Un fulmine a ciel sereno, un lampo che squarcia il torpore dei motori abituati al letargo dell'inverno fatto solo di chiacchiere e motori a girare sul banco di prova, lontani dalla pista: questo è stato, ormai 5 anni fa, l'incidente di Michael Schumacher, avvenuto sulle nevi di Meribel in un 29 dicembre che sembrava uno come tanti altri. Da quel momento in poi, per il campione tedesco, di consueto non c'è più stato nulla: pochi attimi capaci di rivoluzionare un'esistenza intera lasciando segni, probabilmente indelebili, sull'esistenza del pilota più vincente della Formula 1 e sulla sua famiglia.

Michael Schumacher con la moglie Corinna – Getty images
in foto: Michael Schumacher con la moglie Corinna – Getty images

L'incidente sulle nevi di Meribel

"Il fatto che il destino abbia lasciato che la testa di Michael sbattesse così gravemente contro una pietra è ancora difficile da capire per me". Parole di Jean Todt, ma che riassumono alla perfezione il pensiero di gran parte dei fan di Michael Schumacher, scossi dalla notizia del suo incidente: una caduta sugli sci, quella capitata al campione tedesco, difficile da spiegare per tutti. L'impatto con una roccia, la corsa in ospedale a Grenoble, le ore tra la vita e la morte e l'operazione dei medici che ha tenuto in vita Schumacher. Prima il coma, poi il risveglio e il trasporto nella sua residenza di Gand dove è iniziata la riabilitazione. Una strada, quella intrapresa dall'ex Ferrari e dalla sua famiglia che ne protegge in maniera morbosa la privacy, della quale non si vede la fine; il percorso riabilitativo è lento e doloroso, soprattutto per chi sta accanto al campione. Cure, quelle alle quali si sottopone Schumacher, che hanno un costo elevatissimo – quantificato in circa 22 milioni di euro dal giorno dell'incidente – e che non assicurano il risultato, ma il tedesco e chi gli sta intorno non hanno nessuna intenzione di mollare.

Il tedesco prosegue le cure

Pochissimi coloro che sanno realmente la situazione: il rispetto della privacy è sacro anche se le ultime indiscrezioni riportate dal Daily Mail parlano di un leggerissimo miglioramento con Schumacher non più costretto a letto dai macchinari grazie a nuovi trattamenti. Novità non confermate ne smentite, così come tante altre notizie sulle sue condizioni; dal giorno dell'incidente, infatti, la famiglia ha emesso un solo bollettino medico ufficiale, all'indomani del ricovero, in cui si parlava di lesioni cerebrali sparse, quasi una sentenza. Da allora sono state tante le testimonianze di persone che hanno avuto modo di incontrare l'ex pilota: da Padre Georg, che ha ammesso come Schumacher "riesca a percepire l'affetto che lo circonda" sottolineando però come sia "un uomo malato", a Jean Todt, uno degli amici più fidati, che ha reso noto come i due abbiano assistito insieme all'ultimo GP del Brasile. Pochissime informazioni per tracciare un quadro dettagliato, ma che lasciano presagire come la strada verso il ritorno alla normalità, per il campione in difficoltà, sia ancora lunghissima.

Michael Schumacher e Jean Todt – Getty Images
in foto: Michael Schumacher e Jean Todt – Getty Images

La lunga lotta del campione

"I media non hanno mai parlato della vita di Michael e Corinna, quello è uno spazio privato. Un giorno mi disse che non voleva essere cercato per un anno, che voleva scomparire. Credo che il suo sogno fosse quello di riuscirci un giorno, è per questo che proteggo quello che è un suo desiderio non lasciando trapelare nulla" confidò la sua portavoce, Sabine Kehm, in una intervista alla Reuters qualche tempo fa. Proprio per questo poco o nulla si sa sullo stato di salute di Schumacher nonostante siano ormai passati ben 5 anni da quel 29 dicembre 2013 che cambiò per sempre la vita sua e dell'intera famiglia. L'unica cosa certa è che la lotta dell'ex pilota Ferrari prosegue senza sosta; "Keep Fighting" è il motto della fondazione che porta il suo nome, creata proprio per dare speranza a coloro che vivono situazioni analoghe al tedesco, un monito che tutti i tifosi di Michael Schumacher non hanno dimenticato continuando a sperare nel miracolo di poter rivedere, un giorno, il sette volte campione del mondo mostrarsi nuovamente in pubblico.