Ironia web sul #tenyearschallenge di Valentino Rossi
in foto: Ironia web sul #tenyearschallenge di Valentino Rossi

Ahi ahi ahi! Il #tenyearschallenge, l’ultima dilagante sfida con cui gli utenti dei social stanno mettendo a confronto due foto a distanza di dieci anni per testimoniare il passare del tempo, ha stregato anche i campioni della MotoGP. Ma non Valentino Rossi che, se partecipasse al nuovo tormentone, si ritroverebbe a fare i conti con il 2009, l’anno del suo ultimo titolo iridato. E così, se da una parte rivali come il suo ex compagno di squadra Jorge Lorenzo (che ha optato per due foto lontano dalle piste per evitare quel conflitto tra la vecchia tuta Yamaha e i nuovi colori Honda)  piuttosto che Marc Marquez (che invece twittato gli scatti del primo e dell’ultimo podio conquistati in carriera), il pesarese non si è prestato al nuovo gioco, lasciando agli altri lo sfizio di partecipare.

Peccato. Perché se c’è poco da sorridere di dieci anni di digiuno, è anche bello godersi i ricordi di una stagione in cui la “Gallina vecchia che fa buon brodo” ha regalato un altro uovo, il nono, dopo una stagione difficile come quella del 2009, la prima del monogomma Bridgestone che tra errori e colpi di scena alla fine lo ha visto assicurarsi il titolo a Sepang, con una gara di anticipo, grazie al terzo posto dietro a Casey Stoner e Dani Pedrosa. Una gara “sofferta come questo mondiale” aveva detto una volta arrivato al parco chiuso, ripercorrendo il meglio e il peggio di quell’annata. “Barcellona, con il sorpasso finale a Lorenzo, è stato il momento più divertente ed eccitante” confessava già allora il Dottore. “Dopo Indianapolis ed Estoril ho dovuto invece ritrovare la massima concentrazione, Lorenzo era gasato. E poi c’è stata la gara di Phillip Island, con l’errore di Jorge, e quella è stata la base per trovarsi qui”. Per Rossi il 2009 è stato anche l’anno dei 100 trionfi iridati. “Se raggiungerò le 122 vittorie di Agostini? Magari l’anno prossimo riesco ad avvicinarmi a quel record, dipenderà da cosa deciderò di fare, se continuare altri due anni, anche se ho già chiesto per sms a Domenicali – Stefano, l’allora capo della Gestione sportiva della Ferrari, ndr – se mi fanno provare, ma non mi ha ancora risposto”.

L’album dei ricordi di Valentino è però rimasto in soffitta, insieme a questi dieci anni in cui è accaduto davvero di tutto. Dal primo serio infortunio in carriera, nel 2010, che per la prima volta lo ha tenuto lontano dalle piste per tre GP, al suo addio alla Yamaha e il difficile biennio in Ducati, alla tragica morte dell’amico Marco Simoncelli, al ritorno sulla M1, al titolo sfumato all’ultima gara del 2015, dopo il litigio con Marc Marquez a Sepang e il veleno del “biscottone” spagnolo. E poi ancora l’arrivo del nuovo compagno di squadra, Maverick Vinales, con cui sembra d’accordo su tutto e su niente, tra gli alti e bassi di una M1 che da più di un anno lo tiene lontano dalla vittoria e dall’agognato del decimo mondiale.

Quel numero perfetto che, se prima era solo l’aritmetica a ricordargli che gli sfugge da dieci anni, ora è anche il giochino social a sottolineare come l’impresa non gli riesca da quell’ultimo mondiale. Un decimo che, in ogni caso, “non sarebbe il più importate” perché “vincere nel 2001 l’ultimo campionato della 500 a 2 tempi è stato un sogno, come anche vincere il mondiale del 2004, il primo anno con la Yamaha, anche quello è stato molto bello”.

Quella ormai alle porte sarà la sua 24esima stagione nel Motomondiale, la 20esima in top class, quando il prossimo 16 febbraio saranno 40 candeline e l’idea del ritiro non lo sfiora neppure. Legato alla Yamaha da un contratto che scadrà alla fine del 2020, Valentino ha ancora fame di vittorie: tra due settimane sarà di nuovo in pista a Sepang per il primo turno di test ufficiali della nuova stagione e chissà se questi dieci anni trascorsi tra sofferenze e delusioni non siano stati abbastanza lunghi per covare l’uovo del decimo mondiale.