Si illude Max Verstappen. Fino a tre giri dalla fine cova la speranza della doppietta da fenomeno prima della pausa estiva. Ma dopo la lucidità in una gara surreale come il Gran Premio bagnato di Hockenheim, stavolta la strategia premia Lewis Hamilton, che imprime un ritmo impossibile per tutti negli ultimi venti giri e vince il GP d'Ungheria per la settima volta in carriera. Salgono così a 71 le vittorie del britannico in Formula 1, 10 meno di Michael Schumacher. "Sono molto grato al mio team che continua a credere in me, a spingersi al limite e prendersi dei rischi per me. Siamo insieme da sette anni ma è sempre come se fosse la prima vittoria" ha detto Hamilton. L'olandese si consola col giro veloce, la Ferrari con il secondo podio di fila di Sebastian Vettel che rimane dietro Leclerc per quasi tutta la gara poi riesce a infilarlo alla prima curva all'inizio del penultimo giro. Chiude quarto il monegasco, ultimo dei non doppiati. A punti anche Sainz, Gasly (che esacerba il distacco con il compagno di squadra), Raikkonen, Bottas, ottavo e incredibilmente doppiato pure lui dopo un contatto con Hamilton al primo giro, Norris e Albon.

Le parole dei protagonisti

"Ho avuto un'occasione e l'ho sfruttata" ha detto Vettel, soddisfatto adesso di poteri godere la pausa estiva. "Il team ha lavorato molto duro ma dobbiamo essere migliori. Ci saranno tracciati più adatti a noi". Non ha pagato la scelta di Leclerc di allungare lo stint centrale montando le dure prima di metà gara. Una scelta che ha finito per penalizzare anche Verstappen. "Non siamo stati abbastanza veloci" ha detto. "Ho fatti tutto il possibile con la dura ma non è stato abbastanza. Oggi non ho vinto ma per noi è stato un weekend positivo. Penso ci sia mancato solo un po' di grip".

Il nuovo Verstappen

Non è più solo un pilota che va forte. Ventuno gare, tre vittorie, nove podi e in mezzo a Budapest la prima pole della carriera. Max Verstappen ha imparato l'arte del controllo. Ha incanalato un talento che il padre Jos ha alimentato con continue, estenuanti, corse sotto la pioggia per fargli ottenere un totale controllo della situazione e della macchina anche nelle condizioni più estreme. L'ansia da prestazione, forse il timore del confronto, l'hanno a lungo spinto ad attaccare senza troppo controllo, a rischiare nei momenti sbagliati, a vanificare piazzamenti. Ma, contrariamente a Kvyat bocciato e declassato dopo un terzo posto in Cina nel 2016, la Red Bull ha aspettato che il tulipano orange sbocciasse. Gli ha concesso il lusso di imparare dagli errori, di forgiare un'analisi in corsa che adesso lo rende attento ai momenti in cui attaccare e a quelli in cui controllare. Meno irruento e più composto, sa che si merita un posto tra i grandi. Nella sua condotta non c'è la boria del parvenu dei primi tempi, c'è l'autorevolezza convinta di chi si confronta con i big senza l'ansia di doversi mostrare sempre migliore degli altri. Rischia meno e ottiene di più, l'olandese, che fino a tre giri dalla fine ha comandato ma ha pagato una strategia meno efficace rispetto al jolly Mercedes.

Hamilton, rimonta vincente

Stavolta, dopo i tre pugni sul tavolo di Toto Wolff furioso per il fallimento in casa proprio nelle settimane in cui si definirà la coppia di piloti della prossima stagione, il team Mercedes sospinge Hamilton alla vittoria con un piano d'attacco perfetto che matura nell'ultimo terzo di gara. Al cinquantunesimo giro, gli ingegneri richiamano il campione del mondo per montare la gomma gialla, la mescola media che su tracciati come l'Hungaroring tradizionalmente fanno volare le Frecce d'Argento. E infatti Hamilton stampa una successione di giri da qualifica, mentre Verstappen con un treno di mescole dure e per di più usurate, già montate da diversi giri, può far poco per difendersi dal rivale che gli erode secondi e fiducia fino a completare un sorpasso anche più facile del previsto. Bottas, invece, non si è ripreso dopo il contatto iniziale e ha fatto anche fatica a superare Stroll. I meccanici hanno provato ad incitarlo sulle possibilità di raggiungere almeno la sesta posizione, ma le ultime due gare potrebbero rendere la sua posizione meno sicura nel futuro della Mercedes. Wolff ha già lasciato capire che il finlandese non è ancora all'altezza di Hamilton e non è detto che per le prossime stagioni non possa tornare in auge Ocon.

Ferrari lontana, già guarda al futuro

Le Ferrari, staccate di oltre un minuto, che hanno perso in media otto decimi al giro per i 70 passaggi del gran premio, al di là delle dichiarazioni è già proiettata alla prossima stagione. Il team principal Binotto ha infatti confermato l'arrivo di Simone Resta dal primo novembre. "Sarà uno dei pilastri della struttura tecnica, con il suo arrivo si completerà la riorganizzazione in atto da tempo. Continuerò a mantenere, come è nel mio background, molta attenzione sul fronte tecnico, ma non con una frequenza quotidiana come accadeva in passato" ha spiegato Binotto. Resta lavorerà come responsabile dell'ingegneria del telaio per il progetto della vettura della prossima stagione. Questa è meglio dimenticarla in fretta.