Dopo la conquista della tariffa dedicata a moto e scooter sulle autostrade italiane, la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati ha approvato una proposta di modifica del Codice della Strada che potrebbe tradursi in una brutta tegola per gli enduristi. Nel testo dell’emendamento approvato si richiede che vengano modificati gli art. 2, 3 e 194 del Cds in materia di viabilità forestale. In particolare, la definizione di viabilità forestale: “sentiero, mulattiera o tratturo: strada che, per caratteristiche dimensionali e tecniche, è destinata all'esclusivo passaggio di pedoni, velocipedi e animali, fatto salvo il transito occasionale di veicoli a motore e rimorchi di cui all'articolo 47, comma 2, per scopi connessi ad attività agro-silvo-pastorali autorizzate, di servizio, vigilanza, soccorso e protezione civile, nonché ai fini dell'accesso al fondo e all'azienda da parte degli aventi diritto”. In pratica, con la modifica si introduce il divieto per i mezzi motorizzati che non siano compresi nelle categorie di cui sopra di percorrere sentieri boschivi con il rischio di penalizzare il mercato delle due ruote da fuoristrada.

Ancma: "Modifiche che penalizzano le due ruote"

Come sottolinea l’Ancma, l’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori, le modifiche approvate “rischiano di provocare un danno di 137 milioni di euro e mettere in ulteriore difficoltà un settore che solo negli ultimi tre anni mostra cenni di ripresa”. Dai dati relativi al 2016, sono circa 10mila le moto per uso off-road vendute in Italia, alle quali vanno aggiunti circa 5mila veicoli non immatricolati perché destinati all’esclusivo uso in aree non soggette a pubblico passaggio, per un mercato nazionale che vale circa 117 milioni di euro. “Valore che rischia di essere bruciato nel caso in cui l’emendamento presentato in Commissione Traporti della Camera dovesse arrivare al termine dell’iter legislativo” prosegue l’Associazione. “Il valore economico del settore del fuoristrada – limitatamente alla componente industriale – è inoltre accresciuto dalla commercializzazione di caschi, abbigliamento protettivo e, in generale, accessori per l’off-road: soprattutto le protezioni individuali sono particolarmente diffuse tra gli appassionati, in considerazione della forte specializzazione che questo tipo di veicoli richiede. Si può stimare un valore di utilizzo legato alla pratica del fuoristrada quantificabile in circa 20 milioni di euro”.

Questo il commento di Corrado Capelli, Presidente di Confindustria Ancma:

Non è chiaro il motivo per cui la Commissione Trasporti della Camera abbia deciso di approvare una misura così drastica e restrittiva della libertà personale della quale valuteremo anche eventuali profili di incostituzionalità. Il settore dell’off-road è forse tra quelli più rigidamente disciplinati a livello locale, proprio perché è nell’interesse delle amministrazioni periferiche promuovere la pratica del fuoristrada, che porta ricchezza al territorio, senza pregiudicare la sicurezza e il benessere di quanti preferiscono percorrere i sentieri a piedi o con mezzi non motorizzati. Quello che manca, semmai, è una normativa nazionale che coordini e armonizzi le regolamentazioni adottate a livello locale. Inoltre – conclude Capelli – non ci risulta a oggi che tale attività abbia provocato significativi problemi o danni al territorio o abbia messo in pericolo o a rischio l’incolumità delle persone. Proprio per questo non comprendiamo la necessità di intervenire, imponendo limitazioni e veti, in una materia di questo tipo”.