi sul giro per iniziare a pensare a come salvare la gomma posteriore. Quindi abbiamo ridotto la potenza, risparmiando gomma, ma questo ci è costato accelerazione. Non abbiamo potuto sfruttare tutta la potenza del motore, perché la moto non era in grado di accelerare senza spinning e senza distruggere lo pneumatico

In vista del 2018 la Yamaha dovrà certamente trovare un migliore bilanciamento in termini di telaio. Tuttavia, ritiene Galbusera, uno dei più grandi problemi della M1 2017 è derivato dalla gestione elettronica del software Magneti Marelli. Sotto questo aspetto le rivali Honda e Ducati avrebbero il vantaggio di conoscere a fondo il software perché, diversamente dalla Yamaha, tra le loro fila vantano personale del gigante dell’elettronica italiana.

Penso che Honda e Ducati attraverso l’elettronica abbiano scoperto qualcosa nell’erogazione di potenza. Se si ascoltano le loro moto, si sente meno rumore di taglio da parte dell’elettronica, quindi hanno una migliore accelerazione. Yamaha ha bisogno di lavorare sull’elettronica per trovare qualcosa di simile, perché abbiamo bisogno di accelerazione senza distruggere la gomma. La Ducati ha lavorato con Magneti Marelli per molti anni e l’anno scorso HRC ha assunto un ingegnere elettronico che aveva lavorato in Ducati e poi in Magneti Marelli. Queste persone sanno tutto del sistema, quindi è più facile per loro trovare l’impostazione giusta”.

Rossi, Vinales e Zarco a confronto.

Durante la scorsa stagione, Rossi e Vinales hanno corso su quattro telai diversi a partire dalla versione base del Qatar passando per un’evoluzione 1.0 di giugno a una 2.0 ad agosto, fino al passo indietro nell’ultima gara del mondiale con l’azzardo del ritorno al telaio 2016. Una mossa sembrata disperata e che, ad ogni modo, non ha dato i risultati sperati, con Rossi 5° al traguardo e un ritardo di oltre 13 secondi da Johann Zarco che con la Yamaha 2016 aveva lottato per la vittoria fino all’ultima curva dell’ultimo giro. Tra i tre piloti, importanti differenze anche per quanto riguarda lo stile di guida su cui si è poi focalizzata l’analisi di Galbusera.

Maverick è più leggero di Valentino, quindi è più gentile con la gomma posteriore e riesce a preservarla meglio. Le impostazioni per la frenata sono spesso molto simili, anche se Valentino è più alto e pesante, quindi ha bisogno di un setting leggermente più efficace. Le impostazioni di Maverick sono simili a quelle usate da Jorge – Lorenzo. Johann è invece un po’ più leggero di Valentino ed è molto gentile sia con l’anteriore che con il posteriore, quindi può utilizzare impostazioni molto morbide. Le stesse impostazioni non funzionano per Valentino che ha bisogno di più supporto davanti e dietro, per come frena e accelera”.