Campione del mondo. Sette volte campione del mondo. A venticinque anni e 8 mesi. Marquez, il fenomeno della nuova generazione, ha aspettato, controllato, accelerato. Quando il cuore rallenta la testa cammina verso la vittoria numero 69, il podio numero 183. Ha provato, Dovizioso, a a lanciare il suo, di cuore, oltre il confine stabilito, ad attaccarsi al Cabroncito che molla gli ormeggi negli ultimi giri. Sa che ha bisogno di tutta la velocità possibile in uscita di curva, soprattutto alla 10, per restargli abbastanza attaccato da pensare a un sorpasso. Sa di dover vincere per tenere aperto il Mondiale. Vuole troppo, ma la sfida resta senza il duello finale. Marquez vince il quinto titolo in classe regina, come Mick Doohan. Solo Giacomo Agostini (8) e Valentino Rossi (7) ne hanno di più.

Desiderio di vittoria

Dovizioso ha deciso di utilizzare la Media posteriore come tutti gli avversari ma usa la Soft davanti su un tracciato che si sposa bene con le gomme, non impone un degrado eccessivo e così moltiplica le strategie. DesmoDovi dopo le qualifiche sottolineava un feeling non ottimale in curva e una certa carenza di grip a moto inclinata perché la moto scivolava abbastanza.

Marquez, partito benissimo, aveva l'obiettivo chiaro fin dall'inizio. "Se voglio portare a casa il titolo, domani dovrò vincere" diceva dopo le qualifiche. Niente calcoli, una gara da cuore oltre l'ostacolo, con diverse possibilità comunque per gestire la situazione, anche se non come a Valencia l'anno scorso. "Abbiamo migliorato la stabilità in frenata, ma il carattere della moto è differente con questi cambiamenti" spiegava ieri. "Diciamo che abbiamo apportato delle modifiche che vanno nella direzione opposta rispetto a quello di cui avrei bisogno".

Il Dottore chiude quarto

Incoraggiante il ritmo iniziale di Rossi, che viaggia sul piede dell'1.46.0 e sembra confermare le sensazioni di ieri. "Non sono particolarmente veloce, ma ho un passo costante" diceva il Dottore nel tratteggiare i temi di una gara aperta nella lotta per il podio ai primi nove in griglia. Ma quando Rins e Iannone iniziano a spingere con più decisione, al Dottore manca il cambio di passo.

Con pista molto calda, si scende anche sotto il muro dell'1.46 mentre dietro continua a galleggiare intorno alla decima posizione Vinales che ha abituato a partenze in controllo e progressioni in crescita nella seconda parte di gara. Più del risultato, però, rimane lo sfogo della vigilia contro la Yamaha che ha scelto di adottare la specifica 2018 del motore dopo i test invernali. A lui, spiegava, piaceva di più la versione rimasta sulla moto di Zarco che non ha una M1 ufficiale ma può "fermare la moto meglio di me" ha ammesso lo spagnolo. E' proprio in frenata che Vinales va in difficoltà, per l'ormai abituale mancanza di aderenza della Yamaha che ne riduce le linee. "Se freno forte non sono veloce" ammetteva, "devo rallentare moltissimo e perdo molto tempo". I miglioramenti in trazione rispetto al recente passato non compensa la perdita in entrata.

Il sorpasso del Mondiale

Dovizioso tira da subito, osserva, stimola, provoca Marquez con un ritmo a elastico, apre e poi chiude, un giro sull'1.45 alto e poi uno in amministrazione, più lento anche di un secondo. Il Cabroncito, felino, è li che segue. Dovi accelera, lui accelera. Dovi rallenta, lui rallenta. E' una gara a specchio, una sfida razionale, con Marquez sempre in scia. Il lungo abbraccio prelude al finale che non c'è. L'anno scorso l'attesa prolungata fino agli ultimi due giri fu ripagata dal finale più bello della stagione, sul bagnato.

Qui l'anticipo matura già a undici giri dalla fine. L'attacco di Marquez alla curva 9, Dovizioso risponde alla 10 e in uscita Marquez va sull'erba, si pianta, si rialza presto per recuperare grip e rischia di farsi tamponare.

Il finale amaro del Dovi

Dovi si riprende la vetta, dietro risalgono Rins e per poco Iannone, che va lungo in staccata e cade alla curva 4. Di passaggi alla fine ne mancano dieci, e il balletto di testa torna a farsi promessa suadente, aspettativa di passione, danza di prudenza ed eleganza fra gli unici che, quando il gioco si fa duro, siano ancora in grado di viaggiare sotto l'1,46 mentre gli altri si contentano di contendersi i ruoli di supporto, l'ultimo posto sul podio. Crutchlow e Rins si staccano, il quartetto teorico diventa duello, come da programma, diventa duetto che negli ultimi cinque giri si scalda. Il ritmo è sul 45 basso, Marquez ha una guida più bilanciata, la Honda non lascia tracce sull'asfalto nel passaggio lungo le esse, è agile e dolce sui cambi di direzione, mentre la Ducati un po' balla in uscita dal curvone. Ha un cuore rock and roll Marquez e il sorpasso tosto, da campione, alla curva 9, diventa il sorpasso del Mondiale.

Dovi è vicino, molto vicino, ma vicino non è ancora abbastanza. Marquez stacca forte, guadagna metri decisivi in uscita dalla 10 con l'acceleratore già in mano dopo il punto di corda. Un gioiello di trazione, la Honda, che riduce a più miti consigli i desideri di assalto del Dovi. E quando dai tutto, poi finisce che scivoli giù. Marquez, il campione-macchina dal processore infallibile, festeggia come in un videogioco.Racconto di una stagione, di un'epoca, di un campione come ne nascono una volta ogni tanto, che ha spostato in avanti i limiti di guida e i confini del possibile. Hai vinto, Campione del Mondo, Livello 7.