da sinistra, Niki Lauda (Ferrari) e James Hunt (McLaren), GP del Belgio, Zolder, 5 giugno 1977.
in foto: da sinistra, Niki Lauda (Ferrari) e James Hunt (McLaren), GP del Belgio, Zolder, 5 giugno 1977.

La stagione di Formula 1 del 1976 per alcuni è preistoria, per altri è gioventù. A colmare questo gap generazionale interviene Ron Howard che con il film Rush, ultima attesissima opera del regista premio Oscar di Apollo 13 e Il Codice da Vinci, ripercorre l’accesa sfida per il titolo mondiale tra James Hunt, il “playboy” del Circus, e Niki Lauda, la leggenda vivente della F1. Un film quindi, e non un documentario, a narrare ai più giovani di una stagione in cui la sicurezza in pista era ai minimi livelli e a ricordare ai meno giovani la passione e il coraggio di un uomo capace di riconoscere la paura e di accettarne le dolorose conseguenze. Dopo quasi 50 anni da “Gran Prix” di John Frankenheimer, ultimo grande blockbuster di Hollywood sulla F1, il grande schermo torna a parlare della lotta tra piloti, del rischio, della paura, della passione: ingredienti di un film di successo ma anche di una stagione i cui eventi lasciarono stupiti tutti, stampa, pubblico e persino la Ferrari.

La lotta – Reduce dal titolo mondiale conquistato nella tappa di Monza, Niki Lauda nel 1976 parte da favorito per la corsa al titolo iridato. Per il pilota austriaco e la Ferrari, binomio vincente della stagione precedente, il mondiale inizia alla grande. Subito vincente già dalla prima gara, il GP del Brasile, Niki Lauda centra il gradino più alto del podio anche in Sud Africa riuscendo a chiudere davanti al suo inseguitore, James Hunt, nonostante i problemi allo pneumatico. Dopo il secondo posto della tappa statunitense, è la volta della GO di Spagna. Niki Lauda arriva su circuito di Jarama dopo un incidente avvenuto nella sua casa di Salisburgo nel quale l’austriaco riporta diverse fratture. Nonostante le sue condizioni, Lauda decide di prendere parte alla gara e la sua Ferrari viene modificata al posto guida, con l’inserimento di materiale morbido all’altezza della costola fratturata. Al via il pilota austriaco si porta subito in testa, passando James Hunt che partiva dalla pole. Ma il britannico della McLaren risponde al 32esimo giro, passando il pilota della Ferrari che, a causa di una manovra di difesa non perfetta, comincia ad accusare sofferenza per le sue condizioni fisiche. Niki Lauda riesce a contenere il dolore chiude con un ottimo secondo posto. Ma è il giallo: Hunt viene squalificato perché gli pneumatici posteriori della sua McLaren hanno una misura non regolamentare. Alla decisione si appella la McLaren che, dopo circa due mesi, riesce a far riammettere il suo pilota in classifica, convertendo la squalifica in una sanzione pecuniaria. Nel frattempo Lauda passa primo sotto la bandiera a scacchi in Belgio e a Monaco, mentre in Svezia chiude terzo. Questa serie fortunata di podi permette al pilota austriaco arrivare al GP di Francia da leader della classifica iridata – 52 punti – con un vantaggio di 35 lunghezze da quello che sarebbe diventato il suo diretto avversario a fine stagione. In Francia Lauda è costretto al ritiro per la rottura del motore. Ad approfittarne è proprio James Hunt che, bruciato in partenza, riacquista la posizione e sale sul gradino più alto del podio per la terza volta nel mondiale.

Il rischio – È la volta della nona prova stagionale, il GP di Gran Bretagna. Per la tradizionale alternanza, anziché a Silverstone, nel 1976 si corre sul circuito di Brands Hatch. In qualifica è Niki Lauda a far segnare il miglior crono, seguito a soli 6 centesimi da James Hunt. Dietro ai due rivali scattano Mario Andretti della Lotus e Clay Regazzoni su Ferrari. Al via l’impensabile. Regazzoni riesce a passare James Hunt ma alla prima curva colpisce la vettura di Niki Lauda. La sua Ferrari, in testacoda, tocca anche quella di Hunt e viene tamponata da quella di Jacques Laffite. È bandiera rossa. In quegli anni il regolamento prevedeva che i soli piloti che avessero terminato il giro in regime di bandiera rossa, potessero riprendere la gara. Ma per evitare le proteste del pubblico, il pilota di casa, James Hunt viene riammesso in gara nonostante, dopo l’incidente, fosse riuscito a riportarsi in griglia con la vettura non titolare. E, come se nulla fosse accaduto, giunge la decisione di ripartire, annullando la prima partenza, e di compiere tutti i 76 giri totali. Come compromesso alla decisione presa nei confronti del britannico, a Regazzoni e Laffite è consentito riprendere la gara con il muletto, mentre la McLaren titolare di Hunt era stata nel frattempo riparata. Al secondo via è Niki Lauda a condurre la gara. Dietro di lui Hunt e Regazzoni. Al 26esimo giro un ulteriore colpo di scena: Laffite e Regazzoni vengono squalificati proprio perché ripartiti con il muletto. Nonostante la decisione, per i due piloti il risultato in gara non sarebbe poi cambiato più di tanto, essendo costretti entrambi al ritiro per problemi alle vetture. Dopo 45 tornate, James Hunt riesce a portarsi al comando, sfruttando i problemi che Niki Lauda soffriva al cambio, e a chiudere primo sotto la bandiera a scacchi davanti al pilota austriaco. Al termine della gara non mancarono i reclami per la decisione di riammettere Hunt. Inizialmente rigettati dalla direzione della corsa, vennero accolti dalla FIA che, dopo oltre due mesi, decide per la squalifica del britannico.

La paura – È il 1° agosto 1976. Sul “vecchio” Nurburgring si corre l’ottava tappa del mondiale. A scattare dalla pole position è James Hunt che in qualifica fa segnare il miglior crono davanti a Niki Lauda. Pochi minuti prima della partenza, qualche scroscio di pioggia. Per i piloti gomme da bagnato. Dopo il via le condizioni della pista migliorano e in molti decidono al termine della prima tornata, di cambiare gli pneumatici. È al secondo giro che la vita di Niki Lauda ne esce segnata per sempre. Il pilota austriaco perde il controllo della vettura e si schianta contro le barriere. L’impatto è terribile. Le fiamme avvolgono rapidamente la Ferrari che viene colpita dalle vetture di Harald Ertl e Brett Lunger. Niki resta intrappolato in un inferno di fuoco. È l’atto di coraggio di Guy Edward, Harald Eartl e Arturo Merzario a strappare via Lauda alla morte.

Il coraggio – Mentre l’austriaco è lontano dalle piste, James Hunt recupera lo svantaggio accumulato in campionato. Ma la voglia di vivere e di vincere trasformano Niki Lauda dal un pilota “computer” alla leggenda. Erano trascorsi appena 42 giorni dall’incidente del Nurburgring quando Lauda decide di tornare, al GP d’Italia. Le ferite ancora aperte e doloranti non fermano Niki che indossa un casco di due taglie in più per non stringere le bende che avvolgevano la testa. Una passione per le corse che viene ripagata da un piazzamento in gara a un soffio dal podio. Ma il coraggio dimostrato al GP d’Italia non è nulla a confronto con quello mostrato nella gara finale del campionato. Niki arriva in Giappone ancora da leader della classifica. La gara inizia sotto una pioggia torrenziale. E il coraggio di Laura riconosce la paura. Dentro il pilota c’è l’uomo: a due giri dalla partenza Lauda si ritira, ammettendo che è da pazzi correre in quelle condizioni, nonostante la Ferrari avesse proposto di dare la colpa a un problema elettrico. Hunt invece resta in pista e ottiene un piazzamento che gli consente di vincere il titolo mondiale, con un solo punto di vantaggio dal pilota austriaco.

La passione – Lauda è un pilota diverso da quelli del suo tempo. La decisione del Giappone provoco non poche reazioni, tanto che l’anno successivo Niki non era più prima guida della Ferrari. Lauda non si fece assoggettare da quella decisione e, a quello smacco morale, rispose con un titolo mondiale, il secondo della sua carriera, conquistato in anticipo, con il quale lasciò la Ferrari. Fu scandalo. Poi l’abbandono delle corse e l’inaspettato ritorno, vittorioso, nel 1984, ad aggiungere alla storia della F1 un precedente che ancora oggi resta unico, conquistare un titolo mondiale dopo un periodo di interruzione delle gare. Una passione che ancora oggi resta inarrivabile. È proprio il caso di dire… come lui nessuno mai.