Una pagina da girare il più in fretta possibile, una nuova da scriverne: Sebastian Vettel sfoglia il libro del mondiale tra un 2018 che non è andato come si sarebbe aspettato e un 2019 che dovrà per forza essere quello del riscatto per conquistare un titolo che comincia a farsi sempre più un miraggio. Il tedesco della Ferrari ha voglia di tornare ad esultare, ma soprattutto di farlo con la scuderia dei suoi sogni, quella del Cavallino.

Il bilancio sul 2018 e la voglia di rivincita del tedesco

Sono passate ormai 5 stagioni dal suo ultimo titolo, quello del 2013 con la Red Bull. Un digiuno fin troppo lungo per chi, nelle prime stagioni della carriera, aveva fatto immaginare di poter battere a mani basse il record di sette titoli conquistati da Michael Schumacher nel corso della sua carriera; il percorso, poi, si è complicato culminando in un 2018 colmo di errori che non hanno consentito al tedesco di giocarsi il campionato fino all'ultimo con Lewis Hamilton.

Essere in grado di lottare per il campionato è sempre una buona cosa ed è stato bello tornare, nelle ultime due stagioni, nella posizione di poter lottare per le vittorie, ma se si guarda al mondiale siamo ancora troppo lontani – ha ammesso al Galà FIA a San Pietroburgo -. La situazione sembrava positiva verso metà stagione, e forse anche nelle gare di Spa e Monza, ma dopo abbiamo avuto un significativo calo di prestazioni, che ha reso tutto più difficile. Hamilton e la Mercedes hanno avuto un'ottima sequenza di gare, dove hanno conquistato tante vittorie e il divario si è aperto piuttosto rapidamente. Io comunque voglio vincere con la Ferrari, è la mia ambizione e il mio obiettivo. Ovviamente ho ancora raggiunto questo obiettivo, perciò ci riproveremo.

La scomparsa di Marchionne ha rappresentato una grave perdita

Sconfitte, quelle della Ferrari, che sono coincise con la scomparsa del presidente Sergio Marchionne, morto lo scorso 25 luglio in Svizzera. Una perdita importate per la scuderia italiana, costretta a fare a meno della propria guida, così come per il tedesco che ha ricordato l'apporto del numero uno, sempre vicino agli uomini del Cavallino, soprattutto nei momenti di difficoltà: "La sua morte è stata senza dubbio una grave perdita. Il lavoro quotidiano è continuato normalmente, tutti sapevano cosa dovevano fare, ma non è stato facile. Abbiamo cercato di andare acanti perché lui avrebbe voluto così. Ci ha sempre messo molta pressione, ma ci ha anche aiutato; abbiamo cercato di rimetterci in sesto come squadra e andare avanti per rendergli giustizia" sono state le sue parole. Il 2019, oltre che per coronare il proprio sogno di diventare campione del mondo, potrebbe essere l'anno giusto anche per onorare al meglio la scomparsa del presidente regalando alla Rossa un titolo che a Maranello manca ormai da troppo tempo.