Domina senza rivali Lewis Hamilton. Completa il sesto Grand Chelem nel vuoto di un circuito ravvivato solo dalle enormi strisce colorate all'esterno della pista. Parte primo e ci resta per ogni singolo giro. La confezione con accenti optical di Le Castellet non nasconde una sostanza grigia, vuota. La gara è lontanissima dalle emozioni di quel memorabile GP di Francia di 40 anni fa, dal primo successo in Formula 1 per un motore turbo e dal duello Arnoux-Villeneuve che valeva "solo" il secondo posto e ha fatto la storia di questo sport. La gara si trascina lenta, scontata, fino all'ennesima doppietta Mercedes. Leclerc tenta un ultimo disperato attacco all'ultima curva, ma alla Ferrari manca sempre qualcosa per star davanti alle Frecce d'Argento. Si accontenta del terzo podio in carriera, il numero 570 per la Ferrari. Vettel chiude quinto dietro Verstappen, e all'ultimo giro firma il giro veloce che gli regala un punto extra. Nel Mondiale Hamilton sale a 187 punti, Bottas insegue a 151, Vettel staccato a 111.

Finale sub judice

Ancora una volta, il finale si tinge di giallo. Proprio all'ultimo giro Ricciardo duella con Raikkonen ma guadagna un vantaggio non consentito andando completamente oltre il confine della pista e finisce per penalizzare Norris, autore di una delle prestazioni migliori di giornata, che finisce decimo. I due vengono convocati dai commissari alle 17.45.

La partenza

Buono lo spunto in partenza di Hamilton e Bottas, Leclerc si difende da un Verstappen deciso nelle prime due curve. Il finlandese della Mercedes scatta bene anche se non ne ha per tentare l'attacco sul compagno di squadra. Così, le Frecce d'Argento si mettono nelle condizioni di condurre la gara al proprio ritmo.

Uno scenario ideale per Hamilton e Bottas, che nella simulazione di gara del venerdì riuscivano a mantenere con le medie un ritmo decisamente migliore di Vettel e Leclerc con le soft, nonostante un gap prestazionale tra “rosse” e “gialle” di sei decimi. Il guasto sulla vettura di Vettel, che Motorsport avrebbe identificato in una perdita d’olio nell’unità endotermica, non confermata però dalla squadra, lo costringe alla rimonta a parità di strategia con chi a sorpresa gli sta davanti, come Sainz e Norris che partono con le medie come le Rosse e si fanno vedere negli specchietti di Verstappen, segno tangibile dei rapidi progressi della McLaren rispetto alle fallimentari stagioni con i motori Honda. Come nel resto del weekend, le Mercedes fanno subito il vuoto nel primo e nel terzo settore. Interessante però come al ventesimo giro il miglior intermedio nel T2, un settore completo dal punto di vista aerodinamico, sia di Stroll, bruciato in qualifica dal compagno di squadra Perez.

Vettel sorpassa le due McLaren: la sua gara non va più in là

La Ferrari, che ha bocciato il fondo portato per raccogliere dati in vista di Silverstone, non riesce però a correggere i difetti costitutivi della monoposto in termini di carico e amministrazione delle gomme. Le innovazioni presentate per recuperare carico all'anteriore, con una nuova ala e la modifica dei flap, e al posteriore, con la nuova linea del diffusore, hanno funzionato ma non abbastanza. A Le Castellet, sesto circuito più veloce del Mondiale, una pista che stressa le gomme, in cui una monoposto efficiente tende a mantenere la trazione e guadagnare tempo nelle curve tecniche, più simile al Montmelo o a Shanghai, la Ferrari ha sofferto praticamente in tutti i settori nel corso del weekend. Ha pagato nel T3 nelle libere, nella successione di curve medio-veloci che premia l'efficienza aerodinamica, e nel primo settore, il più lento, in qualifica.

Penalizzato anche Perez

Vettel si libera prima della chicane di un Norris che comunque dimostra velocità e personalità. La differenza in termini di potenza si vede anche nell'analogo sorpasso su Sainz. Iniziano piuttosto presto, intorno all'ottavo giro, le difficoltà di Giovinazzi e Gasly, partiti con le più morbide delle tre mescole. L'italiano dell'Alfa Romeo è il primo a fermarsi: va sulle bianche per andare fino alla fine. Continuano le controversie in materia di regolamenti, dopo la penalizzazione di 5 secondi sul tempo di gara a Sergio Perez che è uscito di pista e ha preso un illegittimo vantaggio nel corso di un duello nel primo giro.

Vettel, conoscendo le difficoltà della Rossa, amministra le gomme nei primi giri poi comincia ad accelerare dopo il tredicesimo giro. E' il primo a superare i 340 kmh allo speed trap, continua a guadagnare su Verstappen ma davanti Hamilton gira sull'1.34 alto, su tempi anche più bassi di quanto visto nelle simulazioni di gara del venerdì: nemmeno Bottas riesce a stargli dietro. Il campione del mondo, che segnala qualcosa di rotto al sedile via radio, guadagna tanto nel primo settore sul compagno di squadra. Fa gara sé, corre da solo Hamilton che in 20 giri dà sei secondi a Bottas e ne guadagna altri sette nei successivi dieci.

Una sosta per tutti

Leclerc si ferma al giro 22. Passa alla gomma bianca, la più dura, che però non sembra così tanto più dura della media. Bottas non ha problemi a stargli davanti quando a sua volta si ferma un paio di tornate più in là. Tutti si orientano su una sosta: con la nuova pit lane e la velocità ridotta a 60 kmh, è difficile pensare a una strategia diversa.

Vettel rientra solo al giro 25 e di fatto si ricompongono le posizioni dell'avvio di gara. Hamilton corre sull'1.34.5, Bottas demoralizzato non tiene il ritmo e Leclerc, primo "degli altri" in tutti i settori nelle simulazioni di gara del venerdì, conferma di possedere una guida pulita ma tra ventesimo e trentesimo giro perde un paio di secondi rispetto a Bottas.

Hamilton è una macchina. Ha più di dodici secondi di vantaggio sul compagno di squadra ma continua a martellare. Abbassa il tempo del giro veloce, non abbandona l'1.34.0. Vuole infliggere una lezione a Bottas, che è il suo primo rivale nella lotta al titolo. Dominante come si è visto solo in Spagna quest'anno, Hamilton spinge al massimo le gomme ed esalta il miglioramento delle prestazioni rispetto al 2018. A metà gara, twitta il profilo ufficiale Pirelli, Bottas viaggia su tempi che gli sarebbero valsi il giro più veloce in gara l'anno scorso.

Leclerc generoso ma non basta

L'unica piccola incognita può essere il blistering sulle gomme anteriori, nella fascia interna, di Hamilton e Bottas. Troppo poco, però, per cambiare gli equilibri della gara né per annullare il vantaggio competitivo delle Frecce d'Argento, nemmeno alla curva 9, il punto più critico dal punto di vista dello stress sugli pneumatici. Nonostante le Mercedes siano le uniche a soffrire di blistering, segno della quantità di energia che riescono a sprigionare all'anteriore, del livello di sollecitazioni verticali cui le mescole vengono sottoposte, Hamilton scende sul piede dell'1.33.7.

Bottas almeno riesce a togliergli il Grand Chelem. La Ferrari, unico team che ha conservato un treno di soft nuove,  azzarda il pit stop finale per inseguire il giro veloce. Ma l'ultima emozione la regala Leclerc che raggiunge Bottas, attiva il DRS e tenta un'ultima disperata staccata proprio all'ultima curva. Getta il cuore oltre l'ostacolo, ma l'ostacolo resta lì. In piedi. Davanti. Vicino e irraggiungibile.