Un passo indietro per tornare davanti. La Ferrari torna all'antico, abbandona novità e aggiornamenti. Una Ferrari vintage per una vittoria vintage, per un Raikkonen che si gode un trionfo da sogno americano nell'anniversario del suo unico mondiale. Ma in vista del Messico non calano le nuvole sul cielo della Rossa. Perché Vettel è sì il più veloce come ritmo gara, ma rovina ancora la gara con l'irruenza iniziale di chi vuole tutto e subito. Azerbaijan, Francia, Austria, Germania, Italia, Giappone, Russia, Usa, si allunga la geografia del suo personale cahier dés dolehances, il quaderno delle lamentazioni e dei rimpianti. "Ho la sensazione che abbiamo scelto la gomma sbagliata", ammette Hamilton che paga una prima sosta anticipata con virtual safety car. E' il segno di un Mondiale ancora aperto per i numeri. Accende il finale con un doppio incrocio su un Verstappen, che risale dal diciottesimo posto, splendido per tutta la gara e decisissimo nella difesa della posizione.

Mondiale ancora aperto, almeno per i numeri

Per la matematica, il Mondiale piloti è ancora aperto. Hamilton però ha 70 punti di vantaggio su Vettel, 346 contro 276, e in palio ne restano 75. In Messico, se Vettel dovesse vincere, a Hamilton basterebbe arrivare settimo per chiudere i giochi. La missione è oltre l'impossibile, nell'universo del quid di imponderabile. Appena più aperto il discorso Costruttori, con le due Rosse che a Austin recuperano 12 punti alle Frecce d'Argento ma ne restano 66 di distacco a tre gare dalla fine.

Ferrari più veloce, trionfo Raikkonen

Raikkonen torna a vincere dopo cinque anni, o 112 gran premi, è il più anziano a salire sul gradino più alto del podio dai tempi di Nigel Mansell nel 1994. Centra la vittoria numero 21, stacca Mika Hakkinen e diventa il finlandese più vincente di sempre nella storia della Formula 1. Da 33 gare non guadagna posizioni nel primo giro in gara, sfrutta il vantaggio in termini di grip al via con le ultrasoft. E' davanti alla prima curva, e di più non si poteva chiedergli. Ma è un piccolo capolavoro che si rivela inutile perché di nuovo Vettel va al duello muscolare con una Red Bull, ancora una volta all'interno a proteggere la staccata al limite, stavolta con Ricciardo. L'impressione, anche dal camera car, è che perda la macchina in percorrenza di curva, tanto che deve correggere di volante ma il posteriore scoda e la macchina si allarga. Senza quella correzione, il sorpasso l'avrebbe quasi certamente completato.

Vettel spreca, Hamilton calcola

E' questa la differenza con Hamilton. Il campione del mondo ha dominato senza essere cannibale, in ogni gara ha pensato al campionato più che al traguardo immediato. Lo vedi anche quando si avvicina a Raikkonen nel serpentone del primo settore, prima della sosta di Iceman. Gli sta attaccato nella percorrenza delle curve, un altro magari avrebbe anche tentato l'attacco in almeno un paio di momenti. Hamilton no, accenna ma non azzanna se sente un margine di rischio anche minimo.  Vettel ha via via ristretto orizzonti e prospettive e l'obiettivo si è via via allontanato.

Iceman tenuto fuori per frenare Hamilton?

La difesa di Raikkonen prima della sosta vale quasi quanto una vittoria. E' un lavoro da campione, nel giorno dell'undicesimo anniversario del suo unico titolo mondiale, ed è ipotizzabile che proprio per rallentare il britannico e accelerare il rientro di Vettel i meccanici Ferrari abbiano tenuto fuori Iceman in regime di virtual safety car. E' muscolare senza essere scorretto, senza cambi di traiettoria al limite. Hamilton un po' si spazientisce, dietro Vettel ringrazia e recupera sette secondi nel giro di qualche passaggio. E' buon senso che il tedesco, prima di fermarsi, lasci passare Raikkonen che continua a far tempi simili a quelli di Hamilton nel secondo settore, più di trazione.

L'usato sicuro premia in Ferrari

La Ferrari che abbandona gli aggiornamenti e torna all'antico, all'usato sicuro, è il manifesto della stagione. In rettilineo genera più velocità di tutti, e restituisce così il senso della frustrazione di Vettel dopo le qualifiche, il senso della frustrazione dei tifosi verso Vettel per i tanti errori che hanno spinto Hamilton al match point a Austin. Non è come il 1985, però, quando Enzo Ferrari cambiò a stagione in corso il fornitore delle turbine temendo che i tedeschi della KKK avrebbero potuto favorire la McLaren spinta allora dal motore Porsche, e Alboreto perse il Mondiale. Ma è evidente che qualcosa nel processo di sviluppo non ha funzionato, ammette anche Roberto Chinchero su Motorsport.com, "visto che è impensabile che a Maranello abbiano deliberato dei pezzi che in galleria del vento e nelle procedure di simulazione non abbiano garantito un passo avanti".

Mercedes soffre sul passo

La Mercedes è in controllo nei primi giri, Raikkonen costruisce due secondi di vantaggio su Hamilton con una gomma più performante, ma a parità di mescola Bottas non stacca Ricciardo, che però dura una decina di giri poi sulla sua Red Bull si spegne tutto: è un problema alle batterie, dal team dicono sia lo stesso già sofferto in Bahrain. Il silenzio del motore certifica il settimo ritiro stagionale, il quinto dopo Montecarlo. Ma anche quando dietro sbuca un Verstappen molto competitivo sul passo, il risultato non cambia.

Hamilton spezza gli equilibri e si ferma in regime di safety car, con sei giri di anticipo rispetto alle indicazioni Pirelli che suggerivano una sosta tra 18mo e 24mo giro per chi partisse con le supersoft. Anche lui va sull'usato sicuro, va sulla soft, ma col suo stile di guida e la pista di dieci gradi più calda che nel resto del weekend, la gestione si fa più articolata e complessa.

La seconda sosta di Hamilton

I primi giri del britannico son praticamente da qualifica, tra sovrasterzi e bloccaggi: sfrutta tutta la pista, spinge, certo non corre come chi sia interessato a preservare il treno di gomme fino al traguardo. Un accenno di blistering non ferma Hamilton, che continua a soffrire un po' nel secondo tratto.

Pirelli ha deciso di aumentare la pressione delle gomme posteriori da 20 a 21.5 psi per compensare il miglioramento atteso delle prestazioni e il maggiore sforzo sugli pneumatici e mantenere la stessa ottimale e costante impronta sull'asfalto. Il blistering di Hamilton aumenta, ad ogni giro perde terreno, Vettel dietro vola e chissà magari rispondendo a una strategia per forzare il britannico a non risparmiare, indurlo a degradare la gomma e a fermarsi di nuovo. Mercedes non può far altro che richiamarlo al giro 38 per coprire Vettel e uscirgli comunque davanti.

Splendido Verstappen

Intanto, Verstappen si prende una gara da sogno americano. Parte diciottesimo, arriva secondo, con un ritmo costante, impressionante. La sua Red Bull è un martello, qualcosa perde nel primo tratto ma l'olandese è davvero volante come nelle giornate migliori. "La gomma soft non è buona" dice ai box quando gli raccontano del blister che ha costretto Hamilton alla seconda sosta. Ma è con quella che Hamilton lancia il gran finale. Perché l'America induce alla battaglia, e il finale accontenta anche i palati nostalgici della Formula 1 che è stata e non è più.

Ocon e Magnussen saranno squalificati

Perez nella somma che fa il totale per il Mondiale da due anni è il migliore degli altri, e non è un aspetto da sottovalutare pur nel caos della Force India. Il messicano viene promosso da decimo a settimo perché Ocon e Magnussen, finiti ottavo e nono, verranno poi squalificati per irregolarità legate al consumo di benzina: il francese ha superato la soglia di 100 kg/hr che definisce il flusso di carburante agli iniettori nel primo giro, il danese ha usato più dei 105 kg consentiti dal regolamento per finire la gara. Haas, che il primo novembre sarà in udienza per l'appello contro la squalifica di Grosjean a Monza, perde così 14 punti da Renault nella lotta al quarto posto nel Mondiale costruttori, la Force India solo uno dalla McLaren. I team possono comunque presentare appello.

Il finale sub judice ingarbuglia anche il futuro prossimo di Ocon, la cui sola speranza è un volante in Williams, che ha bisogno di almeno un pilota esperto per lasciare l'ultimo posto e ritrovare una linea coerente di sviluppo ormai completamente persa, ma in lizza c'è sempre anche Kubica, e probabilmente non è l'unico. Wolff, comunque, ha lasciato intendere che il team è preparato per un piano B, per trovargli un team competitivo per il 2020. Per ora, tuttavia, resta aperto anche il Mondiale 2018. E di più non si sarebbe potuto chiedere.