Si emoziona Lewis Hamilton. Vince nel nome di Niki Lauda a Montecarlo. Vince col brivido perché alla fine, alla chicane del porto, Max Verstappen cerca di infilarlo e quasi lo tocca. Come sia riuscito a evitare la foratura nel momento più teso della gara lo sa forse solo lui. L'olandese si è trovato costretto alla mossa disperata vista la penalizzazione di 5 secondi per un ruota a ruota con Bottas alla corsia box. Taglia il traguardo secondo ma è di fatto quarto. Sul podio vanno Vettel, esecutore diligente, e proprio Bottas, oggi spettatore un po' anonimo. Resta il gran divertimento di Leclerc che per dieci giri dimostra che a Montecarlo si può sorpassare dove quasi nessuno avrebbe creduto possibile.

La magia di Leclerc

Verstappen si butta dentro in partenza, ci prova a infilare Bottas ma dopo l'errore dell'anno scorso sfoggia maturità e almeno alza il piede. Conserva il terzo posto mentre il finlandese si fa vedere negli specchietti.

Leclerc aggredisce, alimentato da un desiderio di rivalsa contro il team che si è fidato troppo del computer e meno delle sue paure. L'eccesso di prudenza in Q1, che nasce dall'inferiorità rispetto alle Mercedes e spinge a cercare qualche colpo a sorpresa per competere al livello delle Frecce d'Argento, si trasforma in un'esibizione di coraggio in pista. Infila sorpassi dove sembra inusuale, vuole troppo e rischia di perdere tutto nel contatto con Hulkenberg. Ci mette proprio quel fattore umano, ma fora la posteriore destra.

La magia dura poco, il decimo giro lo completa su tre ruote come Gilles Villeneuve a Zandvoort trent'anni fa. Rientra doppiato appena dietro Vettel che lo fa passare ma ha la chance di rientrare nel giro del leader grazie alla safety car.

Verstapppen-Bottas, brividi al box

Il tedesco rimane comprimario, quarto e dietro un Verstappen dalla guida attenta, con una Red Bull che a Montecarlo si infila nello slalom stretto come se ogni centimetro fosse l'ultimo. Infila anche Bottas in pitlane, durante la safety car. Ingaggia un duello ruota a ruota nella corsia box, con l'arroganza del ventenne. Va a passare Bottas ancora in pitlane, e viene prevedibilmente messo sotto investigazione per unsafe release e poi penalizzato di 5 secondi. Ne verranno assegnati 10, invece, a Giovinazzi per un incidente alla Rascasse che ha coinvolto anche Kubica.

La Ferrari e la questione delle gomme

Bottas è subito costretto a rientrare di nuovo, sempre in regime di safety car, perché ha rotto un cerchione. Verstappen monta la dura come Vettel, viene penalizzato e . Una scelta più conservativa per la Ferrari, per quanto i primi giri di Leclerc avessero indicato che la gomma dura non penalizzasse troppo. La Ferrari, come già emerso in Spagna, non è competitiva nelle curve lente perché fatica a mandare in temperature le gomme, soprattutto anteriori. Così aumentano gli effetti del sottosterzo e le gomme posteriori si surriscaldano alla fine del giro. Per ottenere l'effetto ottimale, ha detto Binotto come riporta Motorsport.com, "ci si deve concentrare su molti aspetti come la temperatura di frenata, il raffreddamento dei cerchi e specialmente sul carico aerodinamico. Non è solo il carico aerodinamico in sé ad essere importante, ma anche come questo è bilanciato in funzione di curve da alto e basso carico". La SF90 tiene il ritmo nella seconda parte dei rettilinei, mostra una buona trazione nel primo settore, poi però l'efficienza scema.

La scelta di montare la hard si scontra con le prime gocce di pioggia che al giro 17 comincia a scendere sottile e leggera. Leclerc rientra per montare le rosse, in versione ormai di tester per una gara di fatto compromessa. Alla fine, con una macchina ai limiti dell'inguidabile e senza carico aerodinamico, si ritira. Ha lasciato un lampo rosso di emozione, ha aperto uno spiraglio su quel che il motorsport è stato e da troppo non è più, un confronto muscolare fra uomini e non solo una sfida di simulazioni e telemetrie, intelligenze artificiali e big data.

Vettel attento e secondo

La Ferrari, l'unica delle vetture top con graining sull'anteriore destra prima di metà gara, rimane un rebus difficile da decifrare anche per gli stessi piloti che cominciano a sentire le gocce di pioggia intorno al giro 35, mentre Hamilton avverte le gomme che "si aprono".

A Monaco, dove tutti vogliono essere per vedere e per farsi vedere, dove tutti almeno una volta vogliono correre perché in nessun'altro circuito la distanza tra il trionfo e il ritiro è così stretta, sul circuito più lento e più glamour dove si misurano i sogni e la nobiltà di guida, il rookie thailandese Albon estrae una gara da veterano. Esalta il meglio della Toro Rosso, leggera, agile, facile da guidare. Duella con Grosjean, con il motore Ferrari nella seconda specifica mentre i tecnici di Maranello sono tornati alla versione di inizio stagione. Il francese tiene la gomma rossa per oltre 40 giri.

La fase dei doppiaggi che si apre quando mancano più di 25 giri alla fine aumentano il senso di caos. Hamilton, primo ma con Verstappen sempre dietro come un'ombra che però non mette le ali, si lamenta delle gomme "morte", troppo degradate. L'olandese non riesce a tenere sopra i 5 secondi il divario da Vettel, il margine che gli servirebbe per non perdere la posizione a fine gara vista la penalità. Bottas, dopo il doppio pit stop ravvicinato, galleggia al quarto posto a tre secondi da Vettel.

Verstappen tenta il tutto per tutto al giro 71, prova ad infilare Hamilton e quasi lo prende. E' l'ultimo brivido di una gara dal tempo sospeso. La gara che misura le carriere dei campioni.