La MotoGP entra nel vivo della stagione. L'estate nei grandi circuiti d'Europa è il momento dei primi bilanci e dei primi upgrade. È Jerez de la Frontera, dove il Mondiale si corre ininterrontamente da trentun anni, dal 1987, a segnare l'inizio della fase chiave del campionato. Jerez, in testa al Mondiale, è il re di Jerez. Su questa pista stretta ma sempre molto amata dai piloti il Dottore ha vinto nove volte: sette nella classe regina (2001, 2002, 2003, 2005, 2007, 2009 e 2016), una in 125 nel 1997, una in 250 nel 1999. Lungo le 13 curve del tracciato spagnolo, che presenta tanti punti per tentare il sorpasso, serve una moto maneggevole e bilanciata per gestire i saltellamenti frequenti sull'asfalto ondulato. È un circuito difficile, con pochi rettilinei e due staccate molto impegnative con decelerazioni superiori a 1,5G.

Un giro di pista

La prima i piloti la devono affrontare subito, dopo il breve rettilineo di partenza. È importante mantenere una buona traiettoria in uscita della Expo 92 perché alla successiva curva, la Michelin a destra, in cui i piloti passano da 190 a 82 kmh nello spazio di 33 metri, si può tentare l'attacco da dietro.

La curva Michelin determina anche la traiettoria d'ingresso alla curva 3, a sinistra. I piloti non hanno molto spazio per spostare il peso del corpo e basta poco per finire giù. Proprio qui nel 1999, a sette anni dall'incidente di Assen, Mick Doohan si frattura gamba, polso e clavicola: con la Honda lanciata a 170 orari tocca la ghiaia bagnata, viene disarcionato e rimbalza a terra più volte. Finisce così la stagione e la carriera di una leggenda del motociclismo. Doohan viene soccorso di fatto vicino le barriere all'ingresso della curva 4, una veloce cui si arriva dopo un brevissimo rettifilo.

La Sito Pons, che si percorre a quasi 150 kmh e proietta verso il rettilineo più lungo del tracciato, in leggera discesa, è un altro dei punti tipici per cercare l'attacco, direttamente in scia in uscita di curva o in staccata alla 6, la Dry Sack. La frenata, raccontava Dani Pedrosa qualche tempo fa, “è da tutto-o-niente”. È la seconda staccata più impegnativa del circuito, una delle più pesanti del Mondiale. I piloti passano da quasi 290 a 85 kmh in 241 metri, in poco più di 5 secondi con una decelerazione di 1,6G. Il punto di frenata deve essere ottimale perché qui si può cercare l'attacco all'interno. La curva 7, una piega a sinistra, consente anche ai piloti di misurare le condizioni delle gomme. In caso di degrado, infatti, vista la velocità di percorrenza si rischia di pattinare mentre ci si avvicina alla Aspar, il tornante a sinistra che si percorre a quasi 150 kmh con la moto decisamente inclinata. In questo tratto viene premiata la pulizia nel mantenimento della linea, la morbidezza nell'accelerazione per non trovarsi fuori linea nelle due curve successive.

La Nieto e Peluqui si possono pensare e affrontare come fossero una curva sola, a destra. Per questo contano molto la traiettoria in entrata della 9, perché un errore può condizionare tutta la percorrenza del curvone, e la ricerca del punto intermedio di corda, che si trova su un tratto leggermente irregolare. Seguono la Criville e la Ferrari, due delle curve più importanti di tutto il tracciato che si percorrono a quasi 200 kmh e proiettano a quella che oggi si chiama la curva Lorenzo. È il 2013 quando gli organizzatori del tracciato su cui ha girato per la prima volta a 10 anni e ha debuttato nel Motomondiale in 125, gli intitolano il tratto che ha deciso tre GP con altrettanti incidenti rimasti nella storia.

Curva 13: emozioni, duelli, incidenti

Una tradizione iniziata nel 1996. All'ultimo giro Criville, entusiasta e distratto dall'entusiasmo del pubblico, non si accorge che dietro il compagno di squadra Doohan sta prendendo terreno. L'australiano lo attacca alla 13, Criville dà un colpo di acceleratore per tentare di restar davanti ma è troppo presto e cade. Stessa sorte tocca nel 2005 a Gibernau: lo spagnolo è a una sola curva dalla vittoria ma Rossi si lancia all'interno e tocca Gibernau che va nella sabbia e deve accontentarsi del secondo posto del rivale all'ultima curva. I due si toccano e l'italiano ha la meglio vincendo la gara mentre lo spagnolo finisce nella sabbia ma riesce a rimanere in piedi e ad arrivare secondo. E nel 2010 è proprio Jorge Lorenzo a dar vita al duello vincente con Dani Pedrosa, salvo essere poi tamponato da Marquez proprio nel 2013.

È la curva che ha studiato Vinales, teatro della frenata anticipata che porta Fenati a vincere in Moto3 nel 2014 su Rins e del duello a quattro, nella stessa categoria, del 2015, con Fabio Quartararo, Danny Kent, Miguel Oliveira e Brad Binder, praticamente insieme al tratto decisivo: vincerà Kent davanti a Oliveira e Binder. Quartararo, che ha rischiato di centrare i primi due in un attacco disordinato, resterà fuori dal podio.

Michelin: soft simmetriche e medie asimmetriche

I 4423 km del primo storico circuito europeo contano e non poco anche per Michelin che, come di consueto, ha previsto dopo il gran premio una giornata di test. Per il fine settimana andaluso, il fornitore unico mette a disposizione gomme da asciutto soft simmetriche e medie asimmetriche con spalla destra rinforzata. I piloti potranno anche scegliere una mescola dura simmetrica. “Jerez è una di quelle tappe dove si possono vedere i progressi fatti. Una pista dove non sempre il livello di grip è ottimale, con molti cambi di direzione e che rende necessarie gomme molto bilanciate che diano il massimo sulle curve lente così come su quelle veloci – ha detto Piero Taramasso, manager Michelin Motorsport divisione due ruote -. Per il lunedì di test metteremo a disposizioni nuove opzioni, così che i piloti potranno lavorare facendo paragoni con quanto usato in precedenza”.

Numeri e curiosità

La vittoria dell'anno scorso di Rossi ha interrotto il monologo spagnolo che durava da tre anni. Undici le vittorie iberiche a Jerez, la pista con più successi di piloti di casa in classe regina: qui hanno vinto Alberto Puig nel 1995, Alex Criville nel 1997, 1998, 1999, Sete Gibernau nel 2004, Dani Pedrosa nel 2008 e 2013, Jorge Lorenzo nel 2010, 2011 e 2015, e Marc Marquez nel 2014.

Dall’introduzione della nuova categoria MotoGP nel 2002, sette i successi per la Honda, altrettante le affermazioni Yamaha, un dominio interrotto solo dal trionfo di Loris Capirossi nel 2006 sulla Ducati che non arriva a podio dal 2011 con Nicky Hayden.

In Moto2, Tom Luthi, Simone Corsi e Dominique Aegerter sono gli unici tre piloti oggi nella competizione ad aver chiuso un GP di Spagna a podio. Il leader della categoria, Marco Morbidelli, ha chiuso quarto l'anno scorso: in quel momento era il suo miglior risultato sull'asciutto.

Morbidelli è il nono pilota ad aver vinto i primi tre GP stagionali: Werner Haas (1954), Carlo Ubbiali (1956), Tarquinio Provini (1958), Phil Read (1965), Mike Hailwood (1966), Jarno Saarinen (1973), Luca Cadalora (1991 & 1992) e Daijiro Kato (2001). Solo Haas, Ubbiali, Read, Hailwood e Kato sono arrivati a quattro vittorie di fila.

In Moto3 nessuno ha mai vinto a Jerez dalla pole: l'ultimo a riuscirci, ma nell'allora 125, resta Simoncelli nel 2005. Questa sarà la gara di Fenati, che qui ha vinto due volte (2012 e 2014), come a Austin. L'ascolano, primo a vincere due volte sullo stesso tracciato in questa categoria, con la seconda vittoria a Austin ha raggiunto i 699 punti iridati totali in carriera; un record, davanti a Brad Binder (677) e Alex Rins (689).