Aleix Espargaro durante un allenamento in Sudafrica / Instagram
in foto: Aleix Espargaro durante un allenamento in Sudafrica / Instagram

Non è più solo uno scherzo. Aleix Espargaro sarà al via della Cape Epic, la più importante gara di mountain bike a coppie che si tiene ogni anno in Sudafrica. Il maggiore dei fratelli Espargarò che quest’inverno si era divertito a far credere che avrebbe lasciato la MotoGP per debuttare nel Mondiale di ciclismo, fa sul serio e da domani 17 marzo, sfruttando le due settimane di pausa tra la prima gara del campionato MotoGp in Qatar e la seconda in Argentina, sarà al via della prima tappa dell’impegnativa marathon che in otto giorni coprirà un totale di 624 chilometri di cui 16 di dislivello positivo.

Espargarò al via della Cape Epic

Aleix, che ad Andorra spesso si allena con ciclisti professionisti, si è accuratamente preparato per l’occasione: “Non ho mai partecipato a una gara di livello internazionale, così dura e lunga, ma mi sono preparato molto e mi sono allenato ogni volta che ho potuto. Quello che vorrei è rimanere competitivo anche nelle ultime tappe. Il mio principale obiettivo sarà quello di sostenere fisicamente una gara di otto giorni con un livello molto alto, visto che si andrà molto veloce. Se poi non ci saranno problemi meccanici o fisici, credo che potremmo lottare per le prime 25 o 30 posizioni, sarebbe davvero un risultato impressionante”.

Al suo fianco ci sarà il veterano Ibon Zugasti. “Anche se suona più come un cliché, mi è stato detto di prenderla con calma – ha aggiunto Espargarò – . Sono più di 16mila metri di dislivello positivo in ​​otto giorni, che sono qualcosa di pazzesco, ma mi hanno anche detto che sono molto più divertenti le tappe che passano da meno a più. Sono tappe molto lunghe, con percorsi di almeno quattro ore al giorno. Sanno che mi sono allenato molto, sto bene fisicamente ma sono giovane e anch’io sono ansioso”.

Se non fosse diventato un pilota della MotoGP, Espargaro avrebbe voluto dedicarsi al ciclismo: “Sì, mi sarebbe piaciuto essere un ciclista professionista. La verità è che, scherzando, ho detto molte volte che sono stato un ciclista frustrato. È una passione che ho da bambino anche se sono passati quattro o cinque anni da quando mi sono realmente appassionato a questo sport e mi piacerebbe molto, in futuro, cercare di essere ancora più competitivo in mountain bike e in bici, su strada, che mi piace anche molto”.