Novantatre millesimi. La frazione di un battito d'ali. Tanto separa Bottas e Vettel, i primi due uomini sul pianeta a scendere sotto il muro dell'1.11 sull'Isola di Notre Dame. Dopo 17 anni la Ferrari torna in pole in Canada. Nella terra di Gilles Villeneuve, Vettel riporta una Rossa davanti a tutti per la prima volta dal 2001, dai tempi di Michael Schumacher. L'altro uomo copertina è Max Verstappen, che dimentica errori e cadute, domina le tre sessioni di libere e in qualifica si mette davanti a Hamilton. Verstappen, che muove le folle anche in Canada, vuole essere in lotta per il Mondiale. E' la qualifica dei rimpianti per Ricciardo e Raikkonen, di nuovo poco incisivo e poco decisivo.

Il giro perfetto di Vettel: non conta solo il motore evoluto

In Q1 la pista appare più lenta anche rispetto alla mattina. Le Mercedes, anche nell'ultima sessione di libere, impiegavano due giri per scaldare a dovere la Hypersoft, che però rimane una scelta di ripiego anche in vista della gara. Hamilton perde in trazione il posteriore in curva 1 e curva 6 nel giro lanciato in Q1, segno della fatica della Mercedes nel mantenere le mescole nella giusta finestra di temperatura, soprattutto per quanto riguarda Hamilton.

La Ferrari, con un fondo e un bargeboard nuovi, con la specifica nuova dell 062 Evo con aggiornamenti significatici a livello di testata del motore endotermico montata solo sulla vettura di Sebastian Vettel, non corre certo gli stessi problemi dell'anno scorso in materia di drag, di resistenza all'avanzamento. Raikkonen, che nell'ultimo tentativo poi abortito con Hypersoft in Q2 era riuscito a migliorarsi nel secondo settore, ancora una volta sbaglia il colpo decisivo con un errore in curva 2 all'ultimo tentativo. Perde il posteriore, perde la possibilità di lottare per la pole, lui che non vince da 100 GP e se interrompesse il digiuno batterebbe anche il record di attesa più lunga di Riccardo Patrese.

Vettel pennella curva 10 con una traiettoria diversa, pulita, con una frenata al limite e una percorrenza senza correzioni. E' il marchio del campione, che stampa il giro perfetto e trasforma ragione e passione in un desiderio realizzato.

Red Bull, la risposta di Verstappen

La Red Bull continua a fare la differenza nel primo settore, la parte più guidata, ma nel resto della pista perde meno di quanto ci si potrebbe aspettare. Effetto, anche, dei cavalli in più garantiti dalla nuova versione della power unit Renault che han permesso a Verstappen di chiudere primo tutte le tre sessioni di libere come mai gli era successo in carriera. "La nostra macchina penso che sia la migliore nelle sezioni lente di ogni pista" spiegava l'olandese nell'intervista sull'ultimo numero di Autosprint. "Purtroppo se non arriva qualche step decisivo lato motore il nostro motto per la stagione sarà sempre: meno rettilineo ci sono, meglio andranno le cose per noi". In Q3, nell'ultimo settore, gomma o non gomma, le Red Bull perderanno quasi mezzo secondo. Al traguardo, infatti, arrivano con 7-10 kmh in meno rispetto alle Ferrari.

La Red Bull, con un'ala prevedibilmente molto scarica, fa gioco di strategia e fanno il tempo in Q2 con la Hypersoft, che riescono a consumare meno di Ferrari e Mercedes come si è visto a Montecarlo. Così Ricciardo, che ha sofferto per tutte le libere e fino alla Q1, firma il nuovo record della pista nell'ultimo effimero tentativo in Q2. Ma è una soddisfazione che dura poco.

Le Rosse e le Frecce d'Argento, invece, partono con le Ultrasoft con un po' meno grip in avvio. Decisiva sarà la capacità di Ricciardo e Verstappen di allungare il primo stint in una gara che si preannuncia ad una sola sosta.

Honda, che passo avanti con Toro Rosso

Strano il problema di Grosjean, che fuma in pit lane prima ancora di entrare in pista. Dalla marmotta investita al giorno della marmotta, ennesima ripetizione di un giorno sempre uguale, di una stagione ai margini, il passo è breve. Eppure il francese monta un motore Ferrari nella specifica 1 cambiato a Montecarlo. Il Cavallino, infatti, ha scelto di riservare la specifica 2 solo a Sebastian Vettel. Tutti i motori Renault, invece, anche su Red Bull e McLaren, sono evoluti. Una gara, dunque, che può diventare epifania del futuro per Red Bull chiamata a dcidere cosa fare, se rimanere con Renault o scommettere su Honda.

I motoristi giapponesi, che han sbagliato molte, troppe mosse in Mclaren l'anno scorso, han portato una power unit progredita sulle Toro Rosso. I piloti hanno apprezzato la nuova configurazione. La differenza si vede in Q1, perché Hartley ha stampato un notevole ottavo tempo, a un decimo da Ricciardo mentre Gasly, che ha dovuto cambiare il motore dopo la FP3 e ha corso con la versione precedente della power unit, resta fuori dalla Q2. Nel mezzo secondo fra i due piloti, che hanno apprezzato la nuova configurazione, c'è la misura del salto in avanti di prestazioni che potrebbe anche convincere Red Bull ad annunciare una partnership presumibilmente biennale dalla prossima stagione. All'orizzonte rimane anche la prevista semplificazione delle power unit che Liberty Media vorrebbe dal 2021, con un interessamento di Porsche che potrebbe a quel punto entrare nel team.

Bocciate le Williams

La Q1 consegna l'immagine di Ericsson mestamente a muro all'uscita della chicane di curva 8-9 e due Williams in diciottesima e diciannovesima posizione. Il team, ormai in confusione, continua a cambiare ingegneri senza riuscire però a sviluppare la macchina. Non aiutano, senza dubbio, i due piloti che portano soldi ma non abbastanza esperienza per individuare la giusta direzione in cui andare. "Non è facile dare rapidamente una svolta" ha ammesso Claire Williams venerdì, "dobbiamo lavorare molto, soprattutto dal lato dell'aerodinamica, e serve tempo. Porteremo aggiornamenti nelle prossime gare". Il tempo, però, potrebbe non essere abbastanza per salvare la stagione.

McLaren, rovinato il 300mo gran premio di Alonso

Notte fonda anche in McLaren, che oggi, cinquant'anni fa, vinceva la sua prima gara in Formula 1. Il 300mo gran premio di Fernando Alonso, che avrà bisogno di correre almeno un'altra stagione per battere il record di longevità di Rubens Barrichello, rimane spettatore triste. Non era solo una questione di power unit, dunque, per il team che risulta il più lento dei tre motorizzati Renault. Alonso, arrivato in Formula 1 a 19 anni 7 mesi e 4 giorni, allora terzo pilota più giovane di sempre a debuttare, fece il suo esordio in Australia come Kimi Raikkonen. Voluto da Paul Stoddart, che aveva acquistato il team due mesi prima, chiuse 19mo in qualifica e 12mo in gara. Aveva, si capì già allora, qualcosa di speciale. Ma il suo futuro sembra sempre più lontano dalla Formula 1.