Jean-Eric Vergne ha deciso di dedicargli la vittoria del mondiale di Formula E, segno evidente che, nel mondo delle corse, nessuno lo ha dimenticato: sono passati 3 anni dalla morte di Jules Bianchi, ma il suo sorriso rimane indelebile nella mente di tutti gli appassionati dei motori che, ogni 17 luglio, rivolgono un pensiero verso il cielo ricordando uno dei talenti più puri strappati alla Formula 1 dal destino.

L'incidente a Suzuka, i soccorsi e l'addio

Un Fato beffardo quello toccato al pilota francese, accomunandolo al prozio Lucien Bianchi, morto nel 1969 durante le prove a circuito di Le Mans: era il 17 luglio del 2015 quando Bianchi smise di lottare, costretto in un letto d'ospedale dal terribile incidente capitatogli a Suzuka il 5 ottobre 2014 quando la sua vettura andò a sbattere contro una gru che stava rimuovendo la monoposto di Adrian Sutil, finita fuori pista. L'appuntamento con il destino era lì ad attenderlo, mimetizzato sotto forma di un mezzo di soccorso che si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato: uno schianto tremendo, l'impatto violento contro il mezzo e la situazione subito grave con il trasporto all'ospedale di Yokkaichi dove subì un intervento per ridurre l'ematoma al cervello. Una passione costata cara a Jules Bianchi, accomunato ai grandi del passato da un destino tremendo che lo ha privato della vita proprio mentre faceva quello che più amava, guidare una monoposto.

Una lotta terribile quella del pilota francese, poi la notizia che getta il mondo dei motori nello sconforto: Bianchi non ce l'ha fatta, si è arreso. Tante le dimostrazioni d'affetto alla famiglia da parte non solo dei piloti, ma da tutto il mondo: Nizza, la sua città natale, ha deciso di intitolargli una strada per rendere omaggio al suo talento. A distanza di tre anni da quel giorno il suo ricordo è più vivo che mai: da ogni parte continuano ad arrivare messaggi, come quello della Ferrari che, attraverso la propria pagina Twitter, ha voluto ricordare il pilota che faceva parte dell'Academy della Rossa e che, magari in futuro, avrebbe indossato i colori del Cavallino. Il destino ha deciso diversamente strappando alla vita il francese; il suo ricordo, però, anche a tre anni di distanza da quel tragico incidente, è più vivo che mai.