Un'esibizione di superiorità schiacciante. In Argentina Marquez pennella le curve con una facilità e una regolarità che nessuno degli inseguitori riesce ad imitare e a reggere. Il secondo posto è una soddisfazione non solo formale per Valentino Rossi che ritrova il podio e soprattutto una Yamaha che risponde alle sue ambizioni. La strada è giusta, come la scelta delle gomme: dura davanti e media dietro. Ne ha di più di Dovizioso, che ha invece assecondato la tendenza più diffusa e optato per la soft al posteriore e ha chiuso terzo. Peccato l'incidente finale con Morbidelli e Vinales che all'ultimo giro si toccano alla curva 7.

Marquez allunga dall'inizio

Nemmeno le gomme più performanti aiutano invece Vinales a non farsi riassorbire a centro gruppo in avvio. Ottimo il ritmo di Morbidelli che si regala anche un sorpasso a Valentino, per dare ulteriore valore alla sua miglior qualifica in carriera nella categoria regina. Marquez in tre giri mette tre secondi tra la sua Honda e la Ducati di Dovizioso. Dietro lo spagnolo, è proprio Rossi il più veloce in pista. Recupera la posizione su Morbidelli, prosegue il buon lavoro del weekend "Abbiamo iniziato bene dal primo giorno, migliorando sempre un po' la moto" diceva dopo le qualifiche. C'era da lavorare su piccoli dettagli, spiegava, soprattutto in termini di elettronica. Il set up lo aiuta.

Il duello Rossi-Dovizioso

Dopo una fiscalissima sanzione per partenza anticipata di Crutchlow, che non sembra trarre vantaggio dal tempo di reazione, Rossi stacca anche Dovizioso sempre alla curva 13, l'ultima prima del rettilineo di arrivo. Proprio il rettilineo potrebbe agevolare il pilota Ducati, che però deve solo approfittare di una frenata che spinge il Dottore lungo alla curva 5, la frenata più difficile del tracciato, sottolineano i tecnici Brembo, "perché è preceduta da un rettilineo di 1.076 metri che permette alle MotoGP di raggiungere i 324 km/h: il tornantino obbliga i piloti a scendere a 81 km/h facendo ricorso ai freni per 6 secondi".

Ducati e Yamaha, la differenza rispetto al 2018 si vede

L'anno scorso, spiegava Dovizioso, la Ducati era molto indietro rispetto alle Honda. A differenza dell'anno scorso, la velocità è decisamente più alta. Il trenino alle spalle di Marquez si trova ad interpretare anche una pista che si fa via via più calda, e il degrado delle mescole nel medio periodo diventa un fattore. Dovizioso controlla, Rossi conta di averne di più. Il "Dovi" usa i cavalli e la trazione per passare Rossi nell'accelerazione dopo la curva 2. La manovra fa emergere il progresso della Ducati proprio nella generazione di velocità in uscita di curva rispetto alla stagione 2018. All'ultima curva Rossi gli esce comunque molto vicino. Sa che in rettilineo non ha chances di attaccare le Ducati, che in termini di potenza e di motore fanno la differenza, ma dopo la frenatona alla 5 il circuito riserva una successione di pieghe in cui può recuperare un po' di terreno.

Marquez fa un'altra gara, che rimonta Rins

Marquez rimane nettamente il più veloce in pista, scende sull'1'39 basso, nel gruppo continua a galleggiare come in Qatar Vinales che sbaglia anche lui alla curva 5 e perde contatto con il gruppo dei primi inseguitori di Marquez. Rientra da dietro Rins con una Suzuki sempre molto gentile sulle gomme posteriori. Avvisano anche via radio Dovizioso, secondo, del suo probabile rientro dalla sedicesima posizione nonostante sia solo quinto. La comunicazione porta Dovizioso ad accelerare e di portarsi dietro in questo allungo anche Rossi. Ma il gruppo gira in media sull'1'40″4 quando mancano 5-6 giri alla fine. Davanti Marquez amministra e si mantiene a cavallo dell'1'40″0 mentre sull'altra Ducati ufficiale Petrucci fatica un po' a tenere dietro Miller e Rins.

Rossi aspetta l'ultimo giro per piazzare l'acuto alla curva 7. Una mossa che vale il secondo posto, che restituisce l'orgoglio del campione di nuovo a suo agio su una moto in grado di rispecchiarne le ambizioni, di assecondarne i desideri. E' solo la seconda gara, ma i colori della stagione Yamaha virano verso toni decisamente meno cupi rispetto a un anno fa. Cupo è invece Jorge Lorenzo, infortunato e lontanissimo parente del pilota visto anche sulla Ducati nella seconda parte dello scorso Mondiale. L'Argentina non piange per lui, ma il Mondiale ha bisogno anche di lui.