Il caso Ducati, finito davanti al tribunale della FIM che deciderà se l’appendice al forcellone utilizzata dalle GP19 nella gara di apertura in Qatar è irregolare o meno, minaccia i rapporti all’interno dell’Associazione dei costruttori impegnati in MotoGP (MSMA).

“Per difenderci abbiamo dovuto svelare i nostri segreti”

Il ricorso presentato da Aprilia, Honda, Suzuki e KTM potrebbe infatti voler dire un prima e un dopo nelle relazioni con la Ducati all’interno della MSMA che nel 2018 ha eletto come suo presidente Claudio Domenicali, l’amministratore delegato di Ducati. Il reclamo presentato dalle altre squadre ad eccezione della Yamaha che, nell’ultima gara della passata stagione a Valencia, aveva montato una soluzione simile sul bagnato, è stato interpretato come un cambio radicale rispetto al modo in cui sono state sempre discusse le questioni tecniche in MotoGP, cioè all’interno della MSMA e coinvolgendo il direttore tecnico Danny Aldridge.

Questa volta, invece, la decisione verrà presa dalla Corte di Appello della FIM sulla base delle deposizioni e delle memorie tecniche che le squadre hanno depositato martedì scorso. “Nel presentare la difesa abbiamo già dovuto svelare parte dei nostri segreti in un’area che i nostri rivali avevano trascurato – ha detto il direttore generale del Reparto Corse Ducati, Gigi Dall’Igna a Gazzetta dello Sport – . Fosse per me, non avrei mai detto a cosa serviva quell’elemento. Mi sono anche arrabbiato con Petrucci che nei test aveva parlato di raffreddare la gomma”. Una situazione inedita che il campionato MotoGP si troverà inevitabilmente ad affrontare ora che, insieme al particolare Ducati, viene contestato anche l’operato il direttore tecnico che ha approvato il particolare montato al forcellone delle GP19.