Gli eroi, cantava Francesco Guccini, son tutti giovani e belli. Anche quelli che son più vicini ai quaranta che ai trenta. Soprattutto se come Valentino Rossi sono zoppicanti fuori ma fulgidi dentro. Quando lasciano le stampelle per  domare 160 chili e 270 cavalli su e giù per le curve del circuito di Aragon, 5344 metri di razionalismo tilkeano.

Rossi c'è, il quinto posto vale una vittoria.

La ragione, però, finisce laddove il giovane puledro, per amor d'analogia e citazione, appena liberato il freno mordesse l'asfalto con muscoli d' acciaio e forza cieca di baleno. Il terzo posto e la prima fila nelle qualifiche, il secondo difeso a lungo in gara prima di scivolare verso un quinto che sa comunque di trionfo personale alle spalle di Vinales ma davanti a un deludente Dovizioso, vale un posto nella storia. E' uno di quei giorni a cui si ripenserà, a cui riguarderemo chiedendoci quale futuro ci raccoglierà, in quale notte ci perderemo e il tempo cosa sembrerà.

Il mestiere di vivere a 300 all'ora.

Una domenica perduta a raccogliere il vento, a cercare un esempio (non per tutti da seguire) di pazzia e di passione destinate a toccarsi fino a confondersi, di un amore che va oltre anche il dolore e l'istinto di conservazione, che è poi il mistero senza fine, bello certo per chi quell'arte la pratica e per chi ne beneficia da semplice tifoso illuminato di luce riflessa, di quel mestiere di vivere a 300 all'ora.

Il Rossi d'Aragona che c'è, come prima e più di prima, vale il sorpasso all’ultima curva di Barcellona, vale il ricordo del duello con Stoner a Laguna Seca, delle invenzioni da sovraccarico di adrenalina al cavatappi, là dove i piloti fanno bene ad abbandonare ogni residuo di pensieri pesanti, che sarebbero già da soli troppo carico in più.

Nel 2010 tornò dopo 41 giorni.

Potevano essere necessari un paio di mesi per recuperare, al Dottore che nel 2010 tornò dopo 41 giorni, ripreso da una frattura scomposta alla tibia destra, e finì quarto al Sachsenring dopo due operazioni e un duello tutto epica e coraggio con Stoner.

Gliene bastano 23 per ripresentarsi e provare a tenere in piedi il suo sogno Mondiale, anche se cominciano a essere tanti i 56 punti di distacco da Marquez (168 a 224). Lo spagnolo, il più vincente su questo tracciato con tre successi in MotoGP e uno in Moto 2, raggiunge le 34 vittorie in classe regina, a tre dal sesto posto all time di Hailwood.

Marquez fa 60 nel Mondiale.

Mai in discussione il suo successo numero 60 nel Motomondiale, almeno dal sesto giro, dal sorpasso di Dovizioso che inizia a scivolare indietro mentre Lorenzo difende la posizione su Rossi. E' l'inizio della risalita dello spagnolo che al nono giro tenta un doppio sorpasso con l'audacia propria delle menti libere, e due giri dopo si libera del Dottore fra la curva 16 e la 17.

E alla 12, al giro 16, matura l'allungo decisivo su Lorenzo, che arriverà secondo per 879 millesimi. "Ci siamo andati molto vicini, più che mai" ha commentato Lorenzo, al primo podio dopo Jerez, rimasto in testa per 15 giri, come mai gli era capitato dal passaggio in Ducati. "E' un peccato perdere una vittoria per così poco, penso che negli ultimi dieci giri ci sia mancata un po' di aderenza al posteriore, forse le soft erano un po' troppo morbide. Dani con le medie e Marc con le dure andavano più veloce".

La carica delle 301 gare.

L'Italia, che continua nella tradizione negativa ad Aragon, mai nessun successo nella classe regina, trepida per Valentino che duella per il quarto posto con Vinales. E' un Ettore che conosce il dolore e prefigura la sconfitta ma non smette di lottare, un eterno ragazzo che ancora conserva il coraggio di sognare, la speranza di fermare il tempo. Almeno fino alla prima curva, a due giri dalla fine.

Ma non è il risultato a fare grande un'impresa, a restituire una luce ancora diversa a un campione che può non bastare una vita per raccontare. La carica delle 301 gare in top class ha fruttato al Dottore 89 vittorie, 54 pole, 75 giri veloci e 190 podi. Pole a parte (il primato è di Doohan con 58), Rossi si è preso tutti i record della classe regina. E' il meno giovane ad aver vinto una gara, a 38 anni e 129 giorni quest'anno a Assen, è il Benjamin Button del Motomondiale che ancora una volta cade e risorse. Poi giace in un Olimpo tutto suo.