In dubio pro reo, nel dubbio giudica per l'imputato. Un principio che non sembra valere in Formula 1. I cinque secondi di penalizzazione per Sebastian Vettel, che va sull'erba alla curva 3, un po' sbanda al rientro e stringe Hamilton quasi a muro cambiano il finale della gara e forse scrivono davvero la fine del Mondiale. Vettel è evidentemente frustrato a fine gara, è primo in pista, "sul campo", ma secondo classificato dietro Hamilton che vince per la settima volta il Gran Premio del Canada, eguagliando il record di Michael Schumacher. Terzo Leclerc che alla fine alza il piede e non scavalca il compagno di squadra. Quarto un anonimo Bottas davanti a Verstappen, a Ricciardo che scalda la gara con un gran sorpasso allo stesso Bottas. Hulkenberg, Gasly, Stroll e Kvyat chiudono la top 10.

L'incidente

Vettel non vuole portare nemmeno la macchina sotto al podio. Non ha il totale controllo della monoposto dopo essere andato sull'erba. Hamilton è probabilmente svelto e sveglio da portare la Mercedes all'esterno, poi alzare comunque il piede. Quel che è certo, è che Vettel sotto pressione l'errore lo fa uscendo di pista prima. Aveva due secondi e 8 decimi di vantaggio al momento dell'incidente e 12 giri da percorrere. Il gap a fine gara, prima della penalizzazione di 5 secondi, è inferiore. La Ferrari avrebbe forse potuto a quel punto chiedere a Vettel di rallentare Hamilton e favorire il ritorno da dietro di Leclerc. Ma così non è stato. Lo stesso Hamilton ammette, comunque, di non voler vincere così. C'è anche un secondo "giallo": Vettel è andato o no al peso dopo la gara?

La partenza: buono spunto di Vettel

Buono lo spunto di Vettel in partenza, spalleggiato da Leclerc che prova attacco esterno su Hamilton. Il britannico ha accusato un problema con l'anti-stallo in partenza durante il giro di ricognizione, ma nulla di particolarmente penalizzante. Dietro Bottas perde una posizione a vantaggio di Hulkenberg, e gli rimane dietro per tutti i primi 14 giri senza riuscire a trovare lo spunto per il sorpasso.

Vettel crea subito un buon cuscinetto su Hamilton, staccato di oltre due secondi, dunque non così vicino da poter usare il DRS. La Ferrari conferma di andar bene su una pista veloce, di motore, su un asfalto abrasivo e con alte temperature che consentono di portare le gomme in temperatura. Soffre di più Leclerc che ha un ritmo meno costante con le gomme medie, la C4 nel ventaglio della Pirelli, una mescola con cui la SF90 ha fatto fatica per tutta la stagione, basti pensare a Baku, quando era la più morbida delle tre gomme scelte dal fornitore.

Il botto di Norris

“La nostra nomination per il Canada è paragonabile a quella del 2018, quando la hypersoft fu nominata per la seconda volta dopo Monaco. La differenza principale rispetto allo scorso anno è che la mescola hard disponibile per questo weekend, la C3, è leggermente più dura rispetto alla supersoft, non presente nella gamma 2019”, spiegava alla vigilia Mario Isola. Ma la C4 ha un range di temperatura ottimale stretto, e in assenza di carico, problema che la Ferrari si porta dietro da inizio stagione, il rischio di un funzionamento non ottimale e di un surriscaldamento successivo aumenta.

Il primo colpo di scena arriva al nono giro. Norris, il rookie della McLaren, va a sfiorare il muro dei campioni dopo una foratura. Con la sospensione posteriore sinistra rotta, si trascina fino all'ingresso della pit lane mentre dal motore iniziano a sbucare delle fiamme di certo poco rassicuranti.

I commissari optano per una bandiera gialla e non per la safety car, che è stata coinvolta in undici delle ultime venti edizioni del gran premio del Canada. Leclerc e Vettel passano al "piano B", questa l'indicazione che arriva via radio. Davanti, comunque, i top driver corrono una gara a parte. Dopo 13 giri, Vettel ha già un vantaggio di 19,5 secondi su Hulkenberg, quarto, capace di tener dietro Bottas fino alla sua prima sosta e protagonista del miglior intertempo nel primo settore dopo 20 giri.

Funziona bene la gomma gialla

La gomma gialla performa meglio del previsto nella prima metà di gara: le posteriori di Bottas cominciano a mostrare segni di degrado intorno al 24° giro, il finlandese via radio fa capire di voler passare alla gomma dura, che al momento della scelta delle dotazioni in pochi avrebbero pensato potesse diventare una gomma da gara.

Ferrari e Mercedes hanno studiato una strategia a una sola sosta. Vettel si ferma al 26mo giro. I meccanici escono all'ultimo per non dare indicazioni ai rivali. Monta le dure, i meccanici invitano Hamilton a spingere. "Hammer time" gli dicono, è il tempo di martellare. Rimane fuori altri due giri, il tedesco tira al limite con le mescole nuove, firma parziali record nel primo e nel terzo settore. Si arrabbia il britannico, che  si sfoga in un team radio in cui segnala che le gomme sono "finite" (il "bip" suggerisce l'utilizzo di espressioni meno eleganti e più dirette). Non riesce l'over-cut a Hamilton, che rimane dietro a Vettel. Leclerc invece rimane a far gara di testa, spinge il suo treno di gomme medie, quelle con cui ha iniziato il gran premio, per oltre trenta giri. L'obiettivo è maturare un margine sufficiente per rientrare davanti a Verstappen. L'olandese  va più forte e avendo montato le dure in griglia, dopo l'errore di calcolo in qualifica, può fermarsi più tardi. Leclerc rientra dietro e comunque si riprende la posizione al giro 37.

Ricciardo emoziona

In un gran premio di calcoli, di centesimi da pesare come nel bilancino dell'alchimista, è tanto più gradito e gradevole il sorpasso muscolare di Perez su Grosjean, una parentesi di quello spirito della Formula 1 finito sempre più in secondo piano nelle battaglie ingegneristiche, nelle contrapposizioni a distanza tra simulatori e computer. Su un tracciato di vecchia generazione, un pilota generoso, di quelli che sarebbero stati bene nella Formula 1 di vecchia generazione come Dani Ricciardo, incastona un sorpasso al limite, e forse oltre per correzione di traiettoria, su Bottas a metà gara. E' il segno che sta iniziando il secondo tempo della gara.

Il finlandese, che già si era trovato dietro Hulkenberg, non vede lo spazio per passare in rettilineo. Prova a infilarsi all'esterno Bottas, ma la difesa di Ricciardo, che tira una staccata vintage all'uscita della chicane, è semplicemente da applausi. Non riesce a lungo a tenere la posizione l'australiano, ma conferma che la Renault sta iniziando a cucirgli addosso la monoposto. Come ha ammesso Cyril Abiteboul prima di Montecarlo, la scuderia ha orientato lo sviluppo finora sulla potenza della power unit, ma ha finito per perdere in affidabilità, peraltro senza riuscire ad esprimere in maniera corretta l'incremento di cavalli anche per i problemi emersi alle bielle e all'unità MGU-K.

Vettel rimane comunque competitivo con le gomme dure, mentre Leclerc con le stesse mescole non guadagna su Hamilton. Il mistero della SF90 si infittisce. "I numeri sul volante sono giusti, fai quello che ti dicono quei numeri" dicono a Leclerc. Saprà dove andare per dove deve andare?

Vettel, quei cinque secondi che fanno vedere rosso

Fa l'elastico il britannico, per non stare sempre attaccato al tedesco rischiando di rovinare le gomme senza poter avere aria pulita per raffreddare il motore. La Ferrari conferma di avere una maggiore efficienza dei rivali sul dritto, anche se a Barcellona e Montecarlo il miglioramento del tempo sul giro rispetto all'anno scorso è di pochi centesimi, mentre le Frecce d'Argento hanno abbassato il crono di 8-9 decimi.

Vettel, che prova ad amministrare la benzina, va lungo alla curva 3, ha un leggero sovrasterzo e rientra stringendo Hamilton all'esterno. Quasi lo manda a muro però.

La penalizzazione di cinque secondi, comunicata dopo qualche giro, uccide un po' il finale di gara. "Lui poteva prendere la parte interna, io dove potevo andare?" si lamenta Vettel. I commissari  Il britannico sa di essere più veloce con questa gomma, può gestire il distacco e non ha bisogno di azzardare il sorpasso negli ultimi giri come probabilmente avrebbe fatto.

Vettel vuole disertare la cerimonia di premiazione. Va a mettere il cartello col "due" davanti alla macchina di Hamilton parcheggiata sotto il podio, poi comunque decide di salire. Sta con un piede sul secondo gradino e uno sul primo, ma cambia poco. Hamilton vince e allunga ancora. E' l'unica, amara, cosa che conta.