C’è un giorno in cui Michael Schumacher in Ferrari diventa, si sente, si mostra campione del mondo. È il 20 settembre 2000, giorno in cui il mondo lo vede piangere. Schumi ha appena vinto a Monza il suo 41mo gran premio in Formula 1. Ha eguagliato così i successi di Ayrton Senna. Aveva trionfato anche a Imola in quel drammatico 1 maggio 1994. La moglie Corinna dirà che solo quella domenica aveva visto il marito piangere. Sei anni dopo, è un’altra gara tragica a mostrare il lato umano di Schumi.

Il bivio – Nelle due precedenti stagioni, Schumacher ha perso due volte il Mondiale per colpe sue, dopo lo schianto a Silverstone del 1999 e l’incidente a Spa nel 1998 con Coulthard che gli fa perdere la pazienza come mai prima. “ Schumacher? E' un ragazzo dal carattere un po' esuberante, ma è il più bravo” diceva Agnelli allora. E quell’etichetta di “bravo, però” se la porta dietro anche nel primo Mondiale del terzo millennio. Non aiutano le uscite alla prima curva in Austria e a Hockenheim, né i sorpassi subiti da Mika Hakkinen a Budapest e Spa (forse il più bello di sempre). Gli pesa che la stampa tedesca parli del “cetriolo rosso”, di una Ferrari troppo lenta per sostenere il suo talento. A Monza, Schumi è a un bivio: da una parte la strada che porta alla leggenda, dall’altra il destino di un pilota irrisolto, del più bravo di sempre a non vincere il titolo con il Cavallino. Al venerdì, per le libere, l’accoglienza del pubblico è un po’ fredda, nonostante sia suo il miglior tempo. Il calore comincia un po’ a crescere durante le qualifiche e dopo la pole position.

La tragedia – Nei giorni che portano alla gara, non si parla d’altro che della prima curva, considerata troppo pericolosa. Invece, la carambola che porta alla tragedia matura dove nessuno se l’aspettava, alla seconda curva. Barrichello cerca di passare Trulli, ma Frentzen sbaglia la frenata, centra il brasiliano e coinvolge in una terribile carambola anche Coulthard e de la Rosa. L’Arrows dello spagnolo toccale ruote posteriori della BAR di Zonta, decolla, si cappotta più volte e centra anche la Jaguar di Herbert. Il proiettile impazzito che in tanti temevano si materializzasse alla prima curva, prende forma alla variante della Roggia: una ruota e da un pezzo di sospensione, che si staccano dalla Jordan di Frentzen, finiscono per travolgere il pompiere trentino Paolo Gislimberti, uno dei tanti pompieri esperti e volontari della società che effettua il servizio a Monza e a Imola, gli stessi che anni prima avevano salvato Gerhard Berger dalle fiamme della Ferrari. Gislimberti morirà subito dopo l’arrivo all’ospedale San Gerardo di Monza a causa di un trauma facciale, toracico e cranico, che gli causa anche la fuoriuscita di materia cerebrale. Il sostituto procuratore monzese Salvatore Bellomo aprirà subito l’inchiesta, ascolterà i piloti dopo la gara e ordinerà il sequestro delle cinque vetture.

La gara – La direzione manda in pista per dieci giri la safety car. Alla ripartenza, Schumi è davanti a tutti. Dietro di lui, Häkkinen, Villeneuve, che si ritira dopo 14 giri per la rottura del cambio, Ralf Schumacher, Fisichella, Wurz e Verstappen. L’olandese si ritroverà a duellare con Zonta, che ha scelto una inusuale strategia a due soste. Schumacher, dopo il pit-stop, mantiene il vantaggio su Hakkinen, comunque autore del giro più veloce. Sul podio anche Ralf Schumacher. Fisichella sogna il quarto posto, ma un problema alla frizione gli fa perdere un giro al box. Dietro il fratello di Schumi, dunque, arrivano Verstappen, Wurz, che conquista così i primi punti della stagione e i primi per la Benetton dal GP del Canada, e Zonta. Schumacher si riporta così a due lunghezze da Hakkinen nel Mondiale. Le statistiche, dirà a freddo il tedesco, “vengono al secondo posto. Se uno, dopo la gara, ha un momento per fermarsi e pensare un po’ capisce subito che se una vittoria significa per me qualcosa, allora questa di Monza è la più importante perché ci rimette sulla strada di un campionato che vogliamo vincere. Ma finiamo, davanti a un pubblico come questo è difficile esprimere i pensieri in parole”.

Il pianto – Migliaia di ferraristi lo abbracciano idealmente mentre sale sul podio e dirige il coro di pubblico e staff durante l’inno di Mameli. Poi in sala stampa, crolla. “Sono deliziato, penso di non avere vissuto niente di più meraviglioso. Sono esausto ma felice e commosso. Questa vittoria per me significa molto, molto”. Poi, l’uomo bionico crolla e si abbandona a un pianto dirotto. “Io…non so cosa dire….sono così pieno di sensazioni in questo momento che non so…è difficile, scusate”. In pochi, però, sanno che a Monza Schumacher ha saputo dell’infarto del suo vecchio amico Willi Bergmeister, il proprietario del garage di Kerpen che gli ha fatto conoscere i motori e ha finanziato i suoi primi anni sui kart.

Il primo titolo – Il ritiro di Hakkinen a Indianapolis riporterà Schumacher in testa al Mondiale. A Suzuka, il vantaggio è di otto punti: una vittoria darebbe a Schumi la certezza del titolo. In tutti gli altri casi, Barrichello dovrebbe inserirsi fra i due contendenti. Alla partenza, il tedesco viene infilato da Hakkinen, ma alla seconda sosta lo scenario cambia. Il finlandese rientra per primo, Schumacher continua per tre giri e costruisce il vantaggio chiave. Dopo 21 anni, dopo il titolo di Scheckter nel 1979, la Ferrari torna campione del mondo.

GP ITALIA – STORIA E NUMERI

Prima edizione: 1950, Monza (vittoria di Nino Farina, Alfa Romeo)

Gara più lunga: 1950 (2h 51m 17.4s)

Gara più breve: 1978 (1h 07m 4.54s)

Vittorie dalla pole: 22 su 65, 9 delle ultime 11

Vittoria dalla più bassa posizione in griglia: 11° (Peter Gethin, BRM, 1971)

Le vittorie Ferrari

1951 Ascari

1952 Ascari

1956 Collins

1960 P.Hill

1961 P.Hill

1964 Surtees

1966 Scarfiotti

1970 Regazzoni

1975 Regazzoni

1979 Scheckter

1988 Berger

1996 M.Schumacher

1998 M.Schumacher

2000 M.Schumacher

2002 Barrichello

2003 M.Schumacher

2004 Barrichello

2006 M.Schumacher

2010 Alonso

ALBO D'ORO PILOTI

Vittorie

5 – Michael Schumacher

4 – Nelson Piquet

3 – Juan Manuel Fangio, Stirling Moss, Ronnie Peterson, Alain Prost, Rubens Barrichello, Sebastian Vettel

2 – Alberto Ascari, Phil Hill, John Surtees, Jackie Stewart, Clay Regazzoni, Niki Lauda, Ayrton Senna, Damon Hill, Juan Pablo Montoya, Fernando Alonso, Lewis Hamilton

1 – Nico Farina, Tony Brooks, Graham Hill, Jim Clark, Ludovico Scarfiotti, Denny Hulme, Peter Gethin, Emerson Fittipaldi, Mario Andretti, Jody Scheckter, Rene Arnoux, Gerhard Berger, Nigel Mansell, Johnny Herbert, David Coulthard, Heinz-Harald Frentzen.

Pole position

5 – Juan Manuel Fangio, Ayrton Senna

3 – Jim Clark, John Surtees, Michael Schumacher, Juan Pablo Montoya, Sebastian Vettel, Lewis Hamilton

2 – Alberto Ascari, Stirling Moss, Jacky Ickx, Niki Lauda, Rene Arnoux, Mario Andretti, Nelson Piquet, Jean Alesi, Fernando Alonso

1 – Stuart Lewis-Evans, Phil Hill, Wolfgang von Trips, Mike Parkes, Jochen Rindt, Chris Amon, Ronnie Peterson, Jacques Laffite, James Hunt, Jean-Pierre Jabouille, Riccardo Patrese, Teo Fabi, Nigel Mansell, Alain Prost, David Coulthard, Damon Hill, Mika Hakkinen, Rubens Barrichello, Kimi Raikkonen

ALBO D'ORO COSTRUTTORI

Vittorie

18 – Ferrari

10 – McLaren

6 – Williams

5 – Lotus

3 – BRM, Brabham, Mercedes

2 – Maserati, Vanwall, Renault, Red Bull

1 – Alfa Romeo, Cooper, Honda, Matra, March, Benetton, Jordan, Toro Rosso, Brawn

Pole position

19 – Ferrari

11 – McLaren

7 – Williams, Lotus

3 – Renault, Mercedes

2 – Alfa Romeo, Vanwall, Brabham, Benetton, Red Bull

1 – Cooper, Honda, Matra, Ligier, Toro Rosso