"Non ci sono significativi e rilevanti elementi non disponibili al momento della decisione". Con questa motivazione il collegio dei commissari, riuniti a Le Castellet per esaminare la richiesta di revisione della Ferrari sulla penalità inflitta a Vettel in Canada, ha respinto l'istanza della scuderia di Maranello confermando la sanzione di 5 secondi inflitta al tedesco a Montreal e rendendo ufficiale l'ordine d'arrivo della gara canadese dando così la vittoria a Lewis Hamilton.

L’amarezza di Sebastian Vettel sul podio del GP del Canada – Ferrari
in foto: L’amarezza di Sebastian Vettel sul podio del GP del Canada – Ferrari

Una decisione che scontenta tutti

Una sentenza che, se possibile, scontenta tutti: dalla Rossa, convinta di avere in mano "prove schiaccianti" riguardo la non colpevolezza di Vettel, come confermato dal direttore sportivo Laurent Mekies, ai grandi ex come Mansell e Andretti, scesi in campo per difendere il tedesco chiedendo di lasciar liberi i piloti di lottare in pista seppur nel rispetto reciproco, passando per i protagonisti attuali della Formula 1 che nella giornata d'apertura del GP di Francia si erano schierati a favore del quattro volte campione del mondo giudicando la penalità inflitta al pilota della Ferrari "troppo severa". Scontenta, alla fine, anche la stessa Mercedes e a Lewis Hamilton che, quasi sicuramente, avrebbero preferito giocarsi le proprie chance in pista senza passare per la scuderia che ha tratto vantaggio da una decisione controversa. Il collegio dei commissari non ha voluto sentire ragioni perdendo l'occasione di dare nuova linfa a una competizione troppo spesso prigioniera delle sue stesse regole: in Canada, infatti, era andato in scena un duello all'ultima staccata tra due grandi campioni, uno di quegli scontri capace di emozionare tifosi e addetti ai lavori e di farsi ricordare per molti anni, proprio come succede ancora oggi parlando, ad esempio, della battaglia tra Arnoux e Villeneuve a Digione o, arrivando a tempi più recenti, per gli anni d'oro della Ferrari di Michael Schumacher. Una battaglia senza contatti che, però, è stata cancellata da una decisione forse nel rispetto delle regole, ma decisamente contraria alla natura stessa della Formula 1 fatta di manovre al limite e grandi duelli a velocità folli.

A perdere, quindi, non è solo la Ferrari ma l'intera Formula 1: la decisione dei commissari, seppur avvalorata dal regolamento, è di quelle in grado di fare giurisprudenza anche negli anni a venire privando, però, la massima categoria del motorsport di quella componente spettacolare da più parti invocata e sempre più difficile da ritrovare nei Gran Premi moderni. Una sentenza che non rende giustizia alla storia dell'intero movimento motoristico. Le battaglie in pista, in quest ultimi anni, sono sempre più rare da vedere e al posto dei sorpassi o delle grandi rivalità, i tifosi sempre più spesso si vedono costretti a fare i conti con il consumo degli pneumatici, il risparmio del carburante o al massimo di sfide fatte di intertempi; tutte caratteristiche che appartengono al DNA della Formula 1, ma che stanno diventando fin troppo importanti rispetto all'azione in pista. Dopo la decisione dei commissari non è difficile immaginare piloti pronti ad aprirsi via radio al minimo tentativo di chiusura da parte dell'avversario costringendo il collegio a intervenire ad ogni occasione possibile. A vincere, nel caso dell'episodio che ha visto coinvolti Vettel e Hamilton, è stata senza dubbio la sicurezza, che proprio grazie alla Federazione e alle regole ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma a discapito dello spettacolo, lo stesso che tifosi, addetti ai lavori e piloti invocano da tempo senza essere ascoltati.