Una pista che fa la differenza. La Formula 1 torna all'università del circus per la cinquantesima volta. Spa-Francorchamps rimane il più lungo tracciato del Mondiale, ma gli attuali sette chilometri rappresentano solo la metà del circuito originario inaugurato nel 1924. La configurazione attuale esiste, con qualche modifica, dal 1979 e conserva molte delle spettacolari curve di quel mitico percorso. Tutti associano Spa all’Eau Rouge e al Raidillon, si legge sul sito della Scuderia Ferrari, ma sulla Pouhon e la Blanchimont “si raggiungono carichi laterali fra i più elevati di tutto il calendario. E quest’anno, con nuove regole aerodinamiche e le gomme larghe, si stimano valori da capogiro”.

Il tracciato più completo.

Considerata la pista più completa del Mondiale, Spa presenta 19 curve, cambi di pendenza e rettilinei interminabili, ma solo otto frenate. Secondo i tecnici Brembo, che hanno classificato le 20 piste del Mondiale usando una scala da 1 a 10, il circuito ha un indice di difficoltà 5, superiore solo a Silverstone, Suzuka e Interlagos. I freni, infatti, vengono usati per meno di 13 secondi al giro e solo il 12% nel corso della gara, come a Monza.

Le gomme: Pirelli opta per le mescole più morbide.

Pirelli, dopo aver partecipato alla 24 ore del mese scorso, porta per la prima volta a Spa, la sesta in stagione, le tre mescole più morbide: ultrasoft, supersoft e soft. "Quest’anno portiamo per la prima volta la Purple ultrasoft e ci aspettiamo che su questa pista la nuova generazione di monoposto imporrà carichi ancora più elevati ai pneumatici – spiega Mario Isola, responsabile car racing di Pirelli -. La strategia più probabile potrebbe essere a due soste, ma avremo dati più certi dopo le prime sessioni di prove libere. A Spa è particolarmente difficile elaborare una strategia ottimale: qui bisogna essere flessibili e aperti alla possibilità di pioggia, all’ingresso della safety car o addirittura alla bandiera rossa, come lo scorso anno. Ciò significa che i Team dovranno reagire spesso alle circostanze anziché seguire una strategia rigida”.

Le scelte dei piloti.

Red Bull e McLaren optano per la dotazione più aggressiva, con 9 set di Ultrasoft a testa per Ricciardo, Verstappen, che considera questo circuito il suo preferito, Alonso e Wehrlein, che ha rinnovato fino al 2018. Hamilton, come Magnussen, porterà 4 treni di Soft. Scelta equilibrata per la Ferrari: 3 set di Soft, 3 di Supersoft e 7 di Ultrasoft per Vettel e Raikkonen, anche lui legato al Cavallino fino al 2018. Le Williams invece puntano su 5 set di Supersoft per entrambi i piloti.

Un giro di pista.

La prima frenata, al tornante della Source, è già impegnativa. Le monoposto perdono oltre 200 km/h, passando da 289 km/h a 77 km/h in 2,52 secondi e 60 metri, con un carico di 152 kg sul pedale e una decelerazione di 4,5 g.

Eau Rouge-Radillon, l'adrenalina scorre a fiumi.

La Source permette diverse traiettorie sfruttando l'ampia via di fuga all'esterno e immette in una delle curve iconiche del tracciato, l'Eau Rouge, così chiamata per il flusso d'acqua ricca di ferro che vi scorre sotto. La vecchia curva a sinistra in discesa che portava i piloti verso il confine con la Germania, per quanto trasformata negli anni, regala ancora la stessa sensazione che dava i brividi a Michael Schumacher. “E' come volare in discesa con un'enorme montagna davanti agli occhi” diceva il campione tedesco, il più vincente di sempre su questo tracciato.

Senna: All'Eau Rouge la ragione per cui faccio il pilota.

E' un passaggio chiave del tracciato, teatro dell'incidente mortale di Stefan Bellof nel 1985 su una Porsche e di Guy Renard nella 24 Ore del 1990, e delle spettacolari uscite di pista in F1 di Zanardi nel 1993 e Jacques Villeneuve nel 1999. I rischi per la sicurezza avevano anche aperto alla possibilità di trasformare l'Eau Rouge in una chicane, un'ipotesi che però trovò la ferma obiezione di Ayrton Senna. “Se togliete l'Eau Rouge, cancellate la ragione per cui faccio il pilota”. Quest'anno, spiega Pat Symmonds, “l'Eau Rouge sarà anche più semplice, onestamente. Da anni ormai non è più una curva”.

Fra istinto di sopravvivenza e desiderio di superarsi.

L'Eau Rouge è tanto più rischiosa perché la velocità in entrata è direttamente proporzionale alla downforce che si ottiene. I piloti devono aggredire il cordolo in entrata dell’ Eau-Rouge, spostarsi verso destra alla Raidillon, a sua volta portata dieci metri verso destra nel 1983 e resa così ancora più veloce. Questa combinazione sinistra-destra-sinistra sintetizza lo spirito del tracciato pensato in origine dal direttore del quotidiano La Meuse, Jules de Thier, e dal suo amico Henry Langlois Van Ophem, presidente della commissione sportiva del Royal Automobile Club du Belgique.

“Ad ogni passaggio” confessava Jacques Villeneuve, “si rinnova la lotta fra l'istinto di sopravvivenza che farebbe togliere il piede dall'acceleratore e la voglia di superare i propri limiti”. Ma è per questo che, diceva Niki Lauda, “quello che trascorri a Spa è il tempo meglio ripagato nella vita di un pilota".

Les Combes, la frenata più dura.

Dopo un brusco cambio di pendenza si volta per 1,8 chilometri in accelerazione lungo il rettilineo del Kemmel: 23 secondi in pieno in cui il DRS potrà fare la differenza in gara. Il Kemmel conduce all'entrata di Les Combes, la frenata più violenta del tracciato, anche se rispetto agli anni passati, complice la maggiore dimensione dei pneumatici che permette l’ingresso in curva a velocità maggiori, si è ridotta la frenata: le auto iniziano a svoltare a 161 km/h dopo aver quasi dimezzato la loro velocità in 1,58 secondi e 44 metri.

Pouhon, la più amata da Ricciardo.

I piloti, che dal 2010 possono sfruttare anche le vie di fuga asfaltate, salgono verso Malmedy, il punto più alto del tracciato. E da qui scendono verso il tornante del Rivage, dal fondo ondulato, e il Pouhon. “Mi piace molto, è una curva veloce, a sinistra e in discesa: probabilmente la mia preferita” ha spiegato Dani Ricciardo. Con il nuovo regolamento tecnico sarà più veloce e con sollecitazioni più elevate per i piloti. La seconda parte, infatti, sottolinea ancora Symmonds, sarà fatta in pieno mentre le forze G saranno ancora più alte per via del maggior carico.

Dal Blanchimont al traguardo.

La frenata della Paul Frere immette sull'ultimo tratto veloce, il Blanchimont, presente anche nella vecchia configurazione del tracciato, dove Senna si fermò nel 1992 e scese dalla monoposto per soccorrere Erik Comas che era andato a sbattere durante le prove del venerdì. “Il Blanchimont è piatto e porta alla chicane Bus Stop, che è un ottimo punto per tentare il sorpasso” ha detto Jolyon Palmer, che qui ha vinto nella Formula Audi nel 2008. La chicane, spostata indietro dopo i lavori costati 19 milioni di euro fra il 6 novembre 2006 e il maggio 2007, anticipata da una leggera piega (curva 17) da percorrere in pieno, è l'ultima frenata impegnativa del tracciato. I piloti si immettono così lungo il rettilineo dei box, il secondo tratto in cui è possibile usare il DRS.

Numeri e curiosità.

Kimi Raikkonen è il migliore dei piloti al via quest'anno a Spa. Qui il finlandese ha ottenuto quattro delle sue 20 vittorie in carriera. Il record di successi spetta a Michael Schumacher (6, ma solo uno partendo dalla pole), che ha vinto partendo sedicesimo nel 1995 (un record), seguito da Ayrton Senna, che qui ha trionfato cinque volte, compresi i quattro successi di fila fra il 1988 e il 1991.

Fernando Alonso, invece, qui non ha mai vinto: Spa è uno dei cinque tracciati, insieme a Interlagos, Osterreichring, Sochi e Yas Marina dove l'asturiano non si è imposto.

La Ferrari (16 successi) è la scuderia più vincente su un tracciato che, vista la lunghezza, premia anche chi non parte davanti: solo 17 volte su 49, infatti, ha vinto chi è scattato in pole. Nessun pilota belga, infine, dei 20 che vi hanno preso parte, ha vinto il GP di casa. Tra loro, nel 1954, c'era Arthur Legat, a 54 anni e 232 giorni il terzo pilota più anziano nella storia della Formula 1.