Come Montecarlo, c'è solo Montecarlo. Il circuito, carico di storia, affascina anche i piloti delle nuove generazioni. Piace a Ricciardo e a Hartley, che nel Principato vive da oltre tre anni, a Hulkenberg e Leclerc, primo monegasco a correre in casa dopo Beretta nel 1994. Una pista dove può succedere di tutto e dove spesso non succede nulla. Qui dove la deportanza è ai massimi livelli e il grip sui pneumatici è fondamentale, nel circuito più corto dell’anno e con la curva più lenta, il tornante Fairmont (ex Loews), Pirelli farà debuttare le Hypersoft. Piccole novità, gustose prime volte in un quadro storico, magico, appassionante.

Un giro di pista

La prima curva, cui si arriva a 265 metri dal via, e poi dopo i 670 del rettilineo di arrivo, unico punto in cui si può usare il DRS, è una delle più impegnative. Prima della Sainte-Devote, i piloti raggiungono la velocità massima (287 kmh) per poi affrontare la curva a destra a 123 kmh, modificata dopo il 1976 e poi di nuovo con l'eliminazione della mini-rotonda sul punto di corda, frenando per 1,52 secondi.

Il primo settore

Il passaggio sotto la chiesa della santa patrona di Montecarlo, festeggiata ogni 27 gennaio (secondo la leggenda, la nave che ne trasportava il corpo nel 300 dC finì in una tempesta quando una colomba uscì dalla bocca della santa facendo calmare le acque) inaugura la percorrenza del Beau Rivage, rettilineo ondulato che scorre lungo Avenue d’Ostende. I piloti affrontano poi e sbuca in un curvone a sinistra dedicato a Jules Massenet, autore di 25 opere liriche tra cui Le Cid, Werther e Manon, tratto dal Manon Lescaut dell'Abbé Prevost. Si continua poi in salita verso il Casino, la curva a destra che chiude il primo settore, nel punto più alto del circuito, da cui si esce in terza prima dell’allungo ondulato verso il Mirabeau.

Secondo settore

E' questo uno dei punti che spiegano come mai a Monaco aumenta il raggio di sterzata e il design delle sospensioni. Il Mirabeau è una curva a destra a 270 gradi che richiede una frenata di 1,83 secondi in cui i piloti passano da 232 a 83 kmh in 39 metri. Si esce in seconda per proseguire verso la curva più lenta del Mondiale. Ha cambiato nome più volte: tornante della Stazione, Loews, dal nome del secondo casinò di Montecarlo, o Grand Hotel Fairmont, dal nome dell'albergo che la sovrasta. Ma quel punto in cui bisogna ruotare il volante oltre i 180 gradi lo conoscono tutti. Segue una svolta a destra e si arriva in leggera discesa al Portier (la Curva del Portiere, visto l’ingresso dell’albergo interno alla svolta) dove Senna, che aveva realizzato il miglior giro di sempre in qualifica a Montecarlo, si distrasse perdendo il GP del 1988.

E' un'altra curva a destra di angolo superiore ai 270 gradi in cui serve trovare il giusto punto di frenata per affrontare il tunnel, fino al 2009 una caratteristica praticamente unica (si era visto solo a Detroit tra il 1982 e il 1988). In uscita, si affronta la staccata più impegnativa delle 12 previste nei 3337 metri del tracciato (record nel Mondiale) che portano i piloti ad usare i freni per ben 15 secondi al giro pari al 21 per cento della durata complessiva della gara, il valore più alto in stagione. Alla Nouvelle Chicane, teatro degli incidenti di Karl Wendlinger nel 1994, Jenson Button nel 2003 e Sergio Pérez nel 2011, i piloti arrivano a 286 kmh e frenano in 1,80 secondi per scendere a 94 kmh in solo 50 metri, sottoposti ad una decelerazione di 5 g.

La chicane porta alla curva del Tabaccaio, ad angolo retto a sinistra, che si chiama ancora così anche se oggi al posto del “sali e tabacchi” c'è un ristorante-pizzeria, e porta alla chicane delle piscine. “E' il tratto di pista che mi piace di più” ha confessato Ricciardo. Si diverte a danzare sui cordoli alle Piscine, nel tratto che segna l'inizio del terzo settore.

Il terzo settore

Una veloce sinistra-destra seguita da una seconda chicane, destra-sinistra, più lenta, che costeggia il Rainier III Nautical Stadium, apre verso la Rascasse (lo Scorfano), una svolta a destra di 135 gradi che prende il nome dal ristorante costruito nel 1973 che ha causato la modifica della vecchia U del Gasometro. È una curva cieca, fondamentale perché qui è piazzato il detection-point del DRS che consente l’utilizzo dell’ala mobile sul rettilineo principale. La breve accelerazione che segue conduce alla Anthony Noghes, intitolata al commerciante di tabacco che ha organizzato la prima edizione del GP di Monaco, dove si sfiorano i guard-rail esterni prima di entrare sul rettilineo d'arrivo.

Pirelli: debuttano le hypersoft

A due anni dal lancio delle ultrasoft, Pirelli fa debuttare in gara le P Zero Pink hypersoft, usat solo nei test di Abu Dhabi e Barcellona, con tempi sul giro inferiori circa un secondo rispetto a quelli ottenuti con le ultrasoft, portate insieme alle supersoft.

In questo weekend, ha sottolineato il responsabile car racing Mario Isola, “potremmo quindi assistere al nuovo record del circuito di Monaco. I P Zero hypersoft sono a tutti gli effetti un pneumatico da gara e non solo da qualifica, quindi sarà interessante vedere come si adatteranno alle caratteristiche uniche di questo tracciato e capire gli effetti che avranno sulla strategia. Sarà particolarmente importante raccogliere il maggior numero di dati possibili dalle prove libere. Tra i set a scelta, i piloti hanno selezionato da 8 a 10 set di hypersoft ciascuno: questa mescola sarà molto utilizzata nel weekend, ovviamente se non piove”.

Le scelte dei piloti

Una scelta comprensibile, considerato che in 54 edizioni su 64 ha vinto un pilota che partiva nelle prime tre posizioni: un'eventualità che si è verificata sempre dopo la rimonta dal 14mo posto di Olivier Panis nel 1996. La Red Bull ha optato per la dotazione più aggressiva. Ricciardo, per l'ultima volta in pole qui nel 2016, e Verstappen, mai in top 3 in griglia e mai a podio, avranno ben 11 treni di hypersoft (come Williams e Renault) e un solo set di supersoft e ultrasoft. Uno in meno di hypersoft e uno in più di ultrasoft per Vettel, che cerca il 50mo successo in Formula 1, e Raikkonen che in caso di vittoria eguaglierebbe i 99 GP di attesa fra due affermazioni di Riccardo Patrese.

Ancora più conservativa la Mercedes. Bottas e Hamilton, settimo l'anno scorso (suo peggior piazzamento qui dal 2009), hanno scelto nove set di hypersoft. Ma il britannico, che insegue la 75ma pole in carriera e la 44ma vittoria con le Frecce d'Argento, ha un set di ultrasoft più del finlandese.